Vent’anni dopo, la Bosnia Erzegovina guarda al futuro. In Europa

Vent’anni dopo, la Bosnia Erzegovina guarda al futuro. In Europa

Sono passati venti anni da Dayton, e oggi la Bosnia guarda al suo futuro e al cammino di integrazione europea che abbiamo finalmente riavviato. Esattamente un anno fa abbiamo deciso di chiedere a tutto il paese e alle sue istituzioni di concentrarsi non sulle divisioni che hanno lacerato il paese, ma sulla voglia di futuro dei suoi giovani, a partire dalla necessità di riforme economiche e sociali. Un percorso che in un anno ha portato dei primi importanti risultati. Oggi al Parlamento Europeo, insieme alla Presidenza della Bosnia, abbiamo continuato questo lavoro comune. Un lavoro importante per la Bosnia, ma anche per l’Unione, perché è nel nostro interesse di europei vedere sempre più integrazione, stabilità, lavoro e sicurezza in una parte fondamentale del nostro continente. A volte, ci sono anche delle buone notizie. Ora, dopo aver partecipato alla riunione di Commissione e aver riunito come ogni mese il Gruppo di Commissari che coordino sull’azione esterna (oggi principalmente sulla Turchia), in Lussemburgo per il Consiglio Sviluppo: in agenda la Cop21 di Parigi, l’Agenda 2030, e le connessioni tra le nostre politiche migratorie e le politiche di...
Uno sguardo oltre le crisi di oggi: una Strategia per l’Europa

Uno sguardo oltre le crisi di oggi: una Strategia per l’Europa

Oggi a L’Aja per preparare la Presidenza olandese dell’Unione, e presentare con il Ministro degli Esteri Bert Koenders il lavoro che ho avviato sulla nuova Strategia Globale dell’UE. Il 90 per cento del nostro lavoro quotidiano è concentrato sulle tante, troppe, crisi dentro e fuori i nostri confini – dal terrorismo alla crisi umanitaria dei rifugiati, dalla Libia alla Siria. Ma se non riusciamo ad alzare oggi lo sguardo alle scelte strategiche da fare nei prossimi dieci anni, se non iniziamo oggi ad investire nella sicurezza e nella stabilità di domani, con scelte lungimiranti e decisioni coerenti, le generazioni che verranno si troveranno a fare i conti con scelte ancora più difficili, con contraddizioni ancora più drammatiche. Per questo, mentre continuiamo il complicato lavoro diplomatico per avviare la transizione in Siria e unire così le forze contro Daesh, o prepariamo la conferenza di domenica prossima a Roma sulla Libia, non possiamo permetterci di chiuderci nella sola gestione delle crisi. Per quanto urgenti, per quanto vitali. Solo se diamo un orizzonte strategico – concreto e ideale – al nostro essere Unione, miglioreremo la nostra capacità di lavorare insieme e risolvere così i tanti e gravi problemi di questo nostro tempo. Che solo insieme possiamo affrontare. Qui il video del mio intervento a L’Aja. P.S.: Questa sera, di ritorno a Bruxelles, sono andata a sentire il concerto di Jovanotti, come tanti italiani che vivono qui. È stato un inno allo stare insieme, liberi e diversi. È stato anche un inno alla multiculturalità, così viva nella sua musica, e così quotidiana a Bruxelles. Per una città che ha vissuto, e vive ancora, giorni difficili di paura, il suo abbraccio e...
L’Unione europea e le Ong: una partnership per i diritti umani

L’Unione europea e le Ong: una partnership per i diritti umani

Ogni volta che arrivo in visita ufficiale in un paese, faccio in modo di incontrare i rappresentanti della società civile locale. Oggi quindi è stato un piacere prendere la parola al forum Unione europea-Ong sui diritti umani qui a Bruxelles. Le organizzazioni non governative svolgono un lavoro fondamentale nella difesa dei diritti umani del mondo e non possiamo permetterci di lasciarle sole. Gli spazi di azione per la società civile si stanno restringendo in molte parti del pianeta, senza escludere il nostro vicinato: alle Ong che ho incontrato oggi ho ripetuto che l’Unione europea raddoppierà gli sforzi per sostenere il loro lavoro, in uno spirito di partnership e di collaborazione. A volte si chiede all’Europa di far sentire di più la propria voce in difesa delle Ong e dei diritti umani. Ogni volta che sono all’estero sollevo la questione dei diritti umani, anche quando altri colleghi evitano di farlo. Ma la nostra strategia in favore dei diritti non può limitarsi a fare la voce grossa. Un comunicato dai toni duri non è sempre lo strumento più efficace a nostra disposizione. A volte la difesa dei diritti umani, o di un singolo attivista, richiede un coinvolgimento diretto da parte nostra proprio con quei governi che hanno un comportamento tutt’altro che esemplare. A volte serve alzare la voce, altre volte è più utile agire senza troppo clamore. Se vogliamo essere un partner affidabile per le Ong, dobbiamo anche saper distinguere tra caso e caso, facendo ogni volta la scelta più efficace per salvaguardare i diritti umani e gli attivisti che li difendono. Un partner affidabile, poi, non è quello che ha la pretesa di insegnare alle Ong come devono comportarsi: le Ong...