Europa e mondo arabo, uniti contro il terrorismo

Europa e mondo arabo, uniti contro il terrorismo

La sequenza di attacchi in Francia, Tunisia e Kuwait ci ricorda che nessun paese può ignorare la sfida che ci viene lanciata dai terroristi. Puntano a destabilizzare le nostre società diffondendo paura, diffidenza, pregiudizio. L’Europa e il mondo arabo sono uniti: siamo uniti dal fatto di essere vittime della stessa violenza, e saremo uniti nella risposta al terrore. I terroristi vogliono dividerci: risponderemo loro con un’unità ancora più forte. Nessun paese può sostenere da solo questa battaglia. È necessaria un’alleanza di portata globale, un’alleanza tra le civiltà. Perché non si tratta di uno scontro tra mondi, il Nord contro il Sud, l’Occidente e gli altri. Le sfide che affrontiamo sono comuni. Ci troviamo davanti a un tentativo senza precedenti di manipolare una fede per alimentare lo scontro e le divisioni all’interno delle nostre società. Non cadremo nella trappola. A casa nostra, mentre ci occupiamo della sicurezza dei nostri cittadini, dobbiamo anche preservare la diversità che caratterizza le nostre società. E nel mondo l’Unione europea continuerà a collaborare coi suoi partner per combattere il terrorismo e portare pace e sicurezza nel nostro vicinato. Offro le mie condoglianze alla gente di Francia, Tunisia e Kuwait, e alle famiglie di tutte le persone uccise o ferite oggi. I miei pensieri vanno anche ai cittadini siriani, iracheni, nigeriani, e di tutti i paesi che soffrono quotidianamente della violenza...
L’Islam è parte dell’Europa

L’Islam è parte dell’Europa

Oggi sono intervenuta a un convegno organizzato dalla FEPS, la Fondazione dei progressisti europei presieduta da Massimo D’Alema, dove si discuteva di “Islam in Europa”. Il testo integrale lo trovate qui in inglese, di seguito traduco qualche passaggio. L’idea di uno scontro tra Islam e “Occidente” – un concetto che fa confusione e in cui si mischiano cose molto diverse tra loro – ha influenzato per troppo tempo le nostre scelte politiche e il racconto dei nostri rapporti col mondo arabo. L’Islam occupa un posto importante nelle nostre società occidentali. L’Islam è parte dell’Europa. È parte della nostra storia, della nostra cultura, della nostra cucina. Ma soprattutto è parte del nostro presente e del nostro futuro. (…) Ci sono persone che provano a convincerci che un musulmano non può essere un buon cittadino europeo. Che più musulmani in Europa rappresenteranno la morte dell’Europa. Questa gente non si sbaglia solo sui musulmani: si sbaglia sull’Europa. Questa gente non ha idea di cosa siano davvero l’Europa e l’identità europea. (…) Il cosiddetto Stato islamico sta mettendo in piedi un tentativo senza precedenti di dirottare l’Islam per giustificare un progetto politico e strategico perverso. Da’esh è il peggior nemico dell’Islam nel mondo d’oggi. Le sue vittime sono in primo luogo musulmani. L’Islam stesso è una vittima. (…) Non ho paura a dire che l’Islam politico deve avere un ruolo. La religione ha un peso in politica – non sempre in senso positivo, non sempre in senso negativo. La religione può far parte del processo. A patto che si tratti di un processo democratico. (…) Forse alcuni Stati membri dovrebbero dare una ripassata all’acquis comunitario. Abbiamo un problema di...
Come salvare vite nel Mediterraneo: la missione navale e tutto il resto

Come salvare vite nel Mediterraneo: la missione navale e tutto il resto

Meno di due mesi fa il Consiglio europeo ci ha dato l’incarico di organizzare una operazione nel Mediterraneo per salvare vite umane e per smantellare il modello di business dei trafficanti di uomini. L’operazione è stata lanciata oggi. Forse è la prima volta che l’Europa prende così sul serio la questione dell’immigrazione, la prima volta che agiamo così in fretta e con tanta unità. L’obiettivo della missione non sono i migranti, ma i trafficanti: su questo non deve esserci alcun dubbio. La missione navale, però, è solo un tassello della nostra strategia per salvare vite umane. Pochi giorni fa ho incontrato i ministri degli esteri dei cinque paesi del Sahel, uno snodo cruciale sulla rotta dell’immigrazione. Stiamo lavorando anche con l’Unione africana, in vista del summit di Malta. Con tutta l’Africa stiamo discutendo di opportunità economiche, soprattutto per i giovani, di controllo delle frontiere, di lotta alla criminalità internazionale. Bisogna guardare alla radice della questione, alla povertà e alle guerre, ad esempio in Siria, Yemen e Libia. Dobbiamo lavorare con le agenzie Onu che si occupano di migranti e rifugiati nei paesi di transito. All’operazione navale contribuiscono Stati membri da tutte le parti dell’Unione, non sono dal Sud. È un segnale importante di unità, che spero venga confermato quando verrà affrontata la dimensione domestica della questione...
Al lavoro col Sahel: soluzioni comuni a problemi comuni

Al lavoro col Sahel: soluzioni comuni a problemi comuni

Oggi ho accolto a Bruxelles, al Servizio di azione esterna, i cinque ministri degli esteri del “G5 Sahel”, il gruppo di paesi della regione a sud-ovest del Sahara. Mauritania, Mali, Ciad, Burkina Faso, Niger. Sono paesi chiave per la stabilità di tutto il Nord Africa, e condividono con noi europei una serie di interessi e di problemi fondamentali. Non si può parlare di immigrazione, ad esempio, senza contare che la gran parte delle rotte che portano alla Libia passano per il Sahel. Quando diciamo che ci vuole un approccio di ampio respiro al fenomeno delle migrazioni, intendiamo anche questo. Oggi abbiamo discusso di controllo delle frontiere, ma non solo. Lo sviluppo economico della regione, a partire dall’occupazione giovanile, è fondamentale. Così come è fondamentale combattere insieme le organizzazioni criminali che trafficano uomini, armi o droga attraverso il deserto. C’è poi il capitolo della lotta al terrorismo. E la lotta ai cambiamenti climatici. Sono sfide comuni, che chiedono risposte comuni. La discussione oggi è stata fruttuosa e “operativa”. Abbiamo parlato di soluzioni concrete, non solo analizzato i problemi. Se era la prima volta che ci incontravamo in questo formato, posso garantire che non sarà l’ultima. E il prossimo appuntamento sarà...