Ricordando Shimon Peres, costruttore di speranza

Ricordando Shimon Peres, costruttore di speranza

Scrivo di ritorno da Gerusalemme, dove abbiamo onorato la memoria di uno dei più grandi uomini di pace del nostro tempo, Shimon Peres. Io l’ho incontrato per la prima volta nel 2002, insieme a una piccola delegazione di organizzazioni giovanili socialdemocratiche – lo stesso viaggio in cui incontrai Yasser Arafat. Rimasi colpita dal sorriso, il calore, l’umorismo, la profondità e la leggerezza, la disponibilità ad ascoltare, confrontarsi, condividere con noi pensieri ed esperienza. Lui ministro degli Esteri di Israele, noi ragazzi cresciuti nel sogno di pace degli accordi di Oslo. L’ultima volta che l’ho visto, stava per lasciare la Presidenza. Mi ha raccontato con entusiasmo i suoi progetti per il futuro, le grandi cose che avrebbe fatto con i giovani arabi e israeliani, per far crescere la speranza, la capacità di vivere insieme, la gioia di vivere insieme. L’ultima volta che mi ha telefonato, qualche mese fa, era per dirmi di quei progetti in parte già realizzati, parlare di come sostenerli. E ovviamente, per discutere di come immettere nuova vita in un processo di pace che sembra non esistere più, tra Israele e palestinesi. Mi ha sempre incoraggiata ad insistere, continuare a cercare una strada, un modo, anche apparentemente piccolo, per invertire la rotta e riaprire i canali del dialogo, della pace, della speranza. Piccoli grandi passi che portassero ai due Stati –anche quando tutti dicono che non ci sono le condizioni per farlo. Perché le condizioni si possono creare. Proprio di questo ho parlato ieri sera, a lungo, con Benjamin Netanyahu. Che oggi ha detto parole importanti, riconoscendo che c’è verità in quello che Peres ha sempre sostenuto: che...
Verso l’Europa della Difesa

Verso l’Europa della Difesa

Scrivo oggi da Bratislava, dove ho presieduto la riunione informale dei ministri della Difesa cui ha preso parte anche il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg. Di fronte alle sfide che l’Unione europea si trova ad affrontare, abbiamo bisogno di rafforzare la nostra sicurezza e la difesa comune. Qui il primo incontro con la stampa, stamattina, per spiegare il senso della giornata. Andremo avanti dunque, prima di tutto con l’attuazione della Strategia globale che avevo presentato a giugno. Entro novembre metterò a punto un piano, con il contributo di tutti gli Stati membri, che sarà sul tavolo del Consiglio formale dei ministri della Difesa. C’è molto che possiamo fare insieme e c’è molto che siamo pronti a fare. Come è stato chiaro anche nella riunione di oggi (qui la conferenza stampa al termine dei lavori). Il secondo pilastro della nostra azione sarà il piano per lo sviluppo della ricerca e dell’industria della difesa su cui stiamo lavorando nella Commissione europea, che sarà pronto entro fine anno. Infine, la collaborazione strategica dell’Unione europea con la NATO. Insieme con Stoltenberg abbiamo iniziato a lavorare per attuare la dichiarazione congiunta con cui l’8 luglio, a Varsavia, ci siamo impegnati a cooperare sulla sicurezza marittima e l’immigrazione, sulle minacce ibride o telematiche. E l’Alleanza non potrà che avere benefici da una difesa europea più forte, come ha chiarito anche Stoltenberg. Non c’è nessuna contraddizione, nessuna sovrapposizione, ma anzi la NATO sarà più forte. Qui il mio punto stampa insieme a...
Col cuore in Colombia

Col cuore in Colombia

Cinquant’anni di conflitto sono un tempo infinito. Ma stanotte a Cartagena il Presidente Juan Manuel Santos e il leader delle Farc, Rodrigo Londoño, hanno trovato finalmente il coraggio e la forza di firmare l’accordo di pace che può mettere fine alla guerra in Colombia. Ho seguito sempre da vicino il processo di pace colombiano: da ministro degli Esteri italiano avevo voluto essere a Bogotà per l’inizio del secondo mandato del presidente Santos, che poi è stato il primo capo di Stato che ho incontrato da Alto Rappresentante. La fine di questa guerra chiude un’epoca e dà un segnale di speranza a un popolo, a un continente e al tutto il mondo. Per questo l’Unione Europea ha accompagnato il processo di pace – e continuerà ad accompagnarlo. E oggi abbiamo sospeso le Farc dalla lista europea delle organizzazioni terroriste, per aiutare il percorso di riconciliazione e l’implementazione dell’accordo. Ora tocca ai cittadini colombiani, che col loro voto possono trasformare in realtà questa promessa di pace. Stanotte scrivo da Bratislava, ma col cuore sono a...