Dall’Artico a Lampedusa, una sola Europa

Dall’Artico a Lampedusa, una sola Europa

Una giornata divisa in due, tra l’estremo nord e l’estremo meridione del nostro continente, dall’Artico a Lampedusa. Rientro ora dal Parlamento europeo, dove insieme a Martin Schulz, a Gianni Pittella e a tutta la delegazione del Partito democratico abbiamo raccontato Lampedusa, la sua forza e la sua umanità. Erano con noi Gianfranco Rosi e il dottor Pietro Bartolo, e abbiamo guardato insieme il loro splendido Fuocoammare. Avevo già conosciuto Rosi e i protagonisti del film due settimane fa a Lampedusa, dove ho avuto l’opportunità di vedere coi miei occhi il coraggio dei lampedusani e la bellezza dell’isola – dei suoi luoghi e delle persone impegnate quotidianamente nei salvataggi e nell’accoglienza. E ho potuto verificare in prima persona quanto è cambiata la situazione sull’isola rispetto alla mia precedente visita, nell’ottobre del 2014: allora l’Italia era sola a occuparsi dell’accoglienza e dei salvataggi in mare, oggi a Lampedusa c’è la nostra Europa. Era una promessa che avevo fatto all’isola – di portare la sua storia in Europa e di coinvolgere l’Europa tutta nella gestione dei flussi migratori. Siamo ancora lontani dall’avere una piena europeizzazione delle politiche migratorie e d’asilo, ma dove un anno fa c’era solo l’Italia – a salvare vite in mare e combattere le reti di trafficanti di esseri umani – oggi c’è l’Unione Europea. Una presenza che può solo renderci orgogliosi. È questa l’Europa: non quella che si illude di poter chiudere occhi e frontiere, ma quella che salva vite umane.  Quello che alcuni di noi hanno visto coi loro occhi, Gianfranco Rosi lo ha regalato al grande pubblico. Nel film il dottor Bartolo racconta dei colleghi medici che gli dicono: a vedere tutti quei morti, a fare tutte...
Due donne ai vertici (e un pensiero sul 25 Aprile)

Due donne ai vertici (e un pensiero sul 25 Aprile)

Scrivo oggi dopo due incontri molto intensi a Bruxelles, in una giornata particolare per l’Italia e l’Europa. Il primo è stato con Amal al Qubaisi, prima donna presidente del parlamento degli Emirati Arabi Uniti. Amal è architetto, fino al 2005 non si era occupata di politica. Poi la svolta: nel 2006 ha sentito il dovere civico di candidarsi e di contribuire alla vita istituzionale del suo paese. Ed è stata la prima deputata eletta al Consiglio federale nazionale. Un esempio, per le donne arabe e per quell’Occidente che guarda con troppi stereotipi al mondo arabo e islamico. Lei si batte per difendere il valori dell’Islam come religione di pace da quanti invece strumentalizzano la sua fede per farne strumento di guerra, di interessi economici, di potere. Con Amal abbiamo parlato di terrorismo e delle tante crisi nella regione, dalla Siria allo Yemen. Abbiamo parlato dei rifugiati che fuggono dalle guerre e di come offrire loro protezione, mentre lavoriamo insieme a tutta la comunità internazionale per costruire un futuro di pace che consenta loro di tornare a casa. Della devastazione che guerre e terrorismo provocano, di come affrontare i tanti drammi umanitari abbiamo discusso a lungo anche con Ertharin Cousin, direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale: un’altra donna, ai vertici di una delle più importanti agenzie delle Nazioni Unite. Come Unione Europea, grazie al Fondo per i rifugiati siriani in Turchia, abbiamo appena stanziato 40 milioni di euro per un programma del Pam che aiuta 735mila persone. E siamo pronti a collaborare anche in Nigeria, dove mezzo milione di uomini, donne e bambini rischia di morire di fame nelle aree fino a poco tempo fa controllate da...
A Parigi, per una politica estera sempre più europea

A Parigi, per una politica estera sempre più europea

Ieri in visita ufficiale in Francia, per incontrare il primo ministro Manuel Valls e il Ministro degli Esteri Jean-Marc Ayrault. Dall’Africa alla Libia, dalla Siria all’Ucraina, dal contrasto al terrorismo alla gestione dei flussi migratori, molti e fondamentali sono i settori su cui la Francia contribuisce in modo determinante alle politiche europee. E la Francia che ho incontrato ieri, con la quale lavoro ogni giorno, sa molto bene che se vuole dare risposte vere – e durature – alle priorità dei propri cittadini, è solo attraverso un forte investimento nelle politiche comuni europee che può farlo. È stato così per l’accordo sul clima, formalmente firmato proprio ieri a New York da tutti i capi di stato e di governo, raggiunto a Parigi grazie ad un lavoro di mesi che l’Europa ha portato avanti insieme, con una grande capacità di coordinamento che ha fatto la differenza. Ora dobbiamo mettere la stessa determinazione nell’applicare da subito l’accordo: ne ho scritto qui insieme a Miguel Arias Cañete, Commissario per il clima e l’energia. E l’accordo sul clima è uno dei successi della politica estera europea che Obama ha ricordato proprio ieri da Londra, insieme all’accordo sul nucleare iraniano. Il presidente ha ripetuto ai nostri amici britannici che l’Unione non indebolisce ma rafforza la voce degli Stati Membri nel mondo. L’ho voluto citare in apertura del mio intervento alla conferenza annuale del nostro Istituto di Studi Strategici (EUISS): i nostri partner globali chiedono un’Europa unita, perché solo così saremo in grado di far fronte alle sfide che tutti insieme ci troviamo davanti. Sta a noi rispondere a questo appello. Sta a noi preservare e rinnovare la nostra Unione, ogni...
Mettiamo la cultura al centro della nostra politica estera

Mettiamo la cultura al centro della nostra politica estera

Stamattina ero al Forum europeo della cultura di Bruxelles, a raccontare il lavoro che sto facendo insieme al mio collega Tibor Navracsics per mettere in piedi la prima strategia dell’Unione sulla diplomazia culturale. È stato un bel momento di riflessione sul ruolo della cultura nella nostra politica estera: non si tratta solo di difendere il nostro patrimonio culturale, ma di capire che investire sulla cultura produce sviluppo, aiuta a prevenire la radicalizzazione e rafforza le nostre reti diplomatiche. Ma è stata anche un’occasione per ragionare sulla nostra cultura europea: il nostro continente è diventato grande grazie all’incontro tra culture diverse e all’apertura al mondo. Tenerlo a mente è un buon antidoto contro la paura. Qui il video e il testo del mio discorso, in...