Gerusalemme, una capitale per due Stati

Gerusalemme, una capitale per due Stati

Scrivo dopo una settimana dedicata soprattutto alla situazione in Israele e Palestina, dopo l’annuncio del presidente Trump su Gerusalemme.

Noi europei crediamo che Gerusalemme debba essere la capitale di due Stati, lo Stato di Israele e lo Stato di Palestina. E crediamo che l’unica strada per raggiungere questo obiettivo sia un negoziato diretto tra israeliani e palestinesi (qui la mia conferenza stampa di venerdì, qui l’intervista a Christiane Amanpour).

L’ho detto al presidente palestinese Mahmoud Abbas nella nostra telefonata di mercoledì, nella quale l’ho anche invitato a lavorare perché le manifestazioni rimangano pacifiche (qui il comunicato). E Abbas sarà nostro ospite al Consiglio affari esteri di gennaio.

Ne abbiamo parlato con il ministro degli Esteri giordani, Ayman al Safadi, a Bruxelles venerdì. La Giordania ha un ruolo molto particolare su Gerusalemme: re Abdullah è il custode dei luoghi santi, ed ha sempre dimostrato una saggezza straordinaria. Può contare sul sostegno totale e costante dell’Unione Europea. Qui la conferenza stampa con Safadi.

Lo stesso messaggio lo consegneremo, con i ministri degli Esteri dei Ventotto, al premier israeliano Benjamin Netanyahu, che sarà con noi domani a Bruxelles. E con la stessa franchezza ho parlato anche coi nostri amici americani: al telefono con Jared Kushner, consigliere di Trump sul Medio Oriente, e di persona col segretario di Stato Rex Tillerson, qui a Bruxelles.

Con Tillerson abbiamo parlato di tutte le principali questioni di politica estera: quelle su cui Stati Uniti e Unione Europea hanno posizioni diverse, come la lotta al cambiamento climatico o il ruolo delle Nazioni Unite, ma soprattutto quelle su cui Europa e America lavorano insieme in modo costante – dall’Ucraina alla Siria alla Corea del Nord. Ma anche l’accordo sul nucleare iraniano, per fare in modo che tutte le parti continuino a rispettarlo per intero. Qui la conferenza stampa.

E poi la difesa: insieme a Tillerson ho partecipato alla riunione dei ministri della Nato. Abbiamo annunciato altre 35 azioni concrete per rafforzare la cooperazione tra Unione europea e Nato: qui la conferenza stampa con Jens Stoltenberg.

Altre cinque cose importanti. Martedì mattina ho incontrato un gruppo di organizzazioni non governative, prima di parlare al Forum sui diritti umani tra Unione europea e Ong. Qui il mio intervento.

Venerdì ho presieduto il Consiglio di associazione tra Unione europea e Ucraina. Dopo l’entrata in vigore del nostro Accordo di associazione con l’Ucraina e l’eliminazione dei visti per i viaggi tra Ucraina e Unione europea, abbiamo lavorato soprattutto sulle riforme che interessano di più ai cittadini ucraini: la riforma della sanità, quella del mercato energetico, la lotta alla corruzione, oltre ad aver discusso della situazione nell’est del paese. Qui la conferenza stampa col premier Volodymyr Groysman.

Poi il lavoro sui Balcani. Martedì ho incontrato Edi Rama, il premier albanese, soprattutto per discutere del percorso dell’Albania verso l’Unione. Qui le parole che abbiamo scambiato coi giornalisti. E mercoledì ho ospitato il premier macedone, Zoran Zaev. Anche con lui abbiamo parlato di riforme, ma anche dei rapporti tra Skopje e gli altri paesi della regione. Qui il comunicato.

Lunedì ho presieduto il primo incontro del Comitato ministeriale UE-Canada, insieme al ministro degli Esteri canadese Chrystia Freeland. La nostra sintonia col Canada è totale, e abbiamo parlato di come rafforzare la nostra cooperazione in molti settori, dalla sicurezza alle crisi in Medio Oriente. Qui la conferenza stampa.

Venerdì abbiamo anche concluso i negoziati per un accordo di partnership economica col Giappone, il più grande mai realizzato dall’Unione europea. Perché la risposta ai problemi del nostro tempo non è il protezionismo, ma un lavoro ancora più intenso per un commercio internazionale libero, equo e solidale. Qui il comunicato.