Di ritorno dal G7 in Francia

Di ritorno dal G7 in Francia

Scrivo di ritorno da Dinard, in Francia, dove si è tenuta la riunione annuale dei ministri degli Esteri del G7. Ci siamo occupati delle grandi crisi internazionali. Della Libia innanzitutto, con un richiamo a fermare gli scontri e mettere in atto il piano di azione proposto dalle Nazioni Unite. E poi di Siria, Yemen, Ucraina e Venezuela. Del conflitto israelo-palestinese. Dei rapporti con l’Iran. E ancora di lotta alle diseguaglianze – comprese quelle tra uomini e donne, – di sostegno alle operazioni di pace in Africa e del ruolo delle donne nei processi di pace, di come regolare il comportamento degli Stati nel cyber-spazio e di contrasto alla disinformazione. E di come affrontare insieme il tema dei combattenti stranieri che rientrano nei loro paesi. Qui i comunicati. La riunione è stata anche l’occasione per incontrare faccia a faccia i ministri degli Esteri del Canada, Chrystia Freeland, e del Giappone, Taro Kono, due paesi che condividono profondamente con l’Unione europea il sostegno al multilateralismo. La settimana era iniziata a Bruxelles con un incontro con un gruppo di donne mediatrici, impegnate nella soluzione di conflitti in tutti i continenti. Poi alla sede del Servizio di Azione Esterna, per inaugurare la mostra sul lavoro del nostro Centro europeo per i satelliti: insieme, noi europei abbiamo i sistemi di satelliti più avanzati al mondo, che nessuno Stato membro potrebbe permettersi da solo. Sono tecnologie fondamentali per la nostra sicurezza, per reagire alle catastrofi naturali, per aiutare i nostri partner nel mondo. Mercoledì ho partecipato alla conferenza di Bruxelles sulla sicurezza alimentare – perché la scarsità di cibo e la desertificazione stanno già causando...
Una settimana, quattro continenti

Una settimana, quattro continenti

La settimana passata l’ho trascorsa tra quattro continenti, dall’Afghanistan all’America Latina fino a Tunisi e a Bruxelles, lavorando su alcune delle aree del mondo cui noi europei continuiamo a guardare con apprensione ma anche con speranza, di là dalla distanza geografica: l’Asia centrale, l’Afghanistan, il Venezuela, la Libia e il Medio Oriente. Di Asia centrale abbiamo parlato a lungo lunedì scorso a Islamabad con i leader pakistani. L’occasione del viaggio è stato il “dialogo strategico” tra Unione europea e Pakistan, un paese centrale per la stabilità di tutta l’Asia. Con il presidente Arif Alvi, il premier Imran Khan, il ministro degli Esteri Shad Mehmood Qureshi e con il capo di Stato Maggiore dell’Esercito pakistano Qamar Javed Bajwa, abbiamo discusso delle nostre relazioni bilaterali, ma anche e soprattutto di pace e sicurezza in quella regione del mondo: abbiamo parlato a lungo di quello che Europa e Pakistan possono fare per accompagnare i negoziati di pace in Afghanistan (qui il comunicato), e sulle recenti tensioni tra India e Pakistan. Non solo. Dopo l’attentato contro la comunità musulmana di Christchurch, in Nuova Zelanda, abbiamo ragionato sulla necessità di uno sforzo comune per impedire che si diffondano i semi dell’islamofobia. Allo stesso tempo, dobbiamo lavorare insieme contro la radicalizzazione e il terrorismo. Qui la conferenza stampa con Qureshi. Del ruolo fondamentale che possono svolgere la società civile e soprattutto le donne nella crescita e nella stabilizzazione di un Paese abbiamo parlato con un gruppo di donne pachistane rappresentanti della società civile. Da Islamabad a Kabul, per sostenere la prospettiva di un processo politico che porti alla pace tra il governo afgano e i...
Unione europea e Cina: un dialogo pragmatico e fedele ai nostri valori

Unione europea e Cina: un dialogo pragmatico e fedele ai nostri valori

Scrivo alla fine di una settimana trascorsa interamente a Bruxelles, al lavoro con i ministri degli Esteri dell’Unione, coi capi di governo al Consiglio europeo, e con alcuni partner importanti. Abbiamo iniziato la settimana insieme a Wang Yi, consigliere di Stato e ministro degli Esteri cinese, prima per il “dialogo strategico” tra Europa e Cina, e poi per un incontro coi ministri degli Esteri dei Ventotto. È la prima volta che un ministro degli Esteri cinese incontra tutti i ministri dell’Unione: è il segno che la Cina è un partner fondamentale, una potenza globale con cui abbiamo alcune divergenze sostanziali, che a volte è un nostro competitor, ma che collabora con noi su molti temi fondamentali per la pace e la sicurezza del mondo – dall’Iran alla Corea. Per questo abbiamo bisogno di un dialogo che sia allo stesso tempo pragmatico e fedele ai nostri valori. Qui la conferenza stampa con Wang Yi. E di Cina ho discusso anche coi capi di governo dell’Unione, al Consiglio europeo di giovedì e venerdì – ne parlo qui coi giornalisti. Un Consiglio segnato soprattutto da una decisione importante sul futuro della Gran Bretagna – qui le conclusioni. Ai margini del Consiglio, ho incontrato il premier portoghese Antonio Costa per concordare il nostro sostegno al Mozambico, che è stato colpito da un ciclone devastante. Qui la conferenza stampa insieme ad Antonio. Come sempre, ho partecipato al pre-vertice dei leader socialisti, che è stato anche un’occasione per incontrare Nicola Zingaretti – per la prima volta dopo la sua vittoria alle primarie. Lunedì, coi ministri degli Esteri, avevamo iniziato il nostro incontro confermando la nostra...
Perché sono orgogliosa della terza Conferenza di Bruxelles sulla Siria

Perché sono orgogliosa della terza Conferenza di Bruxelles sulla Siria

Scrivo dopo una settimana trascorsa tra gli Stati Uniti e Bruxelles, per la terza Conferenza sulla Siria. Sono orgogliosa di tre cose. Innanzitutto, quest’anno la conferenza ha avuto come protagonisti le tante donne e uomini siriani impegnati nella società civile, riuniti tra loro, al di là delle differenze, e insieme a cinquecento Ong che lavorano ogni giorno sul campo. Abbiamo offerto loro uno spazio protetto di incontro e di confronto, e abbiamo portato la loro voce al tavolo dei ministri: perché la Siria appartiene ai siriani, e l’unico modo di chiudere davvero il conflitto è aiutarli – insieme alle Nazioni Unite – a costruire una Siria democratica, inclusiva, unita e riconciliata. Qui i miei incontri con la società civile e le donne impegnate nel negoziato, qui la conferenza stampa con l’inviato dell’Onu Geir Pedersen. E qui invece il mio intervento che ha aperto la riunione ministeriale, dopo che abbiamo ascoltato insieme la storia di una straordinaria ragazza siriana, Asmaa. E poi, in un momento in cui la guerra in Siria rischia di essere “dimenticata”, e in cui le divisioni della comunità internazionale sono ancora profonde, siamo riusciti a mobilitare 80 paesi e organizzazioni internazionali a sostegno del processo politico che sotto l’egida delle Nazioni Unite può mettere fine alla guerra: dalla Russia agli Stati Uniti, dall’Iran alla Turchia, abbiamo cercato di costruire un terreno comune che possa consentire all’Onu di riprendere il filo dei negoziati a Ginevra. Infine, siamo riusciti a raccogliere una cifra straordinaria – più di sei miliardi di euro solo per il 2019, più che negli anni passati – a sostegno dei siriani e delle comunità...
Negli Stati Uniti – al lavoro su intelligenza artificiale e ruolo delle donne nella società

Negli Stati Uniti – al lavoro su intelligenza artificiale e ruolo delle donne nella società

Scrivo dagli Stati Uniti, dove sabato – a Seattle – abbiamo riunito ancora una volta il nostro Global Tech Panel, ospiti di Brad Smith della Microsoft. Sabato abbiamo discusso di come regolare gli utilizzi militari dell’intelligenza artificiale: un tema su cui la collaborazione tra politici ed esperti del settore è fondamentale. E a margine dell’incontro ho avuto il piacere di incontrare anche Melinda Gates. Oggi sarò a New York per alcuni incontri alle Nazioni Unite, e poi all’Università di Princeton in New Jersey. Qui i dettagli. Prima della partenza avevo incontrato la presidente dell’Assemblea generale dell’Onu María Fernanda Espinosa Garcé. Il resto della scorsa settimana l’ho trascorso a Bruxelles, dove martedì ho presieduto il Consiglio di associazione con la Georgia insieme al premier Mamuka Bakhtadze: qui la conferenza stampa. Tanti incontri con partner e vicini importanti dell’Unione europea: con il presidente centrafricano Faustin-Archange Touadéra, con il premier armeno Nikol Pashinyan, con il “chairman” della presidenza tripartita della Bosnia Erzegovina Milorad Dodik, con il ministro di Stato algerino Ramtane Lamamra. Ma è stata anche una settimana di lavoro sul ruolo delle donne nella società. Qui il video sulla discussione di giovedì al Parlamento europeo, e qui il mio video per la festa delle donne. Nei prossimi giorni incontrerò un gruppo di donne straordinarie: le siriane e le yemenite che stanno lavorando per trovare una via d’uscita ai conflitti nei loro paesi. Le vedrò a New York, e poi le ospiteremo alla terza Conferenza di Bruxelles sulla Siria. Del futuro del Medio Oriente ho discusso mercoledì con un gruppo di studiosi ed esponenti della società civile delle due sponde del Mediterraneo,...
Lega araba, Libano, Giordania: una settimana di lavoro coi nostri partner in Medio Oriente

Lega araba, Libano, Giordania: una settimana di lavoro coi nostri partner in Medio Oriente

Scrivo alla fine di una settimana dedicata soprattutto al lavoro con i nostri partner in Medio Oriente – iniziata in Egitto, dove ero domenica scorsa per il primo vertice tra Unione europea e Lega araba: qui le parole che ho scambiato coi giornalisti prima del vertice, qui il mio intervento. In Egitto ho avuto anche l’occasione per incontri bilaterali col ministro degli Esteri giordano Ayman Safadi e il ministro degli Esterni tunisino Khemais Jhinaoui. Dall’Egitto al Libano, forse il più “europeo” dei paesi arabi e uno dei nostri partner più stretti nella regione. A Beirut ho incontrato il presidente della Repubblica Michel Aoun, il presidente del Parlamento Nabih Berri, il presidente del Consiglio Saad Hariri, il ministro degli Esteri Gebran Bassil e quella dell’Interno Raya El Hassan (qui il comunicato stampa). Col premier Hariri abbiamo poi inaugurato la nuova ambasciata europea a Beirut – il segno di rapporti sempre più stretti e intensi tra Europa e Libano. Qui il mio discorso alla cerimonia. Giovedì invece ero a Londra per la Conferenza internazionale sulla Giordania: un paese dal potenziale enorme, in termini economici e di capitale umano, con una leadership che ha saputo rimanere saggia e razionale in questi anni difficili. E a Londra ho incontrato anche il premier giordano Omar Razzaz. Qui il mio intervento alla Conferenza. Mercoledì invece ero al Parlamento europeo a Bruxelles, per l’apertura del Congresso mondiale contro la pena di morte: noi europei crediamo nella giustizia, non nella vendetta, e continuiamo a lavorare per l’abolizione della pena capitale – insieme alla società civile e nelle nostre conversazioni coi paesi che continuano a farne uso. Qui il mio...