Siria, Libia, Est: al lavoro coi ministri degli Esteri

Siria, Libia, Est: al lavoro coi ministri degli Esteri

Oggi scrivo in partenza per la mia sesta visita in America Latina, che toccherà il Messico e la Colombia, all’indomani di un consiglio dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea particolarmente importante. Abbiamo dedicato parte dei lavori ai nostri partner dell’Europa orientale, incontrando i ministri degli esteri di Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Georgia, Moldova e Ucraina, e discutendo con loro il modo migliore per sostenere le riforme, la sicurezza e la pace nella regione. Poi abbiamo lavorato alla nostra politica comune per la Siria, l’Iraq e il contrasto a Daesh. Decidendo innanzitutto di aumentare il coinvolgimento dell’Unione Europea nel processo politico guidato dall’inviato speciale dell’Onu Staffan de Mistura, per avviare la transizione in Siria. Lì siamo impegnati soprattutto sul versante umanitario, come primo donatore di aiuti, anche attraverso la nostra presenza sul terreno. Ma stiamo giocando un ruolo fondamentale pure nel gruppo internazionale di sostegno per la Siria, e tra Bruxelles e Ginevra lavoriamo costantemente con le parti. Proprio ieri mattina, prima della riunione, ho ricevuto i rappresentanti della Syrian National Coalition, la coalizione dell’opposizione siriana. È indispensabile iniziare al più presto un processo politico che avvii il processo di pace, e crei le condizioni per sconfiggere Daesh. Ogni giorno vediamo ancora l’orrore della guerra fare troppe vittime, e spingere altre persone nelle mani di trafficanti senza scrupoli pur di cercare salvezza altrove. Ed è sul fenomeno globale delle grandi migrazioni che abbiamo concentrato la maggior parte del nostro lavoro ieri in Consiglio. Innanzitutto accogliendo la richiesta del primo ministro libico Fayez al Serraj, che avevo nuovamente incontrato una settimana fa a Vienna, di addestrare la guardia costiera libica con la nostra operazione navale europea...
A Vienna, uniti per la Libia e la Siria

A Vienna, uniti per la Libia e la Siria

Scrivo alla fine di due giornate intense a Vienna, dove la comunità internazionale si è riunita per lavorare a una via d’uscita alle crisi più drammatiche del nostro tempo e a noi più vicine, quelle che stanno attraversando la Libia e la Siria. Ai nostri confini, ai confini dell’Europa, da troppi anni due popoli – e con loro i paesi vicini, noi – affrontano la violenza della guerra, la distruzione, la mancanza di qualsiasi speranza nel futuro, la minaccia del terrorismo. Fuggono dalle loro case per cercare rifugio altrove. Riportare la pace in Libia e in Siria è un dovere verso questi due popoli, e al tempo stesso è indispensabile per la sicurezza dell’Europa e dell’intera regione. Per questo abbiamo deciso, all’incontro sulla Libia, di riconoscere il governo del primo ministro designato Fayez al Serraj come unica autorità, di sostenerlo nel compito enorme che sta affrontando di far ripartire il paese, di garantire la sicurezza delle istituzioni e dei cittadini, di combattere Daesh, di mantenere unita la Libia. È una sfida difficile, che sono i libici a dover vincere. La comunità internazionale, l’Europa, può sostenerli accogliendo le richieste di collaborazione che sono arrivate e arriveranno, ma il destino della Libia è e dovrà restare in mano ai libici. Come Unione Europea abbiamo stanziato 100 milioni di euro e abbiamo già fatto partire i primi progetti in campo umanitario, sostenendo le amministrazioni locali e il governo centrale, ma anche la società civile. Non solo. Stiamo lavorando con le autorità libiche sulla formazione delle loro forze di polizia per la sicurezza del loro territorio e dei loro confini di terra. Abbiamo anche iniziato...