Al lavoro per preservare l’accordo con l’Iran

Al lavoro per preservare l’accordo con l’Iran

Scrivo di ritorno dalla Bulgaria, dove insieme a tutto il Collegio dei Commissari europei abbiamo inaugurato il semestre bulgaro di presidenza dell’Unione. Saranno sei mesi particolarmente importanti per i rapporti con i Balcani: l’obbiettivo resta quello di consolidare quest’anno il percorso di avvicinamento di tutti e sei i nostri partner al punto da rendere il processo irreversibile.

Sono state giornate intense, soprattutto per preservare l’accordo sul nucleare iraniano. Giovedì ho presieduto a Bruxelles una riunione con il ministro degli esteri iraniano Javad Zarif e con i ministri francese Jean-Yves Le Drian, britannico Boris Johnson e tedesco Sigmar Gabriel, in rappresentanza dei tre paesi europei che hanno negoziato l’intesa. L’accordo sta funzionando, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica lo ha certificato già nove volte, ed è cruciale per la sicurezza europea e di tutto il mondo. È un bene che il presidente americano Donald Trump ieri abbia riconfermato l’adesione degli Stati Uniti agli impegni presi, estendendo la sospensione delle sanzioni prevista nell’accordo.

La nostra riunione a Bruxelles è stata anche l’occasione per una discussione su altri temi fuori dall’agenda, come le proteste cui abbiamo assistito nelle ultime settimane in Iran, le tensioni in Medio Oriente e il programma missilistico iraniano. Ci sono questioni che ci preoccupano e che ci siamo impegnati a continuare ad affrontare con ancora maggiore determinazione – al di fuori del contesto dell’accordo nucleare, negoziato sulla base di un mandato dell’Onu che ne aveva chiaramente delimitato il perimetro. Qui la conferenza stampa con Le Drian, Johnson e Gabriel dopo l’incontro.

Per l’Unione europea, il Medio Oriente è un’area strategica: alla stabilità, alla pace e alla sicurezza della regione sono legate la nostra stabilità, pace e sicurezza. E siamo determinati a preservarle. Questa settimana, insieme al nuovo ministro degli Esteri norvegese Ine Eriksen Søreide, abbiamo deciso di convocare una riunione straordinaria dell’“Ad Hoc Liaison Committee, il comitato dei donatori internazionali della Palestina. È la prima volta che accade: in un momento particolarmente delicato per Israele e Palestina, dobbiamo fare tutto il possibile per mantenere la prospettiva di due Stati, per garantire pace e sicurezza sia agli israeliani sia ai palestinesi. È quello che ho discusso anche al telefono col ministro degli Esteri giordano Ayman al Safadi, qui il comunicato.

E di Medio Oriente, ma anche di antisemitismo e dell’importanza della cultura ebraica per la nostra identità europea, ho parlato ieri sera con la comunità ebraica di Bruxelles – che mi ha fatto l’onore di invitarmi alla tradizionale cena di inizio dello shabbat.

Altri due incontri importanti di questa settimana. Martedì è stato nostro ospite a Bruxelles padre Fabio Baggio, il sottosegretario vaticano per le migrazioni: abbiamo parlato del lavoro che stiamo facendo per i migranti, e di nuove possibilità di cooperazione tra Chiesa cattolica e Unione europea. Qui il comunicato.

Lo stesso giorno ho incontrato anche Horst Köhler, inviato speciale per il Sahara occidentale del segretario generale dell’Onu, per discutere di come l’Unione Europea può sostenere al meglio il processo di pace guidato dalle Nazioni Unite. Qui il comunicato.

L’anno era cominciato a Cuba, per la mia prima visita da quando è entrato in vigore l’accordo di dialogo politico e cooperazione con l’isola. È un momento di grandi cambiamenti nel Paese, ma anche di nuove tensioni internazionali. Il mio viaggio è stato un’occasione per discutere delle potenzialità del rapporto tra Cuba e Unione Europea: per lo sviluppo economico, per accompagnare il percorso di modernizzazione dell’isola, per rafforzare il nostro dialogo sui diritti umani. Ne ho parlato col presidente Raul Castro, col ministro degli Esteri Bruno Rodriguez, con quello del commercio Rodrigo Malmierca e della cultura Abel Prieto, col presidente del parlamento Esteban Lazo, con il cardinale Jaime Ortega, con i giovani dell’Università dell’Avana e con quelli del Centro per gli adolescenti sostenuto dall’Unione europea. Qui il mio discorso all’università, qui la mia conferenza stampa (in spagnolo).