All’ultima plenaria del Parlamento europeo

All’ultima plenaria del Parlamento europeo

Scrivo di ritorno da Strasburgo, dopo l’ultima plenaria del Parlamento europeo prima delle elezioni del mese prossimo. Ci siamo occupati di alcune delle crisi più urgenti della nostra regione – in particolare quelle in Libia e in Sudan, ma anche la situazione nel Golan e in Cisgiordania. Martedì ho presentato la nuova strategia per i rapporti tra Unione europea e America latina, dopo anni in cui i nostri rapporti si sono fatti più intensi che mai. E giovedì abbiamo affrontato la situazione dei diritti umani in Cina, in Brunei e in Camerun. Ma questa plenaria è stata soprattutto l’occasione per ringraziare i parlamentari dopo cinque anni di lavoro comune e per fare un bilancio – sui successi e le difficoltà di questi anni, con qualche lezione per il futuro. Qui la discussione con le Commissioni Esteri e Sviluppo del Parlamento europeo. La settimana precedente l’avevo dedicata in grande parte alla nuova escalation militare in Libia, in contatto con il premier Serraj e il rappresentante speciale dell’Onu Salame. Di Libia abbiamo parlato a lungo lunedì delle settimana scorsa in Lussemburgo con i ministri degli Esteri dell’Unione. E tutti abbiamo condiviso la preoccupazione per le conseguenze sui civili dell’azione sferrata dal generale Haftar e dall’esercito di cui è a capo, l’appello agli attori esterni a evitare ingerenze e soprattutto alle parti a fermare i combattimenti, aderire alla tregua umanitaria chiesta dalle Nazioni Unite e riprendere il dialogo politico sotto egida Onu. È il messaggio che abbiamo lanciato lunedì 8 (qui il link alla mia conferenza stampa) e di nuovo il giovedì successivo con una dichiarazione congiunta. E di cui ho discusso...
Di ritorno dal G7 in Francia

Di ritorno dal G7 in Francia

Scrivo di ritorno da Dinard, in Francia, dove si è tenuta la riunione annuale dei ministri degli Esteri del G7. Ci siamo occupati delle grandi crisi internazionali. Della Libia innanzitutto, con un richiamo a fermare gli scontri e mettere in atto il piano di azione proposto dalle Nazioni Unite. E poi di Siria, Yemen, Ucraina e Venezuela. Del conflitto israelo-palestinese. Dei rapporti con l’Iran. E ancora di lotta alle diseguaglianze – comprese quelle tra uomini e donne, – di sostegno alle operazioni di pace in Africa e del ruolo delle donne nei processi di pace, di come regolare il comportamento degli Stati nel cyber-spazio e di contrasto alla disinformazione. E di come affrontare insieme il tema dei combattenti stranieri che rientrano nei loro paesi. Qui i comunicati. La riunione è stata anche l’occasione per incontrare faccia a faccia i ministri degli Esteri del Canada, Chrystia Freeland, e del Giappone, Taro Kono, due paesi che condividono profondamente con l’Unione europea il sostegno al multilateralismo. La settimana era iniziata a Bruxelles con un incontro con un gruppo di donne mediatrici, impegnate nella soluzione di conflitti in tutti i continenti. Poi alla sede del Servizio di Azione Esterna, per inaugurare la mostra sul lavoro del nostro Centro europeo per i satelliti: insieme, noi europei abbiamo i sistemi di satelliti più avanzati al mondo, che nessuno Stato membro potrebbe permettersi da solo. Sono tecnologie fondamentali per la nostra sicurezza, per reagire alle catastrofi naturali, per aiutare i nostri partner nel mondo. Mercoledì ho partecipato alla conferenza di Bruxelles sulla sicurezza alimentare – perché la scarsità di cibo e la desertificazione stanno già causando...
Una settimana, quattro continenti

Una settimana, quattro continenti

La settimana passata l’ho trascorsa tra quattro continenti, dall’Afghanistan all’America Latina fino a Tunisi e a Bruxelles, lavorando su alcune delle aree del mondo cui noi europei continuiamo a guardare con apprensione ma anche con speranza, di là dalla distanza geografica: l’Asia centrale, l’Afghanistan, il Venezuela, la Libia e il Medio Oriente. Di Asia centrale abbiamo parlato a lungo lunedì scorso a Islamabad con i leader pakistani. L’occasione del viaggio è stato il “dialogo strategico” tra Unione europea e Pakistan, un paese centrale per la stabilità di tutta l’Asia. Con il presidente Arif Alvi, il premier Imran Khan, il ministro degli Esteri Shad Mehmood Qureshi e con il capo di Stato Maggiore dell’Esercito pakistano Qamar Javed Bajwa, abbiamo discusso delle nostre relazioni bilaterali, ma anche e soprattutto di pace e sicurezza in quella regione del mondo: abbiamo parlato a lungo di quello che Europa e Pakistan possono fare per accompagnare i negoziati di pace in Afghanistan (qui il comunicato), e sulle recenti tensioni tra India e Pakistan. Non solo. Dopo l’attentato contro la comunità musulmana di Christchurch, in Nuova Zelanda, abbiamo ragionato sulla necessità di uno sforzo comune per impedire che si diffondano i semi dell’islamofobia. Allo stesso tempo, dobbiamo lavorare insieme contro la radicalizzazione e il terrorismo. Qui la conferenza stampa con Qureshi. Del ruolo fondamentale che possono svolgere la società civile e soprattutto le donne nella crescita e nella stabilizzazione di un Paese abbiamo parlato con un gruppo di donne pachistane rappresentanti della società civile. Da Islamabad a Kabul, per sostenere la prospettiva di un processo politico che porti alla pace tra il governo afgano e i...