Al World Economic Forum di Davos: l’Europa necessaria, l’Europa da salvare

Al World Economic Forum di Davos: l’Europa necessaria, l’Europa da salvare

Scrivo da Davos, dove sono per due giorni di World Economic Forum dopo aver passato il resto della settimana a Strasburgo, per la riunione di Commissione e la plenaria del Parlamento Europeo. Lì, in aula, abbiamo avuto risoluzioni e dibattiti sulla Siria, le tensioni tra Iran e Arabia Saudita, la difesa dei cristiani in Medio Oriente, il processo di pace in Colombia.

Federica Mogherini and Benjamin Netanyahu in DavosQui in Svizzera, due giorni di incontri con leader da tutto il mondo. Ieri ho incontrato ancora una volta il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, per discutere insieme dei rapporti tra UE e Israele ma soprattutto del modo per riavviare il processo di pace tra Israele e Palestina, con il pieno coinvolgimento dei paesi arabi.

E poi gli incontri col presidente afghano Ashraf Ghani, col premier libanese Tammam Salam, col presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa Peter Maurer, con la neo-ministra degli esteri argentina Susana Malcorra, un’amica che saprà fare tanto per il suo paese e per l’America Latina. E con il ministro degli esteri dell’Iran Javad Zarif, pochi giorni dopo aver concluso insieme il lavoro sull’implementazione dell’accordo sul nucleare a Vienna.

Ma a Davos quest’anno (il primo, per me) il tema cruciale è l’Unione Europea, il suo presente e il futuro che sapremo costruire. Perché garantire un presente e un futuro alla nostra Unione non è solo compito delle istituzioni europee, ma anche di quelle nazionali e di tutti i cittadini d’Europa. Solo attraverso un’Unione forte, e che funziona, possiamo dare soluzione ai tanti e seri problemi del nostro tempo.

Ne abbiamo parlato con David Miliband ed Emmanuel Macron in un panel della BBC sulla crisi dei rifugiati, su Schengen e sul futuro dell’Unione. Abbiamo ricordato, insieme, che la nostra generazione è cresciuta pensando all’Europa come a uno spazio di libertà e futuro comune, e oggi si vede quanto sia necessaria per far fronte alle crisi che viviamo. È un bel paradosso che la necessità di integrare ancora di più le politiche europee venga messa in discussione, proprio nel momento in cui questa necessità è più evidente. Perché né i flussi di rifugiati, né la sicurezza dei nostri cittadini, né la ripresa economica possono essere efficacemente gestiti da singoli stati nazionali, nel mondo globale di oggi.

E non è stato difficile, con gli imprenditori presenti a Davos, ricordare che il costo economico di un collasso del sistema di Schengen sarebbe enorme. A volte non ci rendiamo conto di quanto abbiamo conquistato, e di quanto sia importante mantenere – anche cambiandola profondamente – l’Unione che siamo riusciti a costruire.