A Strasburgo per lo “stato dell’Unione”. Un piano di investimenti per la nostra regione

A Strasburgo per lo “stato dell’Unione”. Un piano di investimenti per la nostra regione

Scrivo oggi di ritorno da Strasburgo, dove Jean-Claude Juncker ha presentato il suo discorso sullo “stato dell’Unione” in un momento in cui l’Europa è chiamata a essere all’altezza di molte sfide. Come i conflitti a noi vicini, il terrorismo, la povertà e l’immigrazione. Temi che possono essere affrontati davvero solo a livello europeo, con politiche comuni. Alcuni cercano di vendere l’illusione di poter “riconquistare sovranità”, nel mondo globale di oggi, attraverso un ripiegamento all’interno dei confini nazionali del secolo scorso. In realtà, l’unico modo che abbiamo per farlo è proprio attraverso la nostra Unione: nel mondo in cui viviamo, essere Europei non significa “cedere” ma piuttosto “riconquistare” sovranità, di fronte a problemi e attori globali che sono più grandi di ognuno dei nostri singoli stati nazionali.

È quello che vediamo anche per il Piano esterno di investimenti dell’Unione Europea che ho presentato oggi: l’obiettivo è sbloccare 44 miliardi per progetti in Africa e nei Paesi a noi vicini, a partire dal Mediterraneo. È una rivoluzione copernicana nelle politiche di sviluppo. Per la prima volta, si mettono insieme fondi europei, degli Stati membri che aderiranno, di istituzioni finanziare come la Banca europea di investimenti, e di imprese private per realizzare progetti che creino posti di lavoro e sviluppo in quei paesi in cui povertà e insicurezza tolgono il futuro a intere generazioni. E il sostegno sarà non solo finanziario: attraverso le delegazioni europee, le nostre ambasciate, aiuteremo gli imprenditori a realizzare i progetti laddove le condizioni sono più difficili, nei paesi più fragili. È un investimento innanzitutto sui giovani. Anche europei, perché europee saranno le iniziative finanziate. Qui c’è la conferenza stampa di presentazione del piano, insieme a Jirky Katainen e Kristalina Georgieva.

Del piano esterno di investimenti che ho presentato, e dei migration compact – i pacchetti di intervento nei paesi di origine e transito dei flussi migratori su cui stiamo lavorando in questi ultimi mesi – ho parlato ieri nell’aula del parlamento europeo a Strasburgo, in una lunga sessione in cui con i parlamentari ci siamo confrontati anche sulla situazione in Turchia, in Tunisia, nel Gabon.

Le migrazioni sono un fenomeno globale e solo a livello globale possiamo pensare di gestirle. Ne abbiamo discusso anche al consiglio informale dei ministri dello Sviluppo che ho presieduto lunedì a Bruxelles (qui c’è la conferenza stampa). Ed è questo il messaggio che porteremo al summit sull’immigrazione all’Assemblea generale delle Nazioni Unite la prossima settimana, dove 193 paesi si riuniranno per costruire una partnership globale. L’Unione europea ha fatto e sta facendo molto, e può avere un ruolo guida. Ma solo se, accanto all’enorme lavoro che stiamo facendo con le nostre politiche esterne, saremo in grado di mostrare coerenza interna e tenere fede agli impegni presi. Qui il video dell’intervento al Parlamento europeo sul vertice dell’Onu sulle migrazioni.