Di ritorno dall’Africa

Di ritorno dall’Africa

Scrivo di ritorno dall’Africa – il mio decimo viaggio in due anni nell’Africa sub-sahariana. Perché quella regione è fondamentale per l’Europa, per il Mediterraneo, per la sicurezza e la stabilità del nostro continente.

Prima in Liberia, per incontrare la presidente Ellen Johnson Sirleaf – Premio Nobel per la pace e prima donna eletta alla presidenza di un paese africano – e per il vertice della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas). È una regione dove la democrazia sta prendendo piede in modo sempre più forte, una Comunità di Stati che crede – come noi europei – che la cooperazione e l’integrazione regionale siano il miglior modo per garantire la pace e la sicurezza collettiva: lo abbiamo visto in Gambia, dove l’intervento dell’Ecowas ha consentito una transizione pacifica dopo le ultime elezioni presidenziali. Qui il mio intervento al vertice.

Seconda tappa della visita è stata in Mali, un paese fondamentale per la stabilità del Sahel, del Nord Africa e del Mediterraneo, che sta cercando di risollevarsi dopo la guerra civile e di arginare la minaccia del terrorismo. L’Unione Europea dà un contributo unico alla stabilità di quella regione – e quindi della nostra regione: stiamo mobilitando aiuti umanitari, ma anche incentivi agli investimenti privati, un Fondo fiduciario per affrontare le cause che spingono uomini e donne del Sahel a lasciare le proprie case, e un fondamentale sostegno dei nostri militari ed esperti di sicurezza.

Ho cominciato visitando le due missioni europee – una civile, una militare – che stanno aiutando le forze armate e di polizia del Mali a farsi carico della sicurezza del loro paese. Ho partecipato alla riunione del Comitato per l’applicazione dell’accordo che ha messo fine alla guerra civile in Mali, annunciando un nuovo contributo dell’Unione Europea a sostegno della pace (qui il testo del mio intervento). Ho incontrato il Presidente, Ibrahim Boubacar Keïta, con cui ho discusso del processo di pace, della lotta al terrorismo, e della gestione dei flussi migratori. Ed ho ascoltato, insieme ai ministri degli Esteri della regione, le ragazze e i ragazzi del Sahel, del Maghreb ed europei, che si sono trovati a Bamako su iniziativa dell’Unione Europea per discutere di progetti comuni e di come tradurli in realtà.

Ma soprattutto, a Bamako ho tenuto la terza riunione tra Unione Europea e i ministri degli Esteri dei cinque paesi del G5 Sahel (Mali, Niger, Ciad, Burkina Faso, Mauritania). Abbiamo costruito negli ultimi due anni un partenariato e un’amicizia molto forti, che ci consentono di lavorare insieme su tutte le grandi priorità che condividiamo: dalla lotta al terrorismo allo sviluppo di opportunità economiche per i giovani, dal cambiamento climatico alle migrazioni.

Quest’anno, i cinque paesi del Sahel hanno deciso di costituire una forza militare congiunta, per contrastare insieme il terrorismo, la criminalità organizzata e tutti i traffici che attraversano le loro frontiere, a partire da quello di esseri umani. È una scelta importante, che l’Unione Europea ha deciso di sostenere con un contributo di 50 milioni di euro. Qui il comunicato, e qui la conferenza stampa col ministro degli Esteri maliano Abdoulaye Diop.

Infine, il viaggio in Africa occidentale è stato anche l’occasione per un incontro importante con il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, con il quale a Monrovia abbiamo discusso delle prospettive del processo di pace in Medio Oriente e del ruolo dell’Unione Europea nel rilanciarlo. Qui il comunicato.