Un giorno difficilissimo. Oltre il dolore, il lavoro continua

Un giorno difficilissimo. Oltre il dolore, il lavoro continua

Sono stati giorni difficilissimi: Bruxelles sotto attacco, e con lei tutta la nostra Europa. Io ero in Medio Oriente, a Beirut e Amman, per rafforzare la cooperazione con il Libano e la Giordania sul nostro lavoro comune per prevenire e contrastare il terrorismo e la radicalizzazione, sulla gestione comune dei flussi di rifugiati siriani, sul lavoro diplomatico che insieme portiamo avanti per costruire la pace in Siria, e una transizione a Damasco. E per incontrare i rifugiati siriani che chiedono solo di poter tornare ad una casa che non c’è più, ma può essere ricostruita. I bambini che hanno ancora la guerra negli occhi, e tanta voglia di credere in un futuro dignitoso, libero. Le donne che ti guardano e sorridono, ancora. In queste ore ho incontrato così tanto dolore, e così tanta speranza.

Per me, sono stati giorni di emozioni difficili e lavoro duro. Ho sentito tutta la responsabilità che l’Europa può portare sulle sue spalle. Tutta l’aspettativa che i nostri concittadini europei e i nostri vicini mediorientali possono proiettare su di noi. In uno dei momenti più cupi e difficili della nostra storia.

Mi è capitato, per la prima volta nella mia vita, di mostrare in pubblico il mio dolore – in una conferenza stampa ad Amman pochi minuti dopo aver ricevuto le terribili notizie degli attentati a Bruxelles. Non ho l’abitudine di condividere in momenti ufficiali i miei sentimenti o le mie emozioni, e non è una cosa che amo fare. Ma può succedere che il dolore diventi evidente, pubblico. Siamo esseri umani, innanzitutto. Ma oltre il dolore, abbiamo responsabilità. Ed è questo che conta per me. Di là delle lacrime, pubbliche o private che siano, conta il lavoro di ogni singolo istante per provare a costruire soluzioni, strade di pace, alleanze per la nostra sicurezza.

Per questo, di fronte al dolore per ciò che succedeva a Bruxelles, ho scelto di restare in Medio Oriente ancora qualche ora: concordare con il Re di Giordania una più stretta cooperazione nel settore del contrasto al terrorismo; trovare le formule più giuste per prevenire la radicalizzazione dei giovani europei con chi può passare il massaggio di un Islam di dialogo e di pace; incontrare quei bambini siriani che, se lasciati senza istruzione e speranza, possono diventare i terroristi di domani. Offrire loro un futuro. Costruire il nostro presente.

Ora, di ritorno a Bruxelles. Tra poche ore in Commissione per la riunione settimanale del “College” dei Commissari, perché il lavoro continua – come e più di prima. Con una certezza: dobbiamo riuscire a trovare la soluzione a una guerra che, in Siria e in Europa, sta distruggendo la capacità di vivere insieme del nostro mondo.