Dall’Artico a Lampedusa, una sola Europa

Dall’Artico a Lampedusa, una sola Europa

Una giornata divisa in due, tra l’estremo nord e l’estremo meridione del nostro continente, dall’Artico a Lampedusa. Rientro ora dal Parlamento europeo, dove insieme a Martin Schulz, a Gianni Pittella e a tutta la delegazione del Partito democratico abbiamo raccontato Lampedusa, la sua forza e la sua umanità. Erano con noi Gianfranco Rosi e il dottor Pietro Bartolo, e abbiamo guardato insieme il loro splendido Fuocoammare.

Avevo già conosciuto Rosi e i protagonisti del film due settimane fa a Lampedusa, dove ho avuto l’opportunità di vedere coi miei occhi il coraggio dei lampedusani e la bellezza dell’isola – dei suoi luoghi e delle persone impegnate quotidianamente nei salvataggi e nell’accoglienza. E ho potuto verificare in prima persona quanto è cambiata la situazione sull’isola rispetto alla mia precedente visita, nell’ottobre del 2014: allora l’Italia era sola a occuparsi dell’accoglienza e dei salvataggi in mare, oggi a Lampedusa c’è la nostra Europa.

Era una promessa che avevo fatto all’isola – di portare la sua storia in Europa e di coinvolgere l’Europa tutta nella gestione dei flussi migratori. Siamo ancora lontani dall’avere una piena europeizzazione delle politiche migratorie e d’asilo, ma dove un anno fa c’era solo l’Italia – a salvare vite in mare e combattere le reti di trafficanti di esseri umani – oggi c’è l’Unione Europea. Una presenza che può solo renderci orgogliosi. È questa l’Europa: non quella che si illude di poter chiudere occhi e frontiere, ma quella che salva vite umane. 

Quello che alcuni di noi hanno visto coi loro occhi, Gianfranco Rosi lo ha regalato al grande pubblico. Nel film il dottor Bartolo racconta dei colleghi medici che gli dicono: a vedere tutti quei morti, a fare tutte quelle autopsie ormai ci avrai fatto l’abitudine. “Ma come si fa ad abituarsi”, risponde lui, è impossibile se hai in mente i volti, gli occhi, le storie chi scappa dalla guerra o dalla fame e arriva da noi. C’è un solo modo per abituarsi a tanta sofferenza ed è chiudere gli occhi, non guardare, voltarsi dall’altra parte.

Ho ringraziato ancora una volta Rosi per Fuocoammare, perché solo così, solo raccontando quello che succede a Lampedusa, si può costruire davvero un sentire comune europeo. Solo così si può spiegare che salvare una vita umana vale più di ogni altra cosa, e che – come spiega il dottore – “aiutare queste persone è un dovere di ogni uomo che sia un uomo”. Ciascuno coi propri mezzi e accettando le proprie responsabilità.

Dal confine meridionale dell’Europa all’estremo nord. Stamattina, dopo la riunione del Collegio dei Commissari, ho presentato insieme al mio collega maltese Karmenu Vella la nostra Comunicazione congiunta sull’Artico. Eravamo un’italiana e un maltese a presentare le proposte politiche dell’Unione per l’Artico: può sembrare strano, ma è il segnale che quanto succede al di sopra del circolo polare non riguarda solo i paesi più a nord dell’Unione, ma tutto il nostro continente.

È la prima volta che la Commissione affronta il tema dell’Artico da una prospettiva così ampia: dal contrasto ai cambiamenti climatici alla sicurezza delle attività marittime, dallo sviluppo economico sostenibile alle nuove rotte tra l’Asia e l’Europa, in quelle regioni. Ma l’Artico è strategico anche per la nostra sicurezza e per equilibri regionali e globali: sull’Artico si affacciano tre continenti e tre potenze mondiali – Stati Uniti, Russia e la nostra Europa – mentre altre potenze come la Cina guardano alla regione con interesse sempre maggiore. L’Europa lavorerà perché la cooperazione regionale e globale sulle questioni dell’Artico si consolidi e si rafforzi, con un coinvolgimento diretto della nostra Unione: è un nostro interesse strategico, una responsabilità cui non possiamo sottrarci.