Una giornata dell’Europa alle Nazioni Unite, la nostra casa comune

Una giornata dell’Europa alle Nazioni Unite, la nostra casa comune

Scrivo all’indomani della giornata dell’Europa, che quest’anno abbiamo celebrato a New York con il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Mentre a poche centinaia di metri l’Empire State Building si accendeva dei colori della nostra bandiera europea, a testimonianza dei legami fortissimi tra le due sponde dell’Atlantico, insieme a Guterres abbiamo ricordato il più importante e riuscito progetto di pace della storia dell’umanità. Oggi in tutto il mondo vedono l’Unione europea come una potenza indispensabile anche per portare avanti l’agenda delle Nazioni Unite di pace, sicurezza, democrazia e crescita economica. Siamo più che semplici partner: l’Onu è la nostra casa comune. Qui il video del mio intervento. La visita a New York è stata appunto dedicata al legame strettissimo tra Unione Europea e Onu. Ho incontrato i 28 ambasciatori dell’Unione, l’ambasciatore americano Nikki Haley e ho parlato, come ogni anno, al Consiglio di Sicurezza per presentare le nostre priorità e l’impegno comune sulle tanti crisi più o meno vicine ai nostri confini, per ribadire ancora una volta che per l’Europa la cornice multilaterale va non solo preservata, ma rafforzata. E che le Nazioni Unite, e i nostri partner nel mondo, possono contare sempre sull’Unione Europea. Il lavoro dell’Onu e delle sue agenzie – per lo sviluppo economico, per i rifugiati, per l’infanzia, la salute, il clima, contro le crisi alimentari – è fondamentale per la sicurezza dell’Europa e del mondo intero. Investire nell’Onu è un investimento sulla nostra sicurezza collettiva, forse più importante delle stesse spese militari. Un messaggio che ho ribadito anche ai nostri amici americani, in un momento in cui la nuova amministrazione sta riesaminando il suo...
Vive la France, Vive l’Europe

Vive la France, Vive l’Europe

Dopo mesi di discorsi sull’inevitabilità dell’ascesa dell’estrema destra, sulla dissoluzione dell’Unione Europea e sul fatto che il referendum britannico sarebbe stato “l’inizio della fine”, ecco che la Francia sceglie il Presidente che più di tutti gli altri candidati ha fatto dell’orgoglio, dell’identità europea la propria bandiera. Non perché tutto vada bene nella nostra Unione, ma perché è solo riconoscendo fino in fondo che questa è casa nostra, il nostro spazio, il nostro futuro comune – da costruire su sessant’anni di pace, diritti e crescita economica unici al mondo – che la si può cambiare, rilanciare, darle nuova energia, un nuovo corso. Mi vengono in mente, in questa serata di profezie smentite, i bellissimi versi di una vecchia canzone di Francesco De Gregori: E poi la gente perché è la gente che fa la storia Quando si tratta di scegliere e di andare te la ritrovi tutta con gli occhi aperti che sanno benissimo cosa fare. E allora stasera, Vive la France, Vive l’Europe! E ci metteremo in marcia per dare alla nostra Unione il futuro che gli europei...
Un’Unione indispensabile, per gli europei e per il mondo

Un’Unione indispensabile, per gli europei e per il mondo

Scrivo da Bruxelles, in una giornata in cui le istituzioni europee aprono le porte ai cittadini. Un bel modo di ricordare che l’Unione Europea è di tutti gli europei – come protezione nel mondo globalizzato, come garanzia di diritti, come opportunità di pace e di crescita economica. Tra le varie iniziative, abbiamo portato da Sant’Anna di Stazzema al Servizio di azione esterna una mostra di disegni di bambini da tutto il mondo sulla pace. Ieri invece ero a Firenze, alla conferenza annuale dell’Istituto universitario europeo sullo “stato dell’Unione”. Ho risposto alle domande di Roula Khalaf del Financial Times, raccontando quello che tutti i nostri partner nel mondo mi dicono ogni giorno: che c’è un gran bisogno di un’Unione Europea forte, sempre più potenza indispensabile nel difficile scenario internazionale di oggi. Qui il video dell’incontro. E nella settimana che si conclude ho incontrato molti dei nostri partner, a Bruxelles, a partire dai nostri vicini nel Mediterraneo. Martedì ho aperto la “settimana della Tunisia” del Parlamento Europeo, col presidente Antonio Tajani ed il presidente del parlamento tunisino Mohamed Ennaceur. Ho ribadito che la Tunisia non è solo un paese fondamentale per la stabilità della nostra regione, ma una speranza di democrazia in tempi difficili. Anche per questo la Tunisia – e in particolare i suoi giovani – può contare su tutto il nostro sostegno. Qui il mio discorso. Ma in questi giorni abbiamo lavorato anche sulla Libia: ieri ho sentito il premier Fayez Al Serraj e il ministro degli esteri emiratino Abdullah Bin Zayed, per parlare dell’incontro di Serraj con Khalifa Haftar. Qui il comunicato. Giovedì invece ho presieduto la riunione annuale della...