Due risultati importanti per l’Europa della difesa

Due risultati importanti per l’Europa della difesa

Scrivo alla fine di una settimana trascorsa a Bruxelles e in Turchia, iniziata con alcuni risultati importanti nel nostro lavoro sull’Europa della difesa e conclusa oggi con l’incontro dei Ventisette capi di governo sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea.

La settimana è iniziata con le riunioni dei ministri degli Esteri e della Difesa dell’Unione, con la partecipazione – come al solito – del segretario generale della NATO Jens Stoltenberg. Martedì abbiamo aggiunto due nuove elementi al lavoro per un’Europa più sicura e più efficace come forza globale di pace. Coi ministri abbiamo approvato diciassette nuovi progetti comuni in materia di difesa – dai droni a una scuola europea dell’intelligence, dalla cyber-sicurezza all’aerospazio. E poi abbiamo deciso di rafforzare anche la dimensione civile delle nostre missioni internazionali, che già oggi è un motivo d’orgoglio per noi europei – dal Mali all’Ucraina, dall’Iraq alla Somalia. Vogliamo aumentare ancora la nostra capacità di azione in ambito civile, con nuove competenze e tempi di intervento più rapidi.

Abbiamo parlato anche del futuro di Operazione Sophia, la nostra missione navale nel Mediterraneo: tutti i ministri hanno dato il loro sostegno all’Operazione, ma se non si troverà un accordo entro le prossime settimane saremo costretti a sospenderla. Qui le parole che ho scambiato coi giornalisti prima del Consiglio coi ministri della Difesa, e la conferenza stampa finale.

Lunedì, coi ministri degli Esteri, abbiamo discusso della guerra in Yemen – in un momento in cui si intravvede la possibilità di una de-escalation, e dopo la mia telefonata del weekend scorso con l’inviato speciale dell’Onu Martin Griffith. Abbiamo poi lavorato sull’Ucraina, la Bosnia Erzegovina e l’Asia Centrale. Qui le mie parole all’inizio e alla fine del Consiglio affari esteri di lunedì.

Il lavoro sull’Asia centrale è proseguito venerdì coi ministri degli Esteri dei cinque paesi – Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Paesi al crocevia tra mondi diversi, che vogliono rapporti ancora più forti con l’Unione europea. Venerdì ho aperto i negoziati per un accordo di cooperazione rafforzata con l’Uzbekistan; insieme al Tagikistan abbiamo deciso che avvieremo a breve dei negoziati simili; e ho annunciato l’apertura di una nuova ambasciata europea in Turkmenistan. Qui la conferenza stampa.

Martedì ho partecipato, al Parlamento europeo, alla cerimonia per i settant’anni della Dichiarazione universale dei diritti umani – che abbiamo deciso di celebrare insieme ai rappresentanti delle Ong attive nel settore dei diritti umani. Qui il mio discorso.

Mercoledì invece ho aperto la seconda riunione del Leadership Forum tra Unione europea e Australia, che abbiamo creato per mettere in contatto tra loro personalità della politica, dell’economia e della cultura europea e australiana. Qui il mio intervento.

Giovedì ero ad Ankara, per il nostro dialogo politico con la Turchia. Un dialogo a volte difficile, ma sempre aperto e sincero. Qui la conferenza stampa.

Oggi invece ero all’incontro dei Ventisette capi di governo che ha approvato l’accordo sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Un momento triste, accompagnato però dalla scelta di conservare un rapporto forte con Londra – a partire dalla nostra politica estera. Qui il comunicato del vertice.

E in settimana ho incontrato anche il ministro degli Esteri norvegese Ine Marie Soreide, il presidente del parlamento kosovaro Kadri Veseli, e il ministro degli Esteri sudanese Ahmed al Dirdiri.