Una cattiva notizia, e qualche risultato importante

Una cattiva notizia, e qualche risultato importante

Scrivo di ritorno da Crans Montana, in Svizzera, dove negli ultimi due giorni ho partecipato alla fase conclusiva dei negoziati su Cipro condotti dalle Nazioni Unite. Lunghi giorni e notti di lavoro, conclusi senza un accordo tra le parti. Una pessima notizia, perché la pace a Cipro avrebbe messo fine a più di quaranta anni di crisi, dimostrando una volta di più il potere della diplomazia, portando non solo stabilità e sicurezza ma anche opportunità economiche nella regione. Da domani sarà più difficile immaginare un percorso che consenta alle parti di riavviare il negoziato. Ma l’Unione Europea continua a essere impegnata per la cooperazione nella regione, e pronta ad accogliere come suo stato membro un’isola unita, riconciliata e in pace.

Il resto della settimana è stato invece segnato da risultati importanti.

Lunedì scorso ho invitato a Bruxelles i presidenti di Serbia e Kosovo, Aleksandar Vucic e Hashim Thaci: insieme abbiamo deciso di aprire una nuova fase del dialogo tra Belgrado e Pristina, per la normalizzazione dei rapporti e per far avanzare tutti i Balcani nel percorso verso l’Unione Europea. Qui il comunicato.

E ieri, sempre a Bruxelles, Unione Europea e Giappone hanno firmato un accordo importantissimo di libero scambio e di cooperazione politica. Importante non solo perché il Giappone è un nostro partner storico e una delle più grandi economie del mondo. Insieme stiamo dimostrando che la miglior risposta ai problemi della globalizzazione non è il ritorno al protezionismo, ma la collaborazione coi nostri partner per scrivere regole migliori per tutti – con più garanzie per il lavoratori, per l’ambiente, per i prodotti d’eccellenza.

Di commercio, ma anche di Cipro, ho parlato questa settimana con Mike Pence, il vicepresidente americano, che nei prossimi giorni sarà in Estonia, nei Balcani e nel Caucaso. Qui il comunicato della Casa Bianca.

Un altro momento bello e importante di questa settimana. Mercoledì il Parlamento europeo ha approvato, con un’ampia maggioranza, il nostro accordo di cooperazione e di dialogo politico con Cuba. Qui il dibattito in Aula, in cui spiego l’importanza storica di questo accordo.

Al Parlamento abbiamo discusso anche del nostro impegno per proteggere, riformare e rafforzare il sistema delle Nazioni Unite. Il multilateralismo e l’Onu sono sotto attacco, e c’è chi sostiene che “l’interesse nazionale” non sia compatibile con un ordine mondiale fondato sulla cooperazione. Noi europei sappiamo per esperienza che è vero il contrario: cooperazione e multilateralismo sono essenziali per garantire il nostro interesse nazionale ed europeo. L’ho detto martedì in Aula (qui) e mercoledì mattina, partecipando alla riunione ministeriale del Consiglio d’Europa (qui).

Altri due temi importanti di cui abbiamo parlato a Strasburgo. È stato un dibattito acceso quello sul lavoro che stiamo facendo verso un’Unione Europea della sicurezza e della difesa – non per militarizzare l’Unione, ma per razionalizzare le nostre spese militari: qui il mio discorso e la replica ai parlamentari.

E poi il ruolo della cultura nella nostra politica estera – come strumento di pace e di crescita economica – perché siamo una superpotenza culturale e dobbiamo usare al meglio le nostre potenzialità. Qui il dibattito.

Ultime due cose: mercoledì ho ricevuto Léonard She Okitundu, il ministro degli Esteri della Repubblica democratica del Congo: gli ho offerto il sostegno europeo per fissare il calendario delle elezioni, e ho insistito sul bisogno di seguire le indicazioni dell’Onu e di indagare sulle possibili violazioni dei diritti umani nel Kasai.

Durante la settimana si sono discusse anche le proposte dell’Italia per gestire meglio i flussi migratori – in particolare aumentando il sostegno alla Libia e con un nuovo codice di condotta per le Ong che salvano vite nel Mediterraneo. Mercoledì, alla riunione settimanale del collegio dei Commissari, abbiamo dato il nostro sostegno alle proposte italiane (qui il nostro documento), discusse poi a Tallinn dai ministri degli Interni dell’Unione. Ne ho parlato oggi col Corriere della Sera, qui l’intervista.