Dallo Stato dell’Unione all’Assemblea generale dell’Onu

Dallo Stato dell’Unione all’Assemblea generale dell’Onu

Scrivo in partenza per New York, per la settimana ministeriale dell’Assemblea generale dell’Onu, e dopo una sessione importante del Parlamento europeo a Strasburgo. Importante per i temi su cui abbiamo lavorato insieme ai parlamentari, e per il discorso sullo stato dell’Unione del presidente Juncker.

È stato un discorso bello e coraggioso, con tanti riferimenti ai grandi temi di politica estera su cui l’Unione Europea è e continuerà ad essere in prima linea: il lavoro per una Unione Europea della sicurezza e della difesa; il percorso dei Balcani occidentali verso l’Unione Europea; il nostro ruolo di leadership per la lotta ai cambiamenti climatici e per un commercio internazionale che sia libero ed equo; l’investimento per la crescita del continente africano.

Su molti di questi temi ho lavorato nei tre giorni trascorsi con i parlamentari europei. Martedì ero in Aula per discutere di migrazioni: del lavoro che stiamo facendo e dei primi risultati che stiamo iniziando ad ottenere – in particolare per salvare vite umane, per creare sviluppo in Africa e per migliorare le condizioni di vita dei migranti lungo la rotta, in Libia e nel Sahel (qui il mio intervento e la replica ai parlamentari).

A Strasburgo abbiamo lavorato anche sulla Corea del Nord, in una settimana segnata da una nuova provocazione di Pyongyang (qui il comunicato dopo il lancio di un nuovo missile) e dalla nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che, all’unanimità, impone nuove sanzioni economiche per Pyongyang. Anche a Strasburgo ho visto l’unità della nostra Unione Europea sulla scelta di aumentare la pressione sulla Corea del Nord e cercare di riavviare un dialogo credibile verso la de-nuclearizzazione della penisola coreana (qui il mio intervento in aula, e la replica ai parlamentari).

E di Corea del Nord – ma anche di Balcani e dei nostri rapporti con gli Stati Uniti – ho parlato giovedì per telefono col vicepresidente americano Mike Pence, con cui abbiamo deciso di continuare a lavorare insieme nel modo più coordinato possibile, e di incontrarci ancora in questi giorni a New York.

Giovedì, a Strasburgo, abbiamo affrontato alcuni casi di violazione dei diritti umani, a partire dalla difficile situazione della minoranza Rohingya in Myanmar. Qui il mio intervento sul Myanmar, qui su Cambogia, Laos e Gabon.

La settimana era iniziata invece a Tallinn, per la riunione dei ministri dello sviluppo dell’Unione Europea in cui abbiamo lavorato principalmente all’avvio del Fondo europeo per gli Investimenti Esterni, che sosterrà soprattutto investimenti privati nei settori strategici dello sviluppo sostenibile dei paesi più fragili in Africa e nella nostra regione.

Nei prossimi giorni, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite sarà un’occasione per continuare a lavorare sui temi più importanti della nostra agenda internazionale: dalla Siria – dove è fondamentale accompagnare il lavoro sulle zone di de-escalation con un percorso politico sotto la guida dell’Onu – al Venezuela – per sostenere l’ipotesi di una mediazione regionale per uscire dalla crisi. Ma sarà soprattutto il luogo per noi europei per ribadire che i problemi del mondo di oggi si possono risolvere solo insieme, attraverso il multilateralismo e la cooperazione internazionale.