Di ritorno dal Corno d’Africa. Poi in Italia per votare

Di ritorno dal Corno d’Africa. Poi in Italia per votare

Scrivo alla fine di una settimana trascorsa soprattutto nel Corno d’Africa. È una regione fondamentale per la stabilità della nostra regione e dell’Europa – basti pensare che per le acque dello Stretto di Aden passa il 20 per cento degli scambi commerciali dell’Europa col resto del mondo. Ed è una regione che sta attraversando grandi cambiamenti: da un lato il disgelo tra Etiopia ed Eritrea, e la transizione in Sudan; dall’altro la rivalità sempre più forte tra potenze regionali, anche per il controllo dei porti e delle acque intorno al Corno. Ho iniziato la mia visita in Somalia, a Mogadiscio. Prima ho incontrato il premier Hassan Ali Khaire e il ministro degli Esteri Ahmed Issa Awad (qui le parole che ho scambiato coi giornalisti dopo gli incontri). Poi al quartier generale delle due missioni europee in Somalia, che addestrano le forze di sicurezza somale: un contributo fondamentale per la sicurezza dei cittadini somali, della regione e anche per la sicurezza dell’Europa. Dalla Somalia al Kenya, uno dei motori economici del continente africano e un partner fondamentale per l’Europa e per le Nazioni Unite. Lì ho incontrato il presidente Uhuru Kenyatta, il ministro degli Esteri Monica Juma (qui la conferenza stampa) e il ministro degli Interni Fred Matiang’i. A Nairobi ho anche inaugurato la nuova ambasciata dell’Unione europea, la più grande in Africa e la seconda al mondo (qui il mio discorso), e ho incontrato un gruppo di giovani e di rappresentanti della società civile (video). Ultima tappa a Gibuti, nello snodo strategico che unisce il Mar Rosso all’Oceano Indiano. Ho incontrato il presidente Ismail Omar Guelleh, il ministro degli...
A Bruxelles, un punto di riferimento per i nostri partner

A Bruxelles, un punto di riferimento per i nostri partner

Scrivo al termine di una settimana in cui abbiamo accolto a Bruxelles decine di ministri, in rappresentanza di alcuni dei nostri partner più stretti. Abbiamo iniziato lunedì con la Libia, con un incontro con il primo ministro Fayez al Serraj, e con una sessione del Consiglio Affari Esteri insieme all’inviato speciale dell’Onu per la Libia Ghassam Salameh, per discutere di come fermare i combattimenti nel paese e rilanciare il negoziato politico guidato dalle Nazioni Unite. Qui le parole che ho scambiato coi giornalisti lunedì mattina, qui il comunicato sul mio incontro con Serraj, qui quello fatto insieme ai 28 Stati membri. La Libia è stato uno dei temi che abbiamo affrontato anche coi ministri degli Esteri e della Difesa dei cinque paesi del Sahel, in una riunione congiunta martedì coi ministri degli Esteri e della Difesa dell’Unione. Abbiamo discusso soprattutto di come rafforzare la forza militare congiunta del G5 Sahel, che svolge un ruolo fondamentale per contrastare terrorismo e criminalità organizzata nella regione. Qui la conferenza stampa di martedì, dove si parla di Sahel. A margine della riunione, ho incontrato bilateralmente i ministri di tutti e cinque i paesi. Lunedì abbiamo ricevuto anche una visita del Segretario di Stato americano Mike Pompeo. Nel corso della giornata avevo convocato una riunione con i ministri degli Esteri di Francia, Germania e Gran Bretagna per ribadire il nostro sostegno all’accordo sul nucleare iraniano, e insieme abbiamo ricordato che è fondamentale evitare una escalation di tensione e violenza nel Golfo. Qui la conferenza stampa di lunedì in cui parlo di Iran e della visita di Pompeo. Di cooperazione transatlantica abbiamo discusso anche martedì...
Al lavoro sul Venezuela, Iran e il futuro dell’Europa

Al lavoro sul Venezuela, Iran e il futuro dell’Europa

Scrivo dopo una settimana trascorsa tra l’America Latina e i Balcani, al lavoro sul Venezuela e il futuro dell’Europa, ma anche sull’accordo nucleare con l’Iran. Lunedì e martedì ero in Costa Rica, per la riunione del Gruppo di contatto sul Venezuela. In un momento delicatissimo per il paese, segnato da nuove violenze, abbiamo ribadito che l’unica soluzione possibile è pacifica e democratica. Nella seconda giornata di lavoro abbiamo accolto anche i rappresentanti della Comunità caraibica (Caricom), del Cile e della Santa Sede, e continueremo a lavorare con il resto della comunità internazionale per accompagnare una ripresa del processo politico nel paese. Questo il mio intervento in apertura della riunione, questa la conferenza stampa. In settimana, insieme al Gruppo di contatto, abbiamo anche reagito all’arresto di Edgar Zambrano, vice-presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana: qui il comunicato. La visita in Costa Rica è stata anche l’occasione per incontrare il presidente Carlos Alvarado Quesada e il ministro degli Esteri Manuel Ventura Robles. Dal Costa Rica all’Albania, per il vertice del processo di Brdo-Brioni – il forum regionale dei Balcani organizzato da Croazia e Slovenia. Oltre ai nostri ospiti albanesi – il premier Edi Rama e il presidente Ilir Meta – ho incontrato in bilaterale anche il presidente serbo Aleksandar Vucic e il presidente kosovaro Hashim Thaci, e il presidente di turno bosniaco Milorad Dodik. Qui la conferenza stampa con Edi Rama, durante la quale ho ribadito che è arrivato il momento di aprire i negoziati per l’ingresso dell’Albania nell’Unione europea. La sera di mercoledì, alla vigilia della giornata dell’Europa, ho partecipato alla prima del Trovatore di Giuseppe Verdi, messo in scena dalla compagnia...
Al lavoro su Palestina e Israele, Venezuela, e Balcani

Al lavoro su Palestina e Israele, Venezuela, e Balcani

Scrivo dopo una settimana di lavoro dedicata soprattutto ai Balcani e alla sicurezza della nostra regione, ma anche alla crisi in Venezuela. L’unica via d’uscita dalla crisi è una soluzione pacifica e democratica: lo ho ribadito a nome di tutta l’Unione europea (qui la mia dichiarazione a nome dei Ventotto) e insieme al Gruppo internazionale di contatto che abbiamo creato (qui il comunicato), con il quale ci riuniremo domani in Costa Rica. La settimana era iniziata lunedì a Berlino, per il vertice organizzato da Francia e Germania sul futuro dei Balcani. È stata soprattutto l’occasione per incontrare, insieme e bilateralmente, i leader di tutti e sei i nostri partner: il presidente serbo Aleksandar Vucic e la premier Ana Brnabic, il presidente kosovaro Hashim Thaci e il primo ministro Ramush Haradinaj, il presidente del Montenegro Milo Đukanovic, il premier della Macedonia del Nord Zoran Zaev, il primo ministro albanese Edi Rama e quello bosniaco Denis Zvizdic. Martedì poi, insieme al ministro degli Esteri norvegese Ine Eriksen Soreide, abbiamo riunito a Bruxelles il gruppo dei donatori internazionali per la Palestina. Abbiamo discusso insieme di come superare l’attuale crisi finanziaria dell’Autorità palestinese e preservare la soluzione dei due Stati per garantire pace e sicurezza alla regione. Qui la conferenza stampa, qui il mio comunicato sulla nuova escalation a Gaza. Per noi europei, si tratta anche di una questione di sicurezza della nostra regione. Lo stesso vale per l’accordo sul nucleare iraniano: da tre anni contribuisce a evitare una corsa alle armi nucleari in Medio Oriente, e anche per questo va salvato. Qui il mio comunicato con Francia, Germania e Gran Bretagna sulle...