Dopo Parigi: la nostra risposta, la nostra libertà

Dopo Parigi: la nostra risposta, la nostra libertà

Ieri e oggi abbiamo riunito a Bruxelles i ministri degli Esteri e della Difesa dell’Unione. Con i primi abbiamo lavorato soprattutto sul percorso politico per mettere fine alla crisi in Siria e porre così le condizioni per sconfiggere Daesh. Con i ministri della Difesa invece oggi abbiamo accolto uniti la richiesta della Francia, dopo gli attentati di Parigi, di ricevere dagli altri Stati membri aiuto e assistenza, come previsto dall’articolo 42.7 del Trattato sull’Unione Europea. È la prima volta che questo articolo viene utilizzato e consentirà alla Francia di concordare nel quadro dell’Unione il sostegno che bilateralmente gli altri 27 Paesi UE possono darle. Un modo di tradurre in atti concreti la nostra solidarietà.

Questo è il dovere che abbiamo ed è per questo che normalmente non amo le commemorazioni: il nostro compito non è di testimonianza, ma è agire e trovare soluzioni. Ma oggi al parlamento europeo è stato diverso. Durante la cerimonia in ricordo delle vittime degli attacchi di Parigi, abbiamo cantato la Marsigliese e ascoltato l’Inno alla Gioia di Beethoven, l’inno della nostra Unione. E ho pensato che sono proprio quella libertà e quella gioia di vivere che si cerca di colpire, non solo in Europa ma altrove.

Come tanti, questa mattina, ho letto le parole di quell’uomo che negli attacchi di Parigi ha perso la moglie ed è rimasto solo con un figlio piccolo. “Non avrete il mio odio”, ha detto rivolgendosi ai terroristi. Ecco: non ci toglierete la nostra gioia.