Tra tante difficoltà, piccoli segnali di speranza

Tra tante difficoltà, piccoli segnali di speranza

Settimana intensa e impegnativa qui a Bruxelles. Abbiamo iniziato lunedì mattina con il Consiglio Affari Esteri sulla Siria, e con una buona notizia: la Bosnia Erzegovina ha presentato ufficialmente la richiesta di entrare a far parte della nostra Unione Europea. Qualche settimana dopo il mio insediamento abbiamo deciso di rilanciare un processo che si era fermato, e in un anno di grande impegno con tutti i livelli di governo del paese, siamo arrivati a questo importante primo risultato. Il lavoro da fare è ancora molto, ma è una bellissima notizia per quei tanti giovani che in Bosnia Erzegovina sognano di trasformare il passato di guerra del proprio paese in un futuro di pace europea. Ed è una bella notizia per tutti i Balcani e per tutti noi: in un momento di profonda difficoltà per l’Unione, questa storia ci ricorda quanto è bella e preziosa la nostra integrazione.

Lunedì sera ho poi accolto Javad Zarif, il ministro degli esteri iraniano, alla sua prima visita bilaterale ufficiale alle istituzioni europee. Abbiamo lavorato al rilancio delle relazioni bilaterali tra Europa e Iran dopo l’accordo sul nucleare, ma anche discusso delle prospettive della regione e delle forme di cooperazione che possono aiutare a renderle migliori. E proprio ieri – grazie all’accordo che abbiamo raggiunto a Monaco una settimana fa – 114 camion di aiuti umanitari hanno raggiunto cinque aree assediate della Siria. È un piccolo grande segnale di speranza, che ci incoraggia a continuare il lavoro difficile verso una cessazione delle ostilità e per il riavvio dei negoziati di Ginevra.

Abbiamo parlato anche di questo al Consiglio europeo di ieri e oggi, che è ancora in corso, dedicato soprattutto al referendum in Gran Bretagna e alla nostra risposta comune alla crisi dei rifugiati. Gli Stati Membri hanno rinnovato il loro impegno a lavorare insieme e a evitare risposte unilaterali, pur nelle difficoltà di queste ore: non esistono soluzioni nazionali a una questione globale come quella delle migrazioni, ed è ora che le decisioni già prese dai ventotto si traducano in azioni comuni. 

Ieri anche un momento più leggero, e bellissimo: l’incontro con gli stagisti italiani, ragazze e ragazzi, che lavorano nella Commissione. Non “cervelli in fuga”, ma intelligenze italiane al servizio della nostra Unione – e quindi anche al servizio dell’Italia.