Di ritorno dalla Giordania. Una regione comune, un destino condiviso

Di ritorno dalla Giordania. Una regione comune, un destino condiviso

Scrivo di ritorno dalla Giordania, un paese che in tempi difficili per il Medio Oriente rimane un punto di riferimento per saggezza, equilibrio, capacità di mediazione. E che per questo l’Unione europea sostiene e continuerà a sostenere in ogni modo.

Con il re Abdullah e con il ministro degli Esteri Ayman Safadi abbiamo parlato delle tensioni in Israele e Palestina, del conflitto in Siria, ma anche della nostra cooperazione per rafforzare l’economia giordana e aiutare le comunità che hanno accolto in questi anni milioni di profughi siriani. Negli ultimi tre anni abbiamo finanziato progetti da un miliardo di euro per l’istruzione, l’acqua, l’energia, le imprese. Ieri ho annunciato altri 20 milioni di euro per le fasce più deboli della società, e siamo pronti a svincolare il secondo pacchetto da 100 milioni di assistenza macro-finanziaria. Qui la conferenza stampa con Safadi.

Il sostegno dell’Unione europea è fondamentale per assicurare un presente e un futuro a generazioni di giordani e di siriani che saranno chiamati presto a fare la loro parte. Come i 145 giovani giordani e siriani che si sono laureati oggi all’università di Madaba grazie al sostegno economico dell’Unione europea. È un investimento anche sul nostro futuro, perché condividiamo la stessa regione. Qui il mio intervento alla cerimonia di laurea.

Ed è questa la logica che muove l’Unione Europea anche nei suoi rapporti con l’Africa. In occasione delle Giornate europee dello sviluppo, ho incontrato il presidente di turno dell’Unione africana e presidente del Rwanda Paul Kagame, il presidente dell’Angola João Lourenço, il presidente del Burkina Faso Roch Kaboré, il ministro sudafricano per le piccole imprese Lindiwe Zulu, ma anche Kristalina Georgieva, direttore generale della Banca Mondiale. Qui il video di un bel colloquio con Youssou N’Dour e un gruppo di ragazzi africani, asiatici ed europei sul ruolo delle giovani generazioni nel promuovere la partecipazione delle donne nella crescita delle nostre società.

Se condividiamo la stessa regione, condividiamo lo stesso destino: è questa idea che rende così assiduo e importante il rapporto con i Balcani. Lunedì ho incontrato il presidente montenegrino Milo Djukanovic (qui il comunicato), giovedì il ministro degli Esteri di Skopje Bujar Osmani per continuare ad accompagnare i negoziati tra Atene e Skopje.

Mentre lavoriamo con i nostri partner internazionali, continuiamo anche a rafforzare e rendere più sicura la nostra Unione anche dentro i nostri confini. Per esempio con la possibilità di muovere velocemente tra uno paese e l’altro soldati e mezzo militari (ne ho parlato giovedì durante una conferenza dell’Agenzia europea per la difesa). E ne abbiamo parlato venerdì alla riunione dei ministri della Difesa della Nato, che ha dedicato una sessione di lavoro alla cooperazione con l’Unione europea: qui le parole che ho scambiato coi giornalisti arrivando all’incontro.

E guardiamo anche al mondo virtuale, a internet, spazio di opportunità ma anche di pericoli potenziali. Da qui l’idea di un confronto con un gruppo di leader del mondo della tecnologia e della società civile per esplorare insieme nuove possibilità di collaborazione tra high-tech e diplomazia, ad esempio nel campo dell’intelligenza artificiale, della cyber-sicurezza, dello sviluppo sostenibile. Qui il comunicato del nostro primo “Global Tech Panel”, che ho ospitato a Bruxelles mercoledì scorso.