Incontri globali a Davos

Incontri globali a Davos

Oggi scrivo di ritorno dal Forum economico mondiale di Davos, occasione per me di molti e importanti incontri bilaterali con chi guida istituzioni internazionali o governi di paesi partner. Occasione ancora più utile quest’anno, alla vigilia dell’insediamento del nuovo Presidente statunitense e pochi mesi prima dell’avvio dei negoziati per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, per raccontare l’Unione e il suo lavoro, la sua forza – come seconda potenza economica mondiale dopo la Cina, primo mercato per gli scambi commerciali globali, primo donatore di aiuti umanitari e per lo sviluppo, prima potenza diplomatica al mondo, e attore sempre più rilevante per la sicurezza globale anche grazie ad un partenariato forte con le Nazioni Unite e la Nato.

Del resto a Davos è stato evidente quanto gli equilibri geopolitici globali sia stiano ridefinendo, mentre restano ancora drammaticamente aperti molti conflitti che richiedono un lavoro costante e quanto più possibile comune a livello globale.

A partire dalla Siria e dal contrasto a Daesh, al centro di molti degli incontri che ho avuto. Con il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres e il suo inviato speciale Staffan De Mistura, con il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, con il nuovo ministro degli Esteri giordano Ayman al Safadi, con il presidente del governo regionale curdo in Iraq Masoud Barzani – con tutti loro abbiamo parlato della conferenza di Astana che tra pochi giorni dovrà consolidare ed estendere il cessate il fuoco, di come sostenere il riavvio dei negoziati politici sotto l’egida dell’Onu a Ginevra, dell’iniziativa europea che stiamo conducendo con tutti gli attori regionali per definire la transizione politica del paese, e della conferenza sul futuro della Siria che organizzeremo a Bruxelles a primavera insieme alle Nazioni Unite.

Non solo in diplomazia ma anche sulla difesa e la sicurezza, l’unico modo in cui gli europei possono giocare un ruolo globale è attraverso la loro Unione. Ne abbiamo parlato a Davos con il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, presentando il lavoro che abbiamo fatto insieme in questi mesi per la sicurezza del nostro continente – qui il video.

Ma Davos è stata anche l’occasione per molti incontri bilaterali: dai nostri partner dell’Est Europa, con il presidente dell’Ucraina Petro Poroshenko e il ministro degli Esteri Pavlo Klimkin, a quelli del Mediterraneo, con il primo ministro della Tunisia Youssef Chahed e il leader del partito Ennahda, Rached Ghannouchi; dai nostri amici dell’America Latina, con il presidente del Paraguay Horacio Cartes e la ministra degli Esteri argentina Susana Malcorra, ai nostri vicini dei Balcani.

A Davos ho incontrato il primo ministro serbo Aleksandar Vucic, che ho invitato martedì a Bruxelles insieme con il premier kosovaro Isa Mustafa, per una sessione del Dialogo tra Belgrado e Pristina che l’Unione Europea facilita da diversi anni, e che di fronte alle tensioni di questi ultimi giorni diventa uno strumento essenziale. Per l’interesse delle popolazioni serba e kosovara, e di tutta la regione. Di questo, e dei prossimi appuntamenti della nostra Unione Europea, abbiamo discusso anche, a Davos, con il premier croato Andrej Plenkovic.

Altre importanti e utili occasioni di incontro, in questi giorni, sono state con l’Alto commissario Onu per i rifugiati, Filippo Grandi, con il segretario generale di Amnesty International, Salil Shetty. E ovviamente con il ministro degli esteri svizzero Didier Bulkhalter.

Infine, è stato per me un onore conoscere Fabiola Gianotti, direttrice del CERN di Ginevra – una grande italiana, che ci rende orgogliosi con il suo lavoro.