Alti e bassi al Consiglio europeo

Alti e bassi al Consiglio europeo

Scrivo al termine di un Consiglio europeo molto faticoso e complicato, segnato da difficoltà e divisioni tra Stati Membri su molte questioni legate più alle singole dinamiche di politica interna che alla costruzione di un comune orizzonte europeo. Prima fra tutte, il mancato consenso sull’accordo di commercio con il Canada – un accordo migliore di qualsiasi altro mai negoziato prima d’ora, con standard altissimi e con un paese che condivide in pieno i nostri valori ed il nostro modo di vedere le relazioni internazionali, commerciali, economiche e sociali. Vedere la mancanza di consenso tra Stati Membri bloccare un accordo ottimo per tutta l’Unione Europea, e frutto di tanto tanto lavoro, fa rabbia e tristezza. Hanno fatto eccezione le decisioni sulle nostre scelte di politica estera. Ieri pomeriggio ho presentato ai capi di stato e di governo dei 28 paesi dell’Unione​ i primi risultati ottenuti sui “migration compact” con cinque paesi africani. Siamo tutti d’accordo che quella intrapresa è la strada giusta da percorrere: lavorare insieme ai nostri partner, investire nella loro forza e nella nostra cooperazione. E a dicembre valuteremo la possibilità di proporre lo stesso approccio anche ad altri paesi. Il lavoro prosegue anche sul Piano estero di investimenti, che deve diventare pienamente operativo al più presto. Qui le conclusioni del Consiglio sul capitolo migrazione. Lunga discussione anche sulla situazione ad Aleppo e in tutta la Siria. È fondamentale consentire agli aiuti umanitari di raggiungere tutte le città sotto assedio, cercando di prorogare il cessate il fuoco di queste ore. I Ventotto hanno dato un sostegno chiaro e unanime alle due proposte che ho messo sul tavolo nelle scorse settimane:...
I primi quattro mesi dei “migration compact”

I primi quattro mesi dei “migration compact”

Solo poche righe, al termine di una giornata di lavoro a Bruxelles. Stamattina ho presentato il primo rapporto della Commissione sui “migration compact” cui stiamo lavorando, e che sarà la base della nostra discussione al Consiglio Europeo di giovedì. In quattro mesi di lavoro con cinque paesi chiave – Niger, Mali, Senegal, Nigeria ed Etiopia – abbiamo già iniziato ad ottenere risultati migliori che negli anni passati. Nuovi progetti per creare posti di lavoro, un maggior numero di ritorni volontari, una cooperazione più forte con le forze di sicurezza dei paesi coinvolti. Risultati concreti che dimostrano che soluzioni “win-win” sono possibili: per il bene di noi europei, per il bene dei nostri partner africani, per il bene – soprattutto – di tanti uomini e donne che lasciano le loro case in cerca di un futuro migliore. Qui la conferenza stampa in cui presento il rapporto. Oggi ho incontrato anche il ministro degli Esteri del Qatar, con il quale abbiamo concordato di lavorare di più insieme sulla Siria: abbiamo discusso della drammatica situazione ad Aleppo, del lavoro per portare nella città aiuto umanitario, e della necessità di mettere insieme i principali attori regionali per iniziare a lavorare sul futuro della Siria – la transizione politica, la riconciliazione, la ricostruzione. Poi ho presieduto il Consiglio di cooperazione Unione Europea-Iraq, insieme al ministro degli Esteri Ibrahim al Jafaari, con i rappresentanti delle diverse componenti della società irachena. È un momento cruciale per l’Iraq, con la coalizione internazionale contro Daesh impegnata nella liberazione di Mosul. In questi anni abbiamo sostenuto la stabilizzazione delle aree liberate da Daesh, per consentire agli iracheni di tornare alle loro case...
Al Consiglio affari esteri, per salvare Aleppo e per il futuro della Siria

Al Consiglio affari esteri, per salvare Aleppo e per il futuro della Siria

Scrivo dopo una lunga giornata di riunione del Consiglio affari esteri a Lussemburgo, dedicata in gran parte a quella che sta diventando la più drammatica catastrofe umanitaria dal dopoguerra a oggi, alle porte dell’Europa: il conflitto in Siria. La priorità ora è salvare Aleppo. Il regime siriano e la Russia devono fermare i bombardamenti aerei e consentire l’arrivo di aiuti umanitari, e questa è la linea che abbiamo espresso insieme con tutti i ministri degli Esteri dell’Unione Europea. Abbiamo preparato già da qualche settimana un piano europeo per fare arrivare aiuti nella parte orientale della città sotto assedio e per trasferire i malati più gravi. Siamo pronti a iniziare, non appena ci sarà una tregua di qualche ora che lo consentirà. Ne abbiamo parlato con l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura, dopo gli incontri di Losanna e Londra. Come Unione Europea abbiamo sempre preso parte e sostenuto gli sforzi diplomatici dell’Onu e di tutte le parti coinvolte. Oggi abbiamo deciso di fare ancora di più iniziando in raccordo con l’Onu un percorso di dialogo sul futuro della Siria con le potenze regionali, a partire da Iran, Arabia Saudita e Turchia. E intensificando il lavoro che da mesi stiamo portando avanti con la società civile siriana per coinvolgere le opposizioni, ma anche le Chiese, le organizzazioni non-governative, le organizzazioni di donne: quando un giorno questo conflitto finirà, saranno loro a dover ricostruire il paese e riconciliarlo. E saremo noi a poterli accompagnare, con un lavoro che può cominciare già oggi. La nostra Unione è nata dalle rovine di un conflitto mondiale: conosciamo bene quel dramma e siamo pronti...