Con i profughi Rohingya. E poi al lavoro con Est Europa e Africa

Con i profughi Rohingya. E poi al lavoro con Est Europa e Africa

Scrivo alla fine di una settimana iniziata nel sud-est asiatico e conclusa insieme ai nostri partner dell’Europa orientale. Domenica scorsa ero in Bangladesh, per una visita al campo profughi di Cox’s Bazar, dove vivono centinaia di migliaia di Rohingya fuggiti dal Myanmar (qui il video). I racconti che ho ascoltato – soprattutto da un gruppo di donne e di madri – sono di quelli che non ti puoi dimenticare. Per sostenere la ricerca di una soluzione ho incontrato la premier del Bangladesh Sheikh Hasina e il giorno dopo, in Myanmar, la leader birmana Aung San Suu Kyi. L’occasione della mia visita in Myanmar era il vertice Asia-Europa: la mattina di lunedì abbiamo riunito i ministri degli Esteri presenti, per incoraggiare un accordo sulla sorte dei Rohingya (qui la posizione dei ministri europei). E l’accordo tra Bangladesh e Myanmar è arrivato qualche giorno dopo: ora come Unione europea ci aspettiamo che il loro ritorno possa avvenire in tempi rapidi, in piena sicurezza. Qui il mio comunicato sull’accordo. Il vertice Asia-Europa è stato anche un momento per discutere della cooperazione su pace, sicurezza e sviluppo insieme ai nostri partner asiatici. Qui il mio intervento in apertura del vertice, e le conclusioni dell’incontro. Di ritorno a Bruxelles, mercoledì è stata una giornata di lavoro in vista del vertice tra Unione africana e Unione europea della prossima settimana. Ho incontrato il segretario generale dell’Unione africana Moussa Faki, poi al Parlamento europeo il presidente centrafricano Faustin-Archange Touadera e il ministro degli esteri maliano Abdulaye Diop. Nei giorni precedenti, ancora una volta, abbiamo visto le immagini terribili dei campi di detenzione in Libia: abbiamo concordato passi comuni...
Una settimana di lavoro coi Balcani, un anno decisivo per la regione

Una settimana di lavoro coi Balcani, un anno decisivo per la regione

Scrivo in partenza per il Sud-Est asiatico: prima il Bangladesh, dove visiterò uno dei campi che ospitano i profughi Rohingya, e poi il Myanmar, per il vertice ministeriale Europa-Asia. Questi ultimi giorni – dopo la storica decisione di avviare una Cooperazione strutturata permanente sulla difesa – li ho dedicati al lavoro coi nostri partner nei Balcani. Il 2018 può essere un anno decisivo per tutta la regione, nel suo cammino verso l’Unione europea, e vogliamo accompagnare questo cammino con una nuova strategia dell’Unione verso i Balcani, che prepareremo per febbraio. Tutti i nostri partner hanno fatto passi avanti importanti, che ora possono consolidarsi e rendere il percorso verso l’Unione Europea irreversibile. Skopje ad esempio, che è uscita da una lunga crisi politica e ora sta portando avanti riforme importanti. Martedì ho incontrato il vicepremier Bujar Osmani e il ministro degli Esteri Nikola Dimitrov – qui il comunicato. Mercoledì ho presieduto il Consiglio di associazione e stabilizzazione con l’Albania, insieme al ministro degli Esteri Ditmir Bushati. Tirana ha avviato riforme significative sulle giustizia, la lotta alla corruzione, alla criminalità organizzata e al traffico di droga. E su tutte le principali questioni di politica estera, Albania e Unione europea sono allineate al cento per cento. Anche per questi motivi, ho confermato la nostra determinazione a portare avanti il percorso di integrazione europea dell’Albania. Qui la conferenza stampa dopo il Consiglio. Giovedì ho presieduto il Consiglio di associazione e stabilizzazione con la Serbia, con la premier Ana Brnabic. Con lei e col presidente Aleksandar Vučić il giorno prima ho parlato del percorso della Serbia verso l’Unione europea: il governo serbo sta mostrando la volontà...
Una giornata storica per l’Unione

Una giornata storica per l’Unione

Oggi è stata davvero una giornata storica per l’Unione europea: ventitré paesi europei hanno sottoscritto l’impegno per una “Cooperazione strutturata permanente” nel campo della difesa. Tecnicamente si chiama Pesco, praticamente è la base della futura difesa europea. Gli Stati membri hanno deciso di lavorare insieme per rafforzare la sicurezza dei cittadini europei, di razionalizzare le spese investendo insieme in ricerca e in sviluppo di nuovi mezzi, di mettere in campo iniziative comuni per essere più efficaci ed efficienti. Perché stare insieme significa affrontare meglio un contesto internazionale più fragile che mai. Ricevere la lettera formale di notifica firmata da ventitré ministri è stata un’emozione. Le porte del cambiamento si sono aperte un anno e mezzo fa, quando per la prima volta ho lanciato agli Stati membri la proposta di gettare finalmente dopo sessant’anni le basi di quella difesa comune immaginata già dai padri fondatori dell’Ue. È stata una scommessa sulla capacità dell’Unione europea di lasciarsi alle spalle i fantasmi del passato, di fronte a un mondo in cambiamento rapidissimo. E ce l’abbiamo fatta. Abbiamo dato l’esempio di una Unione che può servire le priorità degli Stati membri e portare risultati, un esempio che spero possa essere seguito in altri campi. E abbiamo superato i tabù del passato, comprese alcuni timori che una difesa europea possa essere in competizione con la Nato: al contrario, in questi anni abbiamo reso ancora più solido il rapporto con l’Alleanza Atlantica. Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, è regolarmente invitato alle riunioni di ministri della Difesa europei, così come io sono ospite delle ministeriali Nato. Un’Europa più forte rende più forte anche la Nato....
Da Washington a Samarcanda

Da Washington a Samarcanda

Scrivo di ritorno dall’Asia centrale, prima in Kirghizistan per una visita bilaterale, poi in Uzbekistan, a Samarcanda, per la riunione annuale tra l’Unione europea e i ministri degli Esteri cinque paesi dell’Asia centrale. Uzbekistan, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Turkmenistan sono stati nei secoli crocevia via tra l’Oriente e l’Occidente. E lo sono ancora. Per le nostre economie, perché sono snodo strategico per il passaggio delle merci su quella che un tempo era la via della Seta, e per il nostro approvvigionamento energetico. Ma anche per la nostra sicurezza, dall’Afghanistan al contrasto al terrorismo e alla prevenzione della radicalizzazione. Tutti questi paesi guardano sempre di più all’Europa non solo come primo mercato o come primo donatore, ma come partner politico solido e affidabile. E a Samarcanda abbiamo deciso di rafforzare la nostra partnership negli anni a venire. L’Unione europea ha molto incoraggiato e continua a incoraggiare e sostenere il cammino di riforme che con velocità diverse è iniziato in tutti i paesi, che si parli di nuove misure economiche o di riforma della giustizia e dello stato di diritto, di diritti civili. Di come rafforzare il cammino delle riforme e del cambiamento abbiamo parlato in tutti gli incontri bilaterali che ho avuto: a Bishkek con il presidente del Kirghizistan Almazbek Atambayev, il presidente eletto Sooronbay Jeenbekov e il primo ministro Sapar Isakov, e a Samarcanda con i ministri degli esteri uzbeko Abdulaziz Kamilov, kazako Kairat Abdrakhmanov, kirghizo Erlan Abdyldayev, tagiko Sirodjidin Aslov, turkmeno Raşit Meredow. Qui il mio intervento in apertura dell’incontro a Samarcanda e la conferenza stampa finale. La visita a Samarcanda è stata anche l’occasione per un nuovo incontro...