Diario di Federica

Il futuro dei Balcani è nell’Unione europea

Il futuro dei Balcani è nell’Unione europea

Scrivo al termine di una settimana trascorsa tra Bruxelles e Roma, al lavoro soprattutto con i partner dei paesi più vicini a noi. All’inizio della settimana ho incontrato il premier albanese Edi Rama e il nuovo presidente macedone Stevo Pendarovski (qui il comunicato). È tempo che sia l’Albania sia la Macedonia del Nord inizino i negoziati per il loro ingresso nell’Unione europea – e come Commissione europea abbiamo chiesto ai governi dell’Unione di dare il loro via libera al più presto. Giovedì ho accolto il ministro degli Esteri armeno Zohrab Mnatsakanyan, a un anno dall’accordo di partenariato che l’Unione europea ha firmato con l’Armenia. Abbiamo parlato delle riforme in corso, e di come l’Unione europea può continuare a sostenerle e accompagnarle. Qui la conferenza stampa e il comunicato congiunto. Venerdì invece ero in Vaticano per incontrare il Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, e il Segretario per i rapporti con gli Stati, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher. È un dialogo che abbiamo iniziato tre anni fa, per cercare di contribuire insieme alla soluzione di alcune delle peggiori crisi dei nostri giorni, dal Venezuela alla Siria. Qui il comunicato. In settimana ho sentito per telefono il premier libico Fayez al Serraj, qui il comunicato. Qui invece il comunicato sulla situazione in... read more
Di ritorno dal Corno d’Africa. Poi in Italia per votare

Di ritorno dal Corno d’Africa. Poi in Italia per votare

Scrivo alla fine di una settimana trascorsa soprattutto nel Corno d’Africa. È una regione fondamentale per la stabilità della nostra regione e dell’Europa – basti pensare che per le acque dello Stretto di Aden passa il 20 per cento degli scambi commerciali dell’Europa col resto del mondo

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All’ultima plenaria del Parlamento europeo

All’ultima plenaria del Parlamento europeo

Scrivo in partenza da Strasburgo, dopo l’ultima plenaria del Parlamento europeo prima delle elezioni del mese prossimo. Ci siamo occupati di alcune delle crisi più urgenti della nostra regione, ma questa plenaria è stata soprattutto l’occasione per ringraziare i parlamentari dopo cinque anni di lavoro comune e per fare un bilancio – sui successi e le difficoltà di questi anni, con qualche lezione per il futuro

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Di ritorno dal G7 in Francia

Di ritorno dal G7 in Francia

Scrivo di ritorno da Dinard, in Francia, dove si è tenuta la riunione annuale dei ministri degli Esteri del G7. Ci siamo occupati delle grandi crisi internazionali. Della Libia innanzitutto, con un richiamo a fermare gli scontri e mettere in atto il piano di azione proposto dalle Nazioni Unite. E poi di Siria, Yemen, Ucraina e Venezuela. Del conflitto israelo-palestinese. Dei rapporti con l’Iran. E ancora di lotta alle diseguaglianze – comprese quelle tra uomini e donne, – di sostegno alle operazioni di pace in Africa e del ruolo delle donne nei processi di pace, di come regolare il comportamento degli Stati nel cyber-spazio e di contrasto alla disinformazione. E di come affrontare insieme il tema dei combattenti stranieri che rientrano nei loro paesi

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Una settimana, quattro continenti

Una settimana, quattro continenti

La settimana passata l’ho trascorsa tra quattro continenti, dall’Afghanistan all’America Latina fino a Tunisi e a Bruxelles, lavorando su alcune delle aree del mondo cui noi europei continuiamo a guardare con apprensione ma anche con speranza, di là dalla distanza geografica: l’Asia centrale, l’Afghanistan, il Venezuela, la Libia e il Medio Oriente

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