Dall’Europa all’Indonesia, “uniti nella diversità”

Dall’Europa all’Indonesia, “uniti nella diversità”

Scrivo in viaggio da Giacarta a Hiroshima, dopo due giorni di incontri in Indonesia con il presidente Joko Widodo, il ministro degli Esteri Retno Marsudi (qui il video della nostra conferenza stampa), l’Asean, esponenti della società civile e leader religiosi, tra cui l’imam della più grande moschea del paese.

L’Indonesia è il più popoloso paese a maggioranza musulmana del mondo, qui vivono più fedeli dell’Islam che in tutti i paesi arabi insieme. È un Paese “laico”, in cui l’identità dei cittadini si definisce in base alla comune nazionalità più che alla diversa fede religiosa, un paese che ha fatto della coesistenza delle differenze il suo tratto identitario. Qui le donne hanno ruoli di responsabilità a tutti i livelli. È un paese da cui viene un prezioso esempio di rispetto: “Uniti nella diversità”, è il motto del Paese. Lo stesso dell’Europa. Ed è un paese che mostra al mondo un volto dell’Islam che a volte fatichiamo a vedere. Di questo, e di come lavorare insieme per prevenire la radicalizzazione e contrastare il terrorismo, abbiamo parlato con il presidente ed il ministro degli Esteri, i leader religiosi, ma anche i vertici militari e della sicurezza che ho incontrato al Centro per la pace e la sicurezza e all’Agenzia nazionale antiterrorismo.

Prima di ripartire, ho anche visitato il centro di formazione delle forze indonesiane di peacekeeping dell’Onu. L’Indonesia è tra i primi paesi al mondo per numero di peacekeeper, dal Libano a diversi teatri in Africa dove lavoriamo fianco a fianco, ed anche in questo campo c’è molto che possiamo fare insieme.

La gestione e prevenzione delle crisi, la minaccia comune del terrorismo – così come lo sviluppo sostenibile, i cambiamenti climatici e l’immigrazione – sono stati anche al centro della riunione tra la Commissione Europea e la Commissione dell’Unione Africana che ho copresieduto giovedì ad Addis Abeba (qui il video di alcuni momenti dell’incontro).

E saranno sull’agenda anche della riunione dei ministri degli Esteri del G7 cui partecipo oggi e domani a Hiroshima, luogo simbolo della distruzione della guerra. Parleremo anche di Siria, Libia, Afghanistan, Corea del Nord, dell’accordo sul nucleare iraniano e di una possibile agenda comune per il disarmo e la non proliferazione nucleare.