Tra Boston e Bratislava

Tra Boston e Bratislava

Scrivo di ritorno dalla lunga settimana dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York. Ma prima del rientro a Bruxelles mi sono fermata a Boston dove, ospiti di John Kerry, abbiamo avuto un’intera giornata di lavori informali insieme ai ministri degli Esteri di Francia, Germania, Italia e Gran Bretagna. È stata l’occasione per trovare un terreno comune su diverse questioni, sulle quali è importante agire insieme, dalla Libia all’Ucraina, ma soprattutto abbiamo discusso di come fermare l’aggravarsi del conflitto in Siria. Qui la nostra dichiarazione, e qui quella che, nelle ore precedenti, abbiamo fatto insieme al Commissario per gli aiuti umanitari dell’Unione Europea Stylianides. Domani a Bratislava, dove presiederò l’incontro dei 28 ministri della difesa dell’Unione Europea. Presenterò loro le proposte che ho preparato in queste settimane, dopo l’adozione della nostra Global Strategy, per integrare maggiormente il nostro lavoro in questo settore, e utilizzare a pieno tutti gli strumenti che i trattati già mettono a disposizione della nostra Unione: dall’uso dei Battlegroups alla Cooperazione rafforzata permanente, fino al sostegno agli investimenti in ricerca e tecnologia. L’incontro di domani sarà utile per portare avanti il lavoro già avviato, per arrivare ad adottare un Piano per la Difesa Europea a novembre con i ministri degli Esteri e della Difesa, e a dicembre al vertice dei Capi di Stato e di...
Diario dall’Onu, giorno 5: difficoltà e successi

Diario dall’Onu, giorno 5: difficoltà e successi

Scrivo alla fine di una settimana molto intesa alle Nazioni Unite, che ho concluso ieri con la presentazione alla Columbia University della Strategia Globale dell’Unione Europea (qui c’è il video del mio intervento). Queste giornate a New York sono state attraversate da momenti di soddisfazione, e momenti di profonda frustrazione. Nell’arco di poche ore, in questi giorni, ho vissuto direttamente la distanza tra i successi e le difficoltà della diplomazia multilaterale. Giovedì, ad esempio: prima ho presieduto la riunione dei ministri dei sette paesi con i quali abbiamo concluso l’anno scorso l’accordo sul nucleare iraniano, e insieme a Javad Zarif, John Kerry, Sergei Lavrov e ai ministri di Cina, Germania, Francia e Gran Bretagna, abbiamo concordato che la realizzazione dell’intesa sta procedendo correttamente, come verificato dall’AIEA in tre successivi rapporti (qui la conferenza stampa al termine dell’incontro). Segno che la diplomazia non solo funziona, ma produce risultati solidi nel tempo. Poi, pochi minuti dopo, insieme a quegli stessi ministri ed altri, abbiamo vissuto una delle pagine più tristi e frustranti del nostro lavoro sulla Siria, con una riunione del Gruppo Internazionale di Sostegno alla Siria che non è riuscita a raggiungere alcun accordo per un cessate il fuoco. Se c’è una cosa che l’accordo iraniano ci ha insegnato è che anche gli obiettivi più difficili sono raggiungibili, con determinazione e perseveranza. Quindi, anche nei momenti più difficili il lavoro continua – e proprio oggi sono a Boston per provare a trovare delle strade da percorrere, sulla Siria e sugli altri conflitti della nostra regione, insieme a Kerry e agli altri ministri del Quint (Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia). E il...
Diario dall’Onu, giorno 4: tra Siria, Palestina, Afghanistan e Balcani

Diario dall’Onu, giorno 4: tra Siria, Palestina, Afghanistan e Balcani

Scrivo dopo un’altra giornata densa di incontri alle Nazioni Unite, in un’assemblea generale dedicata al grande tema globale delle migrazioni e dei rifugiati, e attraversata dal lavoro per risolvere le crisi che circondano l’Europa. La Siria innanzitutto. Per oggi è in programma un’altra riunione del Gruppo internazionale di sostegno alla Siria e ieri è stata una giornata di preparazione dell’incontro. Di Siria ho parlato a lungo in un colloquio a due con il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov (qui il comunicato sull’incontro), e poi con il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, con il quale ho anche preparato la riunione ministeriale che oggi presiederò per fare un punto sull’attuazione dell’Accordo sul nucleare che abbiamo raggiunto un anno fa insieme con Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania (questo è il comunicato). Il lavoro è continuato oggi anche sulla più antica delle questioni aperte in Medio Oriente, il conflitto israelo-palestinese, con un lungo incontro con il presidente palestinese Mahmoud Abbas. In questi giorni riuniremo il Quartetto per il Medio Oriente – di cui l’Unione Europea fa parte insieme alle Nazioni Unite, alla Russia e agli Stati Uniti – per tenere in vita la prospettiva dei due stati, e incoraggiare passi concreti in questa direzione. E ancora l’Afghanistan, che dopo decenni di conflitti ancora fatica a trovare stabilità. Ne parleremo ai primi di ottobre nella grande conferenza che abbiamo organizzato a Bruxelles e su cui abbiamo fatto un punto ieri con il ministro degli Esteri Salahuddin Rabbani. L’assemblea generale dell’Onu è però come sempre occasione per affrontare grandi temi globali. Come la lotta al terrorismo e alla radicalizzazione, di cui abbiamo discusso al Forum globale...