Diario dall’Onu, giorno 5: difficoltà e successi

Diario dall’Onu, giorno 5: difficoltà e successi

Scrivo alla fine di una settimana molto intesa alle Nazioni Unite, che ho concluso ieri con la presentazione alla Columbia University della Strategia Globale dell’Unione Europea (qui c’è il video del mio intervento).

Queste giornate a New York sono state attraversate da momenti di soddisfazione, e momenti di profonda frustrazione. Nell’arco di poche ore, in questi giorni, ho vissuto direttamente la distanza tra i successi e le difficoltà della diplomazia multilaterale. Giovedì, ad esempio: prima ho presieduto la riunione dei ministri dei sette paesi con i quali abbiamo concluso l’anno scorso l’accordo sul nucleare iraniano, e insieme a Javad Zarif, John Kerry, Sergei Lavrov e ai ministri di Cina, Germania, Francia e Gran Bretagna, abbiamo concordato che la realizzazione dell’intesa sta procedendo correttamente, come verificato dall’AIEA in tre successivi rapporti (qui la conferenza stampa al termine dell’incontro). Segno che la diplomazia non solo funziona, ma produce risultati solidi nel tempo. Poi, pochi minuti dopo, insieme a quegli stessi ministri ed altri, abbiamo vissuto una delle pagine più tristi e frustranti del nostro lavoro sulla Siria, con una riunione del Gruppo Internazionale di Sostegno alla Siria che non è riuscita a raggiungere alcun accordo per un cessate il fuoco.

Se c’è una cosa che l’accordo iraniano ci ha insegnato è che anche gli obiettivi più difficili sono raggiungibili, con determinazione e perseveranza. Quindi, anche nei momenti più difficili il lavoro continua – e proprio oggi sono a Boston per provare a trovare delle strade da percorrere, sulla Siria e sugli altri conflitti della nostra regione, insieme a Kerry e agli altri ministri del Quint (Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia).

E il nostro lavoro continua, tenacemente e in modo unito, anche per la soluzione del conflitto israelo-palestinese: proprio ieri abbiamo riunito il Quartetto, in cui insieme a Ban Ki-Moon, Kerry e Lavrov abbiamo indicato la strada che la comunità internazionale intende seguire per salvaguardare la prospettiva dei due Stati, e muovere passi concreti per realizzarla (qui il comunicato finale).

Ma tornando alle storie di successo, ho avuto modo in questi giorni di concordare con il ministro degli esteri cubano, Bruno Rodriguez, la firma dell’accordo di dialogo politico e cooperazione tra Unione Europea e Cuba. Dopo decenni di distanza, è stata l’Unione Europea prima ancora degli Stati Uniti a rompere quell’isolamento. E oggi siamo i primi a rafforzare i nostri legami culturali, economici, commerciali, e intensificare il confronto anche sui diritti umani (qui il comunicato).

Infine, questi sono stati giorni di incontri bilaterali. Tanti, con amici e partner a volte distanti geograficamente ma sempre importanti, con i quali l’Unione Europea lavora in campi e in luoghi molto diversi. Dal presidente della Croce Rossa, Peter Maurer al ministro degli Esteri iracheno Ibrahim al-Jaafari, dal presidente dello Yemen Abd Rabbuh Mansur Hadi a quello del Niger Mahamadou Issoufou, con cui stiamo realizzando uno dei migration compact che stanno portando maggiori risultati. E ancora, la ministra degli esteri dell’Indonesia Retno Marsudi, o quello del Brasile Jose Serra – di origine italiane.

Un’attenzione speciale ho dedicato poi in questa settimana ai nostri partner europei dell’Est, come l’Ucraina, la Georgia, la Moldova, l’Armenia e l’Azerbaijan. Sono relazioni cui teniamo molto, condividiamo la stessa area geografica, abbiamo legami culturali e interessi economici. Per questo stiamo sostenendo questi paesi nel loro sforzo di garantire sicurezza, pace e stabilità ai propri cittadini. Ho assicurato al ministro degli Esteri Ucraino Pavlo Klimkin la volontà dell’Ue di avere un ruolo ancora più forte nell’attuazione degli accordi di Minsk. E ho rinnovato ai ministri degli Esteri azero Elmar Mammadyarov e armeno Edward Nalbandian il mio appello a risolvere pacificamente la questione del Nagorno Karabakh. Con il Primo ministro della Moldova Pavel Filip abbiamo parlato del sostegno dell’Unione Europea al profondo percorso di riforme di cui il paese ha bisogno, e con quello della Georgia Giorgi Kvirikashvili degli enormi passi avanti che il paese ha fatto in questi ultimi mesi, in particolare per la liberalizzazione dei visti.

Gli altri post della settimana all’Onu
Giorno 1: Si parte con Cina e Siria
Giorno 2: Il Summit sulle migrazioni e la Clinton Global Initiative
Giorno 3: L’esempio della Colombia, il lavoro per Siria e Libia
Giorno 4: Tra Siria, Palestina, Afghanistan e Balcani