Cuba e Argentina, una pagina nuova. Poi a Parigi, per un’Europa della solidarietà

Cuba e Argentina, una pagina nuova. Poi a Parigi, per un’Europa della solidarietà

Scrivo di ritorno da un viaggio in Argentina e a Cuba, due Paesi diversi ma che hanno entrambi legami fortissimi con l’Europa (e l’Italia in particolare). Entrambi, in modi differenti e per storie differenti, stanno attraversando una fase di grande cambiamento e di apertura al resto del mondo.

A Buenos Aires ho incontrato il presidente Mauricio Macri (di origine italiane), la mia collega e amica Ministra degli Esteri Susana Malcorra e diversi altri ministri per una sessione di lavoro sui dialoghi settoriali da avviare, oltre a una rappresentanza di imprenditori europei. Il messaggio che ho portato è che l’Europa è pronta a riannodare i fili di un rapporto storico, sia politico sia economico, che per troppi anni era stato interrotto. In particolare, abbiamo discusso di come far ripartire i negoziati tra Unione Europea e Mercosur (qui il video della conferenza stampa).

Ma il momento per me più toccante è stata la visita al memoriale delle vittime del terrorismo di Stato degli anni Settanta e Ottanta. Su interminabili muri grigi, lungo la sponda del Rio della Plata, sono incisi i nomi di quasi diecimila persone uccise durante la dittatura militare. Giovani e giovanissimi, alcuni bambini, ragazze incinte – i figli e i nipoti di quelle madri e nonne di Plaza de Mayo che tante volte ho incontrato. La loro battaglia di verità deve restare nella memoria collettiva di tutti noi.

La seconda tappa del mio viaggio è stata L’Avana. C’ero stata la prima volta da Alto rappresentante esattamente un anno fa e in quella occasione ci eravamo impegnati a chiudere entro un anno un Accordo bilaterale di dialogo politico e di cooperazione che avrebbe segnato un passo storico nelle nostre relazioni. E l’impegno è stato mantenuto. Dopo dodici mesi di negoziati serrati, ieri insieme al ministro degli Esteri Bruno Rodriguez abbiamo siglato un’intesa che copre molti campi, dal dialogo politico ai diritti umani, dai rapporti economici alla tutela dell’ambiente. A differenza dei nostri amici americani, noi europei a Cuba non dobbiamo “tornare”, perché ci siamo sempre stati: nei momenti facili e in quelli più difficili.

Ma con l’accordo abbiamo avviato una fase completamente nuova, che porterà maggiore cooperazione anche economica e commerciale. Così come con la storica visita di Barack Obama a Cuba, tra dieci giorni, l’isola aprirà un rapporto nuovo con gli Stati Uniti, che dovrebbero andare fino in fondo nella svolta revocando finalmente l’embargo (qui la conferenza stampa con Rodriguez). E di questo ho parlato a lungo anche nel mio incontro con il presidente Raúl Castro, tre ore di colloquio in cui abbiamo ribadito la volontà di rafforzare rapporti che sia i cubani sia gli europei sentono parte della propria storia.

Oggi invece sono a Parigi, per l’incontro dei leader socialisti europei organizzato all’Eliseo dal presidente Hollande. Abbiamo parlato del presente e del futuro della nostra Unione Europea, del bisogno di lavorare per la crescita, di gestire con umanità e insieme in sicurezza i flussi di rifugiati. Possiamo trovare soluzioni vere solo a livello europeo e invece continuano le spinte a rinchiudersi in soluzioni nazionali, che hanno già dimostrato in passato di non funzionare. Serve tracciare insieme la via della solidarietà, innanzitutto tra europei, e con i nostri vicini. Oggi c’è stato un impegno importante a farlo.