Dal Sud-Est asiatico all’Africa, per l’accordo di pace in Mozambico

Dal Sud-Est asiatico all’Africa, per l’accordo di pace in Mozambico

Scrivo alla fine di un viaggio di dieci giorni che mi ha portato nel Sud-est asiatico, e in Mozambico per la firma di un accordo di pace che mette fine a decenni di guerra. Il primo agosto sono arrivata in Tailandia, per partecipare – per la quinta volta in cinque anni – all’incontro tra Unione europea e l’organizzazione dei paesi del Sud-est asiatico (ASEAN) e al Forum regionale organizzato dall’ASEAN. In questi cinque anni Unione europea e ASEAN hanno collaborato come mai prima d’ora – sulla nostra sicurezza comune, sulle grandi crisi globali, sugli accordi per un commercio più libero e giusto, sui cambiamenti climatici. Qui il mio intervento alla riunione tra Unione europea e ASEAN. Il Forum regionale dell’ASEAN è stato l’occasione per incontrare tanti partner da tutto il mondo: oltre al premier tailandese Prayut Chan-o-cha e al ministro degli Esteri Don Pramudwinai, ho incontrato il ministro degli Esteri dell’Indonesia Retno Marsudi, del Myanmar U Kyaw Tin, della Cambogia Prak Sokhonn, della Cina Wang Yi, del Giappone Taro Kono, dell’India Subrahmanyam Jaishankar, della Repubblica di Corea Kyung-wha, della Nuova Zelanda Winston Peters, e del Canada Chrystia Freeland. Dalla Tailandia al Vietnam. Col ministro degli Esteri Pham Binh Minh e della Difesa Ngo Xuan Lich, abbiamo concluso due accordi per la partecipazione del Vietnam alle nostre missioni civili e militari e per la cooperazione nel campo del peacekeeping – qui la conferenza stampa. Ad Hanoi ho anche incontrato la presidente del Parlamento Nguyễn Thị Kim Ngân e un gruppo di studenti del programma Erasmus mundus – i migliori ambasciatori dell’Europa nel mondo (qui il video). Poi in Mozambico, per un’occasione...
Dall’Africa al Golfo. Poi la prima plenaria del nuovo Parlamento europeo

Dall’Africa al Golfo. Poi la prima plenaria del nuovo Parlamento europeo

Scrivo dopo due settimane trascorse tra l’Africa, il Golfo e Strasburgo, per la prima plenaria del nuovo Parlamento europeo. Dopo il giro dell’Asia centrale e la tappa in Ucraina di due settimane fa, sono arrivata in Burkina Faso per la quinta riunione annuale coi ministri degli Esteri dei cinque paesi del Sahel. Sono paesi che aspirano a diventare più forti e più autonomi: vogliamo continuare ad aiutarli sia sul piano dello sviluppo economico sia su quello della sicurezza, perché è nel nostro interesse di europei aiutare a costruire un Sahel più forte e più stabile. E in Burkina ho annunciato 138 milioni di euro di sostegno aggiuntivo alla Forza militare congiunta del G5 Sahel. Qui la conferenza stampa. La riunione è stata anche l’occasione per una visita bilaterale in Burkina: ho incontrato il presidente Roch Marc Kabore, il premier Christophe Dabire e il ministro degli Esteri Alpha Barry. Ma sono anche stata a visitare la scuola franco-araba El Bayane, finanziata dall’Unione europea – perché è dall’istruzione dei bambini che si inizia a costruire la forza di un paese. Dal Burkina al Mali. Oltre agli incontri col presidente Ibrahim Boubacar Keita, il governo e il ministro degli Esteri Tiébilé Dramé, ho visitato la regione del centro del paese, dove le difficoltà per la sicurezza sono più forti. Lì ho incontrato un gruppo di leader locali e rappresentanti della società civile. Spetta ai maliani aprire una nuova epoca nella storia del paese, di dialogo nazionale e lotta al terrorismo, ma noi europei siamo disposti a sostenerli con tutti i mezzi a nostra disposizione. Qui la conferenza stampa. Poi in Niger, che...
Dal vertice con i Balcani all’Asia centrale, dall’Ucraina al Sahel

Dal vertice con i Balcani all’Asia centrale, dall’Ucraina al Sahel

Scrivo mentre arrivo in Burkina Faso e nel Sahel, dove incontrerò i nostri partner nella regione. Fino a stamattina ero a Kiev, in Ucraina, dove si è svolto il ventunesimo vertice tra Unione europea e Ucraina – il primo dopo l’elezione di Volodymyr Zelensky e il segno di una partnership strettissima e unica. Ci siamo occupati delle riforme che i cittadini ucraini chiedono al loro governo, ma anche della situazione nell’est del paese, in Crimea e nel Mar di Azov, di scambi commerciali e di sicurezza energetica. Qui il comunicato congiunto. Venerdì scorso invece ero a Poznan, in Polonia, per il vertice coi nostri sei partner dei Balcani: l’integrazione di tutta la regione dentro l’Unione europea è prima di tutto un nostro interesse, e la cooperazione tra le sei capitali è fondamentale per accompagnare il loro percorso verso l’Unione europea. Qui la mia intervista con Radio Free Europe, qui il comunicato. Durante il fine settimana sono stata ancora una volta in Asia centrale – una regione con la quale, in questi anni, abbiamo coltivato rapporti sempre più forti. Ad Ashgabat, in Turkmenistan, ho annunciato l’apertura di un’ambasciata dell’Unione europea nel paese – la quinta nei cinque paesi dell’Asia centrale. Qui la conferenza stampa col ministro degli Esteri Rashid Meredov e la mia dichiarazione alla stampa locale. Poi a Bishkek, in Kirghizistan, per la riunione ministeriale tra Unione europea e Asia centrale. I paesi di questa regione vedono nell’Europa un punto di riferimento e ci chiedono un coinvolgimento sempre più costante nelle vicende dell’Asia centrale. Ne ho parlato nella conferenza stampa col ministro degli Esteri kirghiso Chingiz Aidarbekov, qui invece...
Due risultati importanti su Mercosur e Iran

Due risultati importanti su Mercosur e Iran

Scrivo al termine di una settimana in cui abbiamo raggiunto due risultati importantissimi. Venerdì, dopo anni di negoziati, abbiamo firmato un accordo commerciale coi paesi del Mercosur – cioè Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. È una buona notizia per le nostre aziende, ma l’accordo va oltre il commercio: è un accordo che difende l’ambiente e i lavoratori, che crea dialogo politico e cooperazione multilaterale. L’Europa e l’America Latina sono più vicine che mai. Dell’accordo avevo parlato in settimana col ministro degli Esteri brasiliano Ernesto Araujo, nostro ospite a Bruxelles – qui il comunicato. Sempre venerdì abbiamo dato un annuncio importante per la difesa dell’accordo sul nucleare iraniano: il meccanismo per sostenere gli scambi commerciali legittimi con l’Iran (si chiama Instex) è diventato operativo e sta già gestendo le prime transazioni. Oltre ai tre paesi che lo hanno creato – Francia, Germania e Gran Bretagna – altri sette paesi europei entreranno a far parte del meccanismo. E venerdì abbiamo riunito a Vienna la commissione che lavora per garantire il rispetto dell’accordo: qui il comunicato. Durante la settimana ci siamo occupati molto di difesa europea: lunedì ero all’Agenzia europea della difesa (qui il mio discorso), e mercoledì ero alla riunione dei ministri della Difesa della NATO. Di cooperazione transatlantica ho parlato anche al Forum che viene organizzato tutti gli anni dal German Marshall Fund a Bruxelles – qui il video. In settimana ho incontrato anche l’inviato americano per la Siria Jim Jeffrey. E venerdì ho parlato con l’inviato dell’Onu Geir Pedersen. Durante la settimana ho incontrato alcuni partner importanti. Giovedì ho presieduto il Consiglio di Associazione col Marocco – qui la...
Al lavoro per salvare l’accordo sul nucleare iraniano

Al lavoro per salvare l’accordo sul nucleare iraniano

Scrivo alla fine di una settimana di lavoro per salvare l’accordo sul nucleare iraniano. Ne abbiamo discusso lunedì a Lussemburgo coi ministri degli Esteri dell’Unione, ribadendo che l’accordo va preservato e invitando tutte le parti a evitare nuove escalation (qui la conferenza stampa). Il giorno successivo ero a Washington, dove l’Iran è stato al centro del colloquio col segretario di Stato Mike Pompeo. E venerdì prossimo riuniremo ancora la commissione che lavora per garantire il rispetto dell’accordo – presieduta dall’Unione europea e composta da Cina, Francia, Germania, Gran Bretagna, Russia e Iran. Qui il comunicato. A Washington, con Pompeo, abbiamo discusso anche di Balcani, Venezuela, Afghanistan, Libia, Moldova, Ucraina e Russia. Ho incontrato anche Jared Kushner, il consigliere del presidente sul Medio Oriente, per parlare della situazione in Israele e Palestina. Qui il comunicato. Lunedì, alla riunione coi ministri degli Esteri e della Difesa, ho presentato un rapporto sul lavoro degli ultimi tre anni per tradurre in azione la nostra Strategia globale per la politica estera e di sicurezza. Abbiamo confrontato i propositi di tre anni fa e i risultati conseguiti – che in alcuni campi hanno superato le aspettative, come sulla difesa comune europea, mentre in altri settori il lavoro da fare resta molto. Qui il rapporto, e qui le nuove conclusioni del Consiglio per portare avanti il lavoro sulla difesa europea. Al Consiglio ci siamo occupati anche di Sudan e Moldova. E poi, coi ministri degli Esteri abbiamo incontrato il ministro degli Esteri giordano Ayman al Safadi. La Giordania è uno dei nostri partner più stretti in Medio Oriente, e un punto di riferimento per la regione...
Il futuro dei Balcani è nell’Unione europea

Il futuro dei Balcani è nell’Unione europea

Scrivo al termine di una settimana trascorsa tra Bruxelles e Roma, al lavoro soprattutto con i partner dei paesi più vicini a noi. All’inizio della settimana ho incontrato il premier albanese Edi Rama e il nuovo presidente macedone Stevo Pendarovski (qui il comunicato). È tempo che sia l’Albania sia la Macedonia del Nord inizino i negoziati per il loro ingresso nell’Unione europea – e come Commissione europea abbiamo chiesto ai governi dell’Unione di dare il loro via libera al più presto. Giovedì ho accolto il ministro degli Esteri armeno Zohrab Mnatsakanyan, a un anno dall’accordo di partenariato che l’Unione europea ha firmato con l’Armenia. Abbiamo parlato delle riforme in corso, e di come l’Unione europea può continuare a sostenerle e accompagnarle. Qui la conferenza stampa e il comunicato congiunto. Venerdì invece ero in Vaticano per incontrare il Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, e il Segretario per i rapporti con gli Stati, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher. È un dialogo che abbiamo iniziato tre anni fa, per cercare di contribuire insieme alla soluzione di alcune delle peggiori crisi dei nostri giorni, dal Venezuela alla Siria. Qui il comunicato. In settimana ho sentito per telefono il premier libico Fayez al Serraj, qui il comunicato. Qui invece il comunicato sulla situazione in...