Diario dall’Onu, giorno 2: il Summit sulle migrazioni e la Clinton Global Initiative

Diario dall’Onu, giorno 2: il Summit sulle migrazioni e la Clinton Global Initiative

Le grandi migrazioni che attraversano il mondo, tutto il mondo e non solo l’Europa, sono state il filo conduttore di questa seconda giornata alle Nazioni Unite. Questa mattina nella sala dell’Assemblea generale si è aperto il summit sui rifugiati e i migranti, per costruire un’alleanza globale, un “global compact”, condividendo responsabilità in modo solidale – e lungimirante, perché un fenomeno complesso e globale come questo può essere gestito solo attraverso vere partnership globali.

È il principio che in Europa stiamo faticosamente cercando di affermare nell’ultimo anno dentro i nostri confini, con ancora troppe resistenze in troppe parti del nostro continente. Ed è il principio che abbiamo invece applicato in pieno nelle misure realizzate sul versante esterno, in particolare con l’Africa e i paesi di origine dei flussi. Condivisione delle responsabilità, collaborazione non solo tra paesi ma anche tra tutti i settori della società. Per questo l’Unione Europea sta lavorando in questi mesi a realizzare i “migration compact”, dei pacchetti di misure con cinque paesi africani, e per questo abbiamo approvato proprio in questi giorni un piano di investimenti per l’Africa e il Mediterraneo da 44 miliardi di euro – un’iniziativa senza precedenti.

Ho raccontato questo lavoro dell’Unione europea questa mattina in un dibattito con Madeleine Albright, Bono Vox, il generale John Allen e la ministra nigeriana Amina Mohammed, organizzato dalla Fondazione Clinton a margine dell’assemblea generale dell’Onu (qui il video dell’incontro). E poi nella sede dell’Unione Europea qui a New York insieme a ministri, ONG, rappresentanti della società civile di tutto il mondo, per presentare il Piano esterno di investimenti. E ancora al summit Onu su migranti e rifugiati (qui il video). Il messaggio che ho lanciato a tutti i miei interlocutori è che l’Unione europea sta, finalmente, trasformando visione e parole in fatti concreti. E che è tempo che altri facciano altrettanto.

Ma la giornata è stata dedicata anche al conflitto israelo-palestinese, con la riunione della “Commissione ad hoc” insieme con il ministro degli Esteri norvegese Borge Brende, il segretario di Stato americano John Kerry, le Nazioni Unite, il Primo Ministro palestinese Rami Hamdallah e il governo israeliano.

È stata anche una giornata densa di incontri bilaterali, dal Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi al Primo Ministro del Kosovo Isa Mustafa, dal Primo Ministro del Libano Tammam Salam al Ministro degli esteri canadese Stephane Dion, dal segretario della Lega araba Ahmed Aboul Gheit a quello dell’Organizzazione della cooperazione islamica Iyad bin Amin Madani.

E poi, la Siria. Questa sera insieme con i ministri degli Esteri dell’Ue abbiamo discusso – con l’inviato speciale dell’Onu Staffan de Mistura prima, e con i leader dell’opposizione siriana poi – del terribile attacco oggi su un convoglio umanitario, della necessità che Russia e Stati Uniti garantiscano il rispetto del cessate il fuoco che hanno concordato. Solo una tregua può garantire in sicurezza la consegna di aiuti umanitari alle popolazioni stremate da cinque anni di conflitto e da Daesh. Ma soprattutto, può e deve aprire la strada ad un vero processo politico in cui siano i siriani a costruire il proprio futuro. L’Unione Europea sta preparando questo lavoro con loro, per garantire al paese un futuro di pace e democrazia.