Al lavoro per il Mediterraneo, con i nostri partner in Nord Africa

Al lavoro per il Mediterraneo, con i nostri partner in Nord Africa

Scrivo al termine di una settimana di lavoro dedicata soprattutto all’Africa settentrionale e al Mediterraneo.

Martedì ero a Strasburgo per la plenaria del parlamento europeo, alla vigilia del voto sul nuovo accordo di associazione tra Unione europea e Marocco. Un accordo approvato con una maggioranza molto ampia, che ci permette di aprire una fase nuova nei nostri rapporti con un partner strategico – un paese fondamentale per la stabilità del Nord Africa. Subito dopo il voto sono partita proprio per il Marocco: ho incontrato il re Mohammed VI (qui il comunicato), il premier Saadeddine El Othmani (qui le parole che ho scambiato coi giornalisti subito l’incontro), il ministro degli Esteri Nasser Bourita (qui la conferenza stampa), il ministro degli Interni Abdelouafi Laftit, quello dell’Economia Mohamed Benchaaboun e il presidente del parlamento Habib el Malki.

Dal Marocco a Malta, per l’incontro dei ministri degli Esteri dei dieci paesi del Mediterraneo occidentale – cinque europei (Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Malta) e cinque africani (Marocco, Mauritania, Algeria, Tunisia e Libia). È la prima volta che un Alto rappresentate dell’Unione europea partecipa a questo incontro: è il segno che ormai per l’Europa è evidente che la pace, la sicurezza e lo sviluppo dell’altra sponda del Mediterraneo sono fondamentali per pace, sicurezza e sviluppo qui da noi. Questo è il mio intervento a Malta, con le immagini di un incontro con un gruppo di ragazzi dei dieci paesi, che ci hanno presentato le loro proposte su come utilizzare meglio queste occasioni di cooperazione a livello regionale.

Proprio in questi giorni più di cento persone sono morte in due naufragi nelle acque del Mediterraneo. Un’altra tragedia che ci ricorda quanto è fondamentale il lavoro della nostra operazione navale nel Mediterraneo, operazione Sophia, che in questi anni ha salvato decine di migliaia di vite, arrestato trafficanti, e che sta addestrando la guardia costiera libica per evitare altre morti e altre partenze nelle acque territoriali della Libia. Anche per questo stiamo continuando a lavorare per trovare un accordo che consenta a operazione Sophia di proseguire il lavoro fatto in questi ultimi anni.

La settimana era iniziata a L’Aia, nei Paesi Bassi, per un incontro su come sostenere e migliorare il lavoro dei peacekeeper delle Nazioni Unite. Qui il mio discorso.