Alla Convention democratica di Filadelfia

Alla Convention democratica di Filadelfia

Scrivo di ritorno dalla convention democratica di Filadelfia, dove ho partecipato all’International Leaders Forum organizzato dal National Democratic Institute di Madeleine Albright. Tanti incontri utili, da quello con la Albright stessa, come sempre fonte inesauribile di idee e di ispirazione, a Wendy Sherman e il team di politica estera della Clinton. È stata anche un’occasione per cogliere la temperatura di una campagna elettorale che sarà importante anche per il ruolo che l’America avrà nel mondo sotto la nuova amministrazione. In questi otto anni Obama ha saputo costruire alleanze forti e amicizie profonde, soprattutto con l’Europa. Tante sono state le cose che abbiamo fatto insieme, e che sono state ricordate anche in questi giorni di Convention – a partire dall’accordo sul nucleare iraniano, o sul cambiamento climatico. In un momento difficile come questo per il mondo, con un moltiplicarsi di crisi e conflitti, abbiamo bisogno più che mai di lavorare insieme, costruire partnership solide e vere, basate sull’ascolto, il rispetto, il lavoro di squadra. Questo serve tra le due sponde dell’Atlantico, così come all’interno delle nostre società. Non l’illusione della solitudine onnipotente di “uomini forti”, che si è sempre rivelata impotente quando non dannosa, ma piuttosto la forza di una democrazia che condivide la responsabilità di costruire risposte collettive. “We will fix it together”: è un messaggio che vale per Hillary e per l’America, per la loro politica interna e internazionale, ma vale anche per il mondo e per tutti noi. Qui la mia intervista da Filadelfia a...
Di ritorno da Washington (con due buone notizie da Serbia e Albania)

Di ritorno da Washington (con due buone notizie da Serbia e Albania)

Scrivo di ritorno da Washington, dove ho partecipato alla riunione ministeriale della Coalizione globale contro Daesh convocata da John Kerry e Ashton Carter. Lì, l’Unione Europea ha annunciato altri 200 milioni di euro di aiuti umanitari all’Iraq, mentre continua il lavoro nelle aree liberate per consentire agli iracheni di tornare alle loro case, per chiudere i canali di finanziamento del terrorismo e per rafforzare le istituzioni irachene. È un lavoro essenziale, che deve andare di pari passo con le operazioni militari. Hard e soft power sono sempre più legati l’uno all’altro. E anche di questo ho parlato ieri sera al Carnegie Endowment for International Peace, dove ho presentato la nuova Strategia globale dell’Unione Europea. Qui il video dell’incontro e qui l’intervista alla Pbs, la tv pubblica americana, sulla situazione in Turchia (questo è il mio comunicato di ieri) e sulle presidenziali Usa. Concludo con due buone notizie, che arrivano entrambe dai Balcani. Ieri il parlamento albanese ha approvato all’unanimità una importante riforma della giustizia. Ne avevo parlato qualche mese fa proprio nell’aula del parlamento a Tirana: sarà uno strumento importante per una giustizia più indipendente e trasparente, e per una lotta più efficace contro la corruzione (qui il comunicato). Due giorni prima, abbiamo aperto due nuovi capitoli del negoziato per l’ingresso della Serbia nella nostra Unione, anche in questo caso nell’ambito della giustizia e dei diritti fondamentali (qui il comunicato dopo il mio incontro di martedì col premier serbo Aleksandar Vučić). Sembra che tutte le buone notizie di questi tempi arrivino dai Balcani. E sono buone notizie per tutta l’Europa, in un’area fondamentale per la stabilità e la pace...
Un Consiglio Affari Esteri importante, poi a Londra per la Siria

Un Consiglio Affari Esteri importante, poi a Londra per la Siria

Scrivo da Londra, dove sono per l’incontro sulla Siria con i ministri degli esteri del “Quint” (Stati Uniti, Gran Bretagna, Italia, Francia, Germania) e con l’inviato per la Siria delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura. Ma domattina ancora a Bruxelles, per la riunione settimanale della Commissione e per incontrare il primo ministro dell’Ucraina. E a Bruxelles ero anche ieri, per riunire il Consiglio affari esteri, e per la prima volta si è unito a noi anche John Kerry (qui la conferenza stampa con lui). Con Kerry, e poi tra i 28 Stati Membri, abbiamo discusso a lungo di Turchia. La notte del tentato colpo di Stato le istituzioni europee sono state le prime ad intervenire per condannarlo e chiedere il ritorno al rispetto delle istituzioni democraticamente elette. Siamo stati, e continuiamo ad essere, altrettanto chiari nel chiedere pieno rispetto dello stato di diritto, dei diritti umani e delle libertà fondamentali (ne ho parlato qui insieme a Kerry, qui invece le conclusioni del Consiglio di ieri). La riunione plenaria coi 28 ministri europei si è aperta con un minuto di silenzio per le vittime di Nizza, e con la conferma da parte di tutti gli stati membri della disponibilità a sostenere in piena solidarietà la Francia sul contrasto al terrorismo. Abbiamo discusso anche della Strategia globale per la politica estera dell’Unione Europea che ho presentato il mese scorso, per tradurla in azioni concrete comuni. E poi Venezuela (qui le conclusioni del Consiglio), Afghanistan e l’adozione della nostra nuova Strategia sui rapporti con la Cina, la prima in dieci anni. È stato anche il primo Consiglio del nuovo ministro degli esteri britannico...