Tante identità nazionali, un’identità europea comune

Tante identità nazionali, un’identità europea comune

Scrivo dopo una settimana in cui ho attraversato l’Europa da un estremo all’altro, da Lisbona a Helsinki. In pochi giorni ho avuto l’occasione di vedere alcuni dei tanti volti del nostro continente, che ha mille culture e mille identità: eppure c’è qualcosa che ci tiene uniti, una identità comune che non cancella i mille volti dell’Europa ma li riassume. Ho parlato di questa identità europea, di cosa rappresenta per me, inaugurando la fiera del libro di Francoforte. Qui ci sono il video e il testo del mio discorso, insieme al premier georgiano Mamuka Bakhtadze. La settimana era cominciata a Barcellona, al Forum regionale dell’Unione del Mediterraneo. La nostra regione è il teatro di troppe guerre e conflitti: l’Unione per il Mediterraneo ci dà l’occasione di lavorare su progetti concreti che migliorano la vita dei cittadini della nostra regione, creando cooperazione anche tra paesi che in genere non dialogano tra di loro. Qui il mio intervento, qui la conferenza stampa di Barcellona. Poi a Lisbona, per incontrare il premier Antonio Costa, il ministro degli Esteri Augusto Santos Silva e il ministro uscente della Difesa José Azeredo Lopes (qui la conferenza stampa). E ho sentito per telefono il nuovo ministro della Difesa, João Gomes Cravinho, che al momento è ambasciatore dell’Unione europea in Brasile. Dal Portogallo alla Finlandia, dove ho avuto due grandi onori. Prima all’Università di Tampere, ho ricevuto un dottorato di ricerca “honoris causa”: nel mio discorso ho parlato dell’Europa come progetto di pace, non solo nel nostro continente ma nel mondo – qui il video. Poi, mercoledì sera, sono intervenuta alla cena per celebrare i dieci anni del Premio Nobel...
All’Assemblea generale dell’Onu: Iran, Siria, Israele e Palestina

All’Assemblea generale dell’Onu: Iran, Siria, Israele e Palestina

Ieri ho scritto della settimana trascorsa a New York per l’Assemblea generale dell’Onu. Qui qualche dettaglio in più sul lavoro fatto per preservare l’accordo nucleare con l’Iran, per riavviare i negoziati per la pace in Siria, e per tenere in vita e rilanciare la soluzione dei due Stati per Israele e Palestina. Salvare l’accordo con l’Iran, per la nostra sicurezza comune A New York ho riunito i ministri degli Esteri di Cina, Francia, Germania, Gran Bretagna, Russia e Iran per constatare ancora una volta che l’Iran sta rispettando i patti, come certificato dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Insieme stiamo lavorando a un meccanismo per consentire alle nostre aziende di continuare a lavorare in Iran. Ne ho parlato alla conferenza stampa dopo l’incontro (qui), con Fareed Zakaria al Bloomberg Global Forum, e con Christiane Amanpour alla CNN. L’accordo con l’Iran funziona, e la strada dei negoziati multilaterali è necessaria anche per risolvere la questione coreana: ne ho parlato all’incontro sul Trattato per la messa al bando dei test nucleari. Il nostro contributo per rilanciare i negoziati sulla Siria La guerra in Siria può finire solo con un accordo tra siriani, negoziato grazie alle Nazioni Unite. A New York abbiamo lavorato per ridare slancio alle trattative guidate da Staffan de Mistura, l’inviato dell’Onu, e Staffan è stato nostro ospite alla riunione dei ministri degli Esteri dell’Unione europea – ne parlo qui coi giornalisti. Poi abbiamo riunito i ministri di oltre cinquanta paesi – dagli Stati Uniti alla Russia, dalla Turchia all’Iran al mondo arabo – per discutere di come sostenere il lavoro dell’Onu. E per annunciare una nuova conferenza a Bruxelles,...
All’Assemblea generale dell’Onu. Investire nel multilateralismo è un nostro “interesse nazionale”

All’Assemblea generale dell’Onu. Investire nel multilateralismo è un nostro “interesse nazionale”

Scrivo di ritorno dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York: una settimana di lavoro per preservare l’accordo nucleare con l’Iran, per riavviare i negoziati per la pace in Siria, per tenere in vita e rilanciare la soluzione dei due Stati per Israele e Palestina, per lavorare insieme all’Africa sul nostro futuro, per difendere diritti e creare opportunità per tutti (di Iran, Siria e Medio Oriente scriverò meglio in un altro post). Ma soprattutto per ribadire che la soluzione alle grandi questioni del nostro tempo va costruita insieme, e le Nazioni Unite sono il centro di gravità di tutto il nostro lavoro collettivo per la pace, la sicurezza e la crescita nel mondo. In questi giorni, le Nazioni Unite sono state descritte da alcuni come un ostacolo alla realizzazione dei nostri “interessi nazionali”. È esattamente il contrario. In un mondo complesso e difficile come il nostro, le uniche soluzioni realistiche ed efficaci sono quelle che nascono unendo le forze, tra potenze mondiali e tra continenti, nella cornice delle Nazioni Unite. Questa è la scelta dell’Unione europea. L’abbiamo ribadita nell’incontro col segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, e in quello – che ho convocato per la prima volta – con i ministri dei membri europei del Consiglio di Sicurezza. Ed è una scelta che stiamo mettendo in pratica quotidianamente. Ad esempio rafforzando la cooperazione trilaterale tra Unione europea, Unione africana e Nazioni Unite – su migrazioni, crescita economica, pace e sicurezza (qui il resoconto del nostro incontro a New York). Sostenendo il lavoro dell’Onu per mettere fine alla crisi in Libia. Oppure sostenendo la cooperazione tra paesi su temi di interesse...
Perché un incontro delle donne ministro degli Esteri

Perché un incontro delle donne ministro degli Esteri

Scrivo in viaggio tra Montreal e New York, dove inizia oggi una settimana intensissima di lavoro per l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. A Montreal, in Canada, in questi ultimi due giorni abbiamo riunito per la prima volta tutte le donne ministro degli Esteri, insieme al ministro degli Esteri canadese Chrystia Freeland. L’idea ci è venuta prima di tutto perché, nel nostro lavoro quotidiano, vediamo il contributo speciale che le donne sanno portare in politica estera, in un negoziato di pace, in un percorso di riconciliazione nazionale. Per questo abbiamo parlato delle grandi crisi internazionali, dalla Siria all’Ucraina, non solo tra noi ma invitando donne che lavorano per risolvere i conflitti, e che vogliamo sostenere nel loro difficilissimo ma importantissimo lavoro. Ma ci siamo volute incontrare anche per raccontare le nostre storie alle ragazze e alle donne di tutto il mondo: dimostrare che non ci sono mestieri “da uomo”, e che ogni ragazza ha il diritto di fare ciò che vuole della propria vita. Continueremo a lavorare insieme, nelle prossime settimane e con un nuovo incontro il prossimo anno. Qui il mio intervento in apertura dell’incontro, qui la conferenza stampa finale. In Canada abbiamo anche voluto ricordare una strage di quasi trent’anni fa, al Politecnico di Montreal: quattordici ragazze uccise per il solo fatto di essere donne, studentesse, libere e intelligenti. Qui il video. La settimana era iniziata invece a Bruxelles, dove abbiamo presentato la nostra Strategia per rafforzare le connessioni tra Europa e Asia. È uno dei temi decisivi per il futuro delle nostre economie: le grandi infrastrutture che collegano i nostri continenti serviranno a creare nuove opportunità e...
Lo stato dell’Unione, da Strasburgo a Skopje

Lo stato dell’Unione, da Strasburgo a Skopje

Scrivo alla fine di una settimana trascorsa tra Bruxelles, Strasburgo e Skopje. Mercoledì il presidente Juncker ha pronunciato, come ogni anno, il suo discorso sullo Stato dell’Unione davanti al Parlamento europeo a Strasburgo. Uno dei temi centrali è stato il nuovo rapporto tra Europa e Africa: una collaborazione tra partner che hanno moltissimi interessi in comune. Venerdì a Bruxelles ho presentato le decisioni che abbiamo preso, qui il video. A Strasburgo ho incontrato Zoran Zaev, il premier della ex Repubblica Yugoslava di Macedonia. Insieme a lui sono partita per Skopje: le persone che ho incontrato per le strade della città si sentono e sono pienamente europee. A tutti ho detto che il referendum del 30 settembre, per confermare l’accordo tra Skopje e Atene sul nome “Macedonia del Nord”, è un’occasione straordinaria per far sentire la loro voce e il loro desiderio di entrare nell’Unione europea. Il destino del paese è nelle loro mani. Qui l’incontro con la stampa a Skopje. Durante la plenaria del Parlamento europeo ci siamo occupati anche dei nostri rapporti con gli Stati Uniti, nell’anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle, di Cina, di Libia, di Palestina, di come regolare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per scopi miliari, e di alcuni casi di violazioni dei diritti umani in Uganda, Cambogia e Myanmar. Ho anche ribadito l’importanza della Corte penale internazionale, mentre alcuni ne stanno mettendo in discussione l’esistenza. E ho incontrato i parlamentari europei che fanno parte dell’assemblea parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo, per discutere delle nostre priorità nella regione. Venerdì, di ritorno a Bruxelles, ho presieduto il consiglio dei ministri dello sviluppo, con i quali abbiamo continuato il nostro...
A Vienna, con lo sguardo ai Balcani, al Medio Oriente e all’Iran

A Vienna, con lo sguardo ai Balcani, al Medio Oriente e all’Iran

Scrivo da ritorno dall’Austria, che ha la presidenza di turno dell’Unione europea, dove ho presieduto le riunioni informali dei ministri degli Esteri e della Difesa europei. Eravamo a Vienna, la città dove tre anni fa abbiamo concluso – dopo anni di negoziato – l’accordo nucleare con l’Iran. Non c’era posto migliore per avviare un anno che per noi sarà in buona parte dedicato proprio a proteggere e a rafforzare il sistema delle istituzioni multilaterali: accordi come quello con l’Iran contribuiscono alla sicurezza dell’Europa, e investire in questo “multilateralismo efficace” è l’unico modo di difendere davvero gli interessi dei cittadini europei. L’Austria ha deciso di dedicare il suo semestre di presidenza dell’Unione proprio al multilateralismo efficace, ma anche al lavoro con i Balcani – ne ho parlato col presidente austriaco Alexander Van Der Bellen, qui il video. E a Vienna c’erano anche i ministri degli Esteri dei paesi candidati a entrare nell’Unione europea. Con loro abbiamo parlato del nostro lavoro comune proprio a difesa e promozione del multilateralismo, poche settimane prima dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Ma abbiamo anche discusso della sicurezza del nostro continente, insieme alla Nato e alle Nazioni Unite. Con i ministri della Difesa dell’Unione abbiamo discusso proprio della cooperazione con i nostri partner nei Balcani, insieme anche alla NATO e all’Onu. E abbiamo lavorato ai nuovi progetti comuni per rafforzare la difesa dell’Unione, che avvieremo grazie alla Cooperazione strutturata permanente che abbiamo creato lo scorso anno. Sia con i ministri della Difesa che con quelli degli Esteri abbiamo discusso del futuro di Operazione Sophia, la nostra missione navale nel Mediterraneo: non c’è ancora l’accordo sul nuovo mandato...