Al lavoro per proteggere l’accordo con l’Iran

Al lavoro per proteggere l’accordo con l’Iran

Sono giorni intensi di lavoro per preservare l’accordo sul programma nucleare iraniano, fondamentale per la sicurezza di noi europei e dell’intera regione, e per il sistema globale di non-proliferazione nucleare.

Venerdì scorso, dopo aver parlato col segretario di Stato Rex Tillerson e aver ascoltato il discorso del presidente Trump, ho ricordato il pieno sostegno dell’Unione europea all’accordo, che nessun paese può “terminare” unilateralmente: non è un trattato bilaterale, ma una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Qui la mia conferenza stampa, il mio intervento e le domande dei giornalisti.

Stamattina ho parlato con il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Yukiya Amano, che mi ha confermato ancora una volta che l’Iran sta rispettando tutti gli impegni presi nell’accordo, e che il lavoro di verifica e monitoraggio dell’Aiea continua a svolgersi con pieno accesso a tutti i siti che richiede di ispezionare. Qui le parole che ho scambiato coi giornalisti stamattina.

E oggi a Lussemburgo, coi ministri degli Esteri dei ventotto Stati membri dell’Unione europea, abbiamo confermato la nostra comune determinazione a preservare l’accordo. Anche per questo, a inizio novembre sarò a Washington per una serie di incontri con l’Amministrazione e col Congresso. Qui la conferenza stampa di oggi, il botta e risposta coi giornalisti e la nostra dichiarazione comune.

Sempre in tema di non-proliferazione, al Consiglio Affari Esteri abbiamo approvato nuove sanzioni europee nei confronti della Corea del Nord, per esercitare massima pressione su Pyongyang e cercare di creare uno spazio per una mediazione (qui le conclusioni del Consiglio). Di Nord Corea, Iran e non-proliferazione ho parlato anche lunedì scorso, intervenendo in video a un convegno sui sessant’anni dell’Aiea e di Euratom.

Oggi abbiamo anche approvato una nuova missione civile dell’Unione europea in Iraq per accompagnare il paese nel percorso di riforma delle proprie forze di sicurezza. Qui le conclusioni, qui il comunicato sulla mia telefonata di oggi col premier iracheno Haider al Abadi, e qui la conferenza stampa alla fine del Consiglio, anche su Turchia, Myanmar e diritti umani.

Altri quattro incontri importanti di quest’ultima settimana: martedì scorso col ministro degli Esteri indonesiano, Retno Marsudi; mercoledì con la nuova premier serba, Ana Brnabic, per discutere del dialogo tra Belgrado e Pristina e del futuro della Serbia e dell’intera regione nell’Unione europea (qui il video); giovedì col premier del Mali Abdoulaye Idrissa Maïga (qui il comunicato), e col ministro cubano della cultura Abel Prieto.