Un Consiglio europeo complicato

Un Consiglio europeo complicato

Oggi prima giornata di un Consiglio europeo complicato, pochi giorni dopo il referendum con cui la maggioranza dei cittadini britannici ha scelto di uscire dall’Unione. Del risultato del voto, e del lavoro da fare ora, abbiamo parlato a lungo con il premier britannico David Cameron e lo faremo di nuovo domani, per la prima volta a 27. La Gran Bretagna ha il dovere di dare certezza ai propri cittadini e agli altri 440 milioni di europei della nostra Unione (qui c’è il video delle mie dichiarazioni all’arrivo al Consiglio). Ma il Consiglio ha deciso anche di andare avanti sui migration compacts, di cui mi ha chiesto di coordinare la realizzazione. E ancora, abbiamo discusso delle prospettive economiche dell’Europa con Mario Draghi, dei rapporti con la NATO con il segretario generale Jens Stoltenberg, alla luce del lavoro che abbiamo fatto insieme in vista del Summit di Varsavia la prossima settimana. E del ruolo dell’Unione Europea nel mondo abbiamo parlato con la Strategia globale per la politica estera, la difesa e la sicurezza che ho presentato oggi ai capi di Stato e di Governo. Di questo, e del futuro della nostra Unione, ho parlato in queste interviste (al Corriere della Sera, a Le Monde e alla Süddeutsche...
Tempi difficili, risposte comuni

Tempi difficili, risposte comuni

Per noi che siamo cresciuti con un’Europa senza muri e frontiere, per noi che sogniamo un’Unione che unisca davvero il nostro continente, oggi non è una giornata come le altre. Il voto di ieri in Gran Bretagna lascia addosso una grande tristezza, ma anche la voglia di reagire. Oggi ho incontrato tutti i colleghi che lavorano al Servizio europeo di azione esterna. Tra loro tanti britannici, che credono nel progetto europeo, hanno fatto e continuano a fare tanto per la nostra Unione. Ma per quanto possa essere difficile, possiamo solo rispettare la decisione dei britannici, e andare avanti col lavoro con più determinazione ed energia di prima. Ho parlato stamattina con Philip Hammond, il ministro degli esteri britannico, e con i ministri degli esteri che oggi erano riuniti in Lussemburgo. Col presidente Juncker e con gli altri vicepresidenti della Commissione abbiamo fatto il punto sul lavoro dei prossimi giorni. In un momento come questo, con tutte le sfide che dobbiamo affrontare ogni giorno, non possiamo permetterci sbandamenti e incertezze sul futuro. Abbiamo la responsabilità di costruire insieme sicurezza e benessere per tutti gli europei, di lavorare con i nostri partner per mettere fine alle troppe crisi nella nostra regione. L’Unione Europea resta un punto di riferimento, un partner forte e affidabile in tutto il mondo. Siamo e continueremo ad essere una forza di pace, il primo partner commerciale e il primo attore umanitario in tutte le parti del mondo, i più forti sostenitori di un sistema internazionale basato sulla cooperazione e il multilateralismo. Dopo il voto di ieri molte cose cambieranno, ma di certo non ci rinchiuderemo nei nostri...
Uniti, per affrontare l’odio che ha ucciso Jo

Uniti, per affrontare l’odio che ha ucciso Jo

È da qualche giorno che non scrivo: è stata una settimana molto intensa, segnata dal terribile assassinio di Jo Cox. Qualunque sarà il risultato del voto inglese, la priorità assoluta per tutti è rispondere all’appello lucido e drammatico che ha fatto a tutti noi il marito di Jo: affrontare insieme l’odio che l’ha uccisa, e che sta uccidendo le nostre società. E in questi giorni abbiamo lavorato molto su uno dei temi che stava più a cuore a Jo, quello della cooperazione per lo sviluppo. Mercoledì, aprendo con Ban Ki-moon le Giornate europee per lo sviluppo (qui il video del mio intervento), e discutendo con presidenti e primi ministri africani – ma anche con le organizzazioni della società civile e soprattutto con i giovani – di come passare dalla logica tradizionale degli aiuti a quella di un vero partenariato, degli investimenti e dello sviluppo di società forti e democratiche. L’Unione Europea – prima tra i donatori mondiali, tra i partner commerciali, e tra i promotori di diritti umani – è per tutti i paesi africani l’interlocutore naturale. Qui il video della nostra conversazione su pace, sicurezza e sviluppo. Il lavoro con l’Africa è continuato ieri, coi ministri degli esteri dei cinque paesi del Sahel, perché è sempre più evidente che i loro problemi sono i nostri problemi, e la loro forza può essere la forza dell’Europa: dalla lotta al terrorismo alla gestione dei flussi migratori. E insieme anche al ministro degli esteri libico Mohammed Siyala abbiamo iniziato a lavorare insieme al controllo delle frontiere tra Niger, Chad e Libia. Ma, anche con il Sahel, il dialogo non è solo istituzionale: uno dei momenti più belli della...