Siria, Mozambico, Nigeria: la tenacia della speranza

Siria, Mozambico, Nigeria: la tenacia della speranza

È stata una settimana di lavoro per la Siria, costante anche se lontano dai riflettori. Sono stata in contatto con Staffan de Mistura, John Kerry, Sergey Lavrov, coi ministri degli Esteri saudita, Adel al-Jubeir, iraniano, Javad Zarif, e turco, Mevlut Çavusoglu. Con due priorità: fermare l’escalation per rilanciare un negoziato politico, e consentire l’accesso di aiuti umanitari ad Aleppo e in tutte le zone assediate. Qui il comunicato sul lavoro di questi giorni. All’inizio di ottobre l’Unione Europea ha messo in campo una proposta chiara per Aleppo Est: far entrare gli aiuti umanitari, far uscire i feriti e i malati. Dobbiamo costruire le condizioni necessarie per metterla in atto: ne discuteremo ancora lunedì coi ministri dell’Unione al Consiglio affari esteri. Anche nei momenti più difficili, non possiamo permetterci il lusso di smettere di sperare e di smettere di lavorare. Ce lo ha ricordato il Comitato del Nobel per la Pace, col premio al Presidente Santos. Me lo ha ricordato il Presidente del Mozambico Filipe Nyusi, con cui ho parlato ieri per telefono: il Presidente e il leader del Renamo hanno deciso di continuare coi colloqui di pace nonostante l’assassinio di uno dei negoziatori, Jeremias Pondeca. Ma ce lo ha ricordato anche la liberazione di 21 delle ragazze rapite da Boko Haram. Il governo nigeriano, la Croce Rossa e la Svizzera hanno continuato a negoziare con pazienza per anni. Il lavoro non finisce qui: il nostro sostegno alla Nigeria andrà avanti fino a quando tutte le ragazze saranno in libertà, fino a quando tutta la Nigeria sarà liberata, e tutti i nigeriani potranno tornare alle loro case e alle loro...
Solo chi sogna la pace può costruire la pace. Sul Nobel al Presidente Santos

Solo chi sogna la pace può costruire la pace. Sul Nobel al Presidente Santos

Scrivo oggi di ritorno dalla Romania, dove sono stata in visita ufficiale per incontri con il presidente Klaus Iohannis, il primo ministro Dacian Ciolos, i ministri degli esteri e della difesa, Lazăr Comănescu e Mihnea Motoc, e le commissioni parlamentari competenti. È stata anche l’occasione per partecipare al Bucharest Forum organizzato dall’Aspen Institute e dal German Marshall Fund (qui il video del mio intervento). E lì mi è arrivata la bellissima notizia del premio Nobel per la Pace al presidente della Colombia, Juan Manuel Santos. È un tributo alla determinazione, al coraggio e alla visione di un grande uomo di pace. Ma è anche un tributo a tutto il popolo colombiano che per 52 anni ha affrontato un conflitto drammatico e che ora vuole voltare pagina per sempre. C’è spazio per portare avanti il processo di pace, come dimostra la tenuta del cessate il fuoco, e per rafforzare l’intesa, attraverso l’unità di tutti i cittadini colombiani e di tutte le forze che li rappresentano. Come Unione Europea abbiamo sostenuto i negoziati prima e continueremo a farlo ora. Quali che siano gli ostacoli lungo la strada, la pace è sempre possibile per coloro che non solo la sognano ma lavorano per costruirla. Qui il mio comunicato di...
Buone notizie dalla Conferenza sull’Afghanistan

Buone notizie dalla Conferenza sull’Afghanistan

Sono stati due giorni di lavoro molto intenso, qui a Bruxelles alla Conferenza internazionale sull’Afghanistan, dopo mesi di preparativi. Ma l’impegno che abbiamo messo nell’organizzazione di questo incontro – insieme al governo afghano, con delegazioni di 75 paesi e 26 organizzazioni internazionali – ha portato ottimi risultati. Un po’ di buone notizie, in tempi in cui le buone notizie sono merce rara. Il risultato più evidente è l’impegno collettivo a stanziare, nei prossimi quattro anni, 13,6 miliardi di euro per sostenere la crescita, l’occupazione, la sicurezza dell’Afghanistan. Nei mesi scorsi, ci siamo sentiti dire spesso che il sostegno internazionale all’Afghanistan era destinato a calare. E invece la cifra raggiunta ha superato tutte le aspettative. Con l’Unione europea in testa alla lista dei donatori, con 5 miliardi di euro. Qui qualche parola con i giornalisti entrando alla conferenza, e il mio intervento in apertura dell’incontro. È un “nuovo patto” sull’Afghanistan, di portata globale. Ma questo nuovo patto ha anche una importante dimensione regionale. Ieri sera, per la prima volta, ho riunito i ministri di Stati Uniti, Cina, India, Pakistan, insieme al Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon e ai nostri partner afghani per costruire il sostegno regionale al processo di pace e riconciliazione. Ma questo patto internazionale e regionale non può reggersi senza un sostegno forte all’interno del paese. Il governo di unità nazionale del presidente Ashraf Ghani e del “chief executive” Abdullah Abdullah è stato un partner fondamentale per rendere questa conferenza un successo: è essenziale che la cooperazione continui, e che il governo si apra ancora di più al confronto con tutte le componenti della società afghana....