Un nuovo inizio per l’Iraq, il lavoro per la Siria

Un nuovo inizio per l’Iraq, il lavoro per la Siria

Scrivo di ritorno da una settimana passata tra il Kuwait, la Bulgaria, Roma e Bruxelles, dedicata soprattutto al Medio Oriente, ai Balcani e alla difesa europea.

Martedì e mercoledì ero in Kuwait, per la conferenza internazionale sulla ricostruzione dell’Iraq co-organizzata dall’Unione europea. Tre anni fa sembrava che Daesh fosse destinato a dilagare. E invece, tre anni dopo, l’Iraq è stato completamente liberato e guarda al futuro con una speranza che dobbiamo alimentare, ancor più in questo momento difficile per tutto il Medio Oriente. Anche per questo stiamo accompagnando gli iracheni nella ricostruzione del Paese: non si tratta solo di ricostruire le case e le infrastrutture, ma anche le istituzioni del paese, il sistema educativo, i legami che tengono insieme una società composta da etnie e fedi diverse. Qui il mio intervento in apertura della conferenza, qui quello alla riunione della coalizione globale contro Daesh.

I due giorni in Kuwait sono stati anche l’occasione per diversi incontri importanti. Innanzitutto gli altri tre organizzatori della conferenza: l’emiro del Kuwait Sabah al-Ahmad al-Jaber al-Sabah (qui il comunicato) e il ministro degli Esteri Sabah al-Khaled al-Sabah, il premier iracheno Haider al Abadi, e il segretario generale dell’Onu António Guterres (qui il comunicato). Poi, due partner importanti nel Golfo: il ministro degli Esteri dell’Oman Yusuf bin Alawi bin Abdullah, e il segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo Abdullatif bin Rashid Al Zayani. E poi il ministro degli Esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu (con cui ho parlato anche delle tensioni al largo di Cipro), il ministro degli Esteri australiano Julie Bishop, il segretario di Stato americano Rex Tillerson e il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif.

E se la guerra in Iraq è finita, la situazione in Siria rimane difficilissima. Ne abbiamo discusso in Bulgaria alla riunione informale dei ministri degli Esteri dei 28 Stati membri dell’Unione europea, per preparare la seconda conferenza internazionale sul futuro della Siria, il 24 e 25 aprile a Bruxelles: per continuare a sostenere la popolazione siriana su terreno, ma anche e soprattutto per rilanciare il colloqui di pace di Ginevra. Qui la conferenza stampa (questo il passaggio sulla Siria, qui invece parlo di Corea del Nord).

In Bulgaria abbiamo incontrato anche i ministri degli Esteri dei paesi candidati a entrare nell’Unione Europea: qui le parole che ho scambiato coi giornalisti all’arrivo a Sofia, qui il passaggio della conferenza stampa sul cammino dei Balcani verso l’Unione europea.

Uno dei temi centrali a Sofia è stato la difesa europea (ne ho parlato in particolare incontrando i rappresentanti dei parlamenti nazionali degli Stati membri). E la difesa è stato uno dei temi centrali del lavoro di questa settimana. Lunedì ero a Roma, alla presentazione del rapporto della Fondazione ItaliaDecide sulle tecnologie che hanno un doppio utilizzo, civile e militare, per raccontare i risultati storici che abbiamo ottenuto in questi ultimi mesi per costruire un’Europa della difesa: qui il mio discorso, in italiano. Mercoledì sera, a Bruxelles, ho partecipato come sempre alla riunione dei ministri della difesa della Nato: ne parlo qui.