Di ritorno da Teheran

Di ritorno da Teheran

Scrivo di ritorno dall’Iran dove ho incontrato il presidente Hassan Rouhani e il ministro degli Esteri Javad Zarif. Non è stata una semplice visita bilaterale, ma l’inizio di un lavoro che l’Unione Europea ha deciso di costruire con le altre potenze regionali sul futuro della Siria. L’emergenza è certamente fermare i combattimenti, portare aiuti umanitari alla popolazione e mettere fine alla guerra attraverso il processo politico in cui sono impegnate le Nazioni Unite. Ed anche di questo abbiamo parlato, a Teheran. Ma intanto, l’Europa insieme ai paesi della regione può aiutare a creare le condizioni perché quel processo parta, e iniziare a lavorare sulla ricostruzione materiale, politica e sociale di un paese che il giorno dopo la fine del conflitto avrà bisogno di reinventarsi. Saranno i siriani a decidere dell’assetto politico e istituzionale del loro Paese, ma i paesi della regione possono accompagnare e non ostacolare questo processo. E lo può fare l’Unione Europea, in stretto contatto con l’Onu, attraverso un dialogo con tutti i Paesi chiave – grazie al fatto che abbiamo ottimi canali di comunicazione e cooperazione con tutti, nella regione. Dall’Iran, dove ero oggi, all’Arabia Saudita, dove sarò lunedì. Dal Qatar, il cui ministro ho incontrato nei giorni scorsi, alla Turchia, che visiterò a breve per lo stesso lavoro, mirato, sul futuro della Siria. Lavorare su soluzioni politiche è il migliore investimento su un futuro stabile. È vero anche dentro i confini dell’Unione europea. Ieri sono stata a Cipro per incontrare il presidente Nikos Anastasiades e il ministro degli Esteri Ioannis Kasoulides, e il leader turco cipriota Mustafa Akıncı, e sostenere i loro sforzi per risolvere le...
Di ritorno dall’America Latina. Col pensiero all’Italia, colpita dal terremoto

Di ritorno dall’America Latina. Col pensiero all’Italia, colpita dal terremoto

L’Italia è stata ancora una volta colpito dal terremoto, appena due mesi dopo il dramma di Amatrice. E il pensiero va subito alle comunità già così duramente colpite, ai soccorritori che si trovano ad affrontare una nuova emergenza, alla bellezza distrutta. La Commissione europea si è subito messa in contatto con il governo italiano, pronta a fornire ogni aiuto che fosse richiesto. La notizia è arrivata sulla via del ritorno dall’America Latina, dove ero per presiedere la riunione dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea e della Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi (qui il mio discorso in apertura dell’incontro). Dobbiamo investire sulle storie positive che ci arrivano da un continente cui ci legano profondi legami storici, culturali, economici. Come l’accordo di pace in Colombia, su cui il presidente Juan Manuel Santos sta tenacemente continuando a lavorare, e che come Unione Europea abbiamo sostenuto e continueremo ad appoggiare. Il 12 dicembre, subito dopo avere ricevuto il premio Nobel per la pace, il presidente Santos sarà a Bruxelles per partecipare al Consiglio Affari Esteri, in cui lanceremo il fondo fiduciario dell’Unione Europea destinato a progetti a sostegno dell’accordo. Ne ho parlato anche durante la conferenza stampa al termine del vertice di Santo Domingo. E proprio per i vincoli che abbiamo con l’America Latina, come Unione Europa seguiamo da vicino anche le crisi che pure attraversano il continente, a partire dalla situazione in Venezuela. Ne ho parlato a lungo in questi giorni con i facilitatori dell’Unasur, Luis Rodriguez Zapatero e Leonel Fernandez, e al telefono con il Segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin. Solo un impegno reale nel dialogo consentirà...
«Un sì alla riforme farà nascere il nuovo». Il mio articolo sul Corriere della Sera

«Un sì alla riforme farà nascere il nuovo». Il mio articolo sul Corriere della Sera

Pubblicato sul Corriere della Sera di oggi Caro direttore, scriveva Antonio Gramsci che la crisi è il momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Con il referendum del 4 dicembre saremo chiamati ad assumerci la responsabilità di far nascere il nuovo, con un sì. Noi questa traversata possiamo affrontarla, senza esitazioni, perché come cittadini, prima ancora che come politici, portiamo in noi i valori che hanno fondato la nostra democrazia e che sono scritti, scolpiti, nella prima parte della Costituzione: diritti, giustizia, lavoro. Principi inderogabili, irrinunciabili, principi intoccabili. È per preservarli che dobbiamo cambiare quella parte, e soltanto quella parte, della Costituzione che delinea il funzionamento delle istituzioni. Due anni fa il partito Democratico ha vinto le elezioni europee con un programma preciso: fare quelle riforme che molti in passato avevano promesso, qualche volta tentato, ma mai realizzato. Per l’Italia. Perché i suoi cittadini hanno bisogno di istituzioni che funzionano, di sentirsi tutelati nei propri diritti, di ricostruire un tessuto sociale e un senso civico che si è perduto. Da italiana, sono convinta che il cambiamento passi anche dalla riforma della Costituzione su cui voteremo il 4 dicembre. Parliamo, è bene sottolinearlo sempre, della riforma della seconda parte della Costituzione. Questa riforma modifica gli articoli che negli anni hanno mostrato dei limiti, rallentato e qualche volta ingessato i processi politici. E così, non hanno tutelato diritti e principi sanciti dalla prima parte. L’ho visto bene nei miei sei anni di lavoro alla Camera, così come lo hanno visto e lo vedono ogni giorno tutti gli italiani. Nel 2013, il primo anno di questa legislatura,...