Con israeliani e palestinesi, per riavviare il processo di pace

Con israeliani e palestinesi, per riavviare il processo di pace

Scrivo dopo un inizio di settimana dedicato soprattutto al conflitto tra Israele e Palestina. Lunedì, coi ministri degli Esteri dell’Unione, abbiamo accolto il presidente palestinese Mahmoud Abbas – dopo l’incontro di dicembre col premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Ad Abbas abbiamo ribadito il nostro impegno per una soluzione del conflitto che porti a due Stati – lo Stato di Israele con capitale a Gerusalemme Ovest, e lo Stato di Palestina con capitale a Gerusalemme Est. E ci siamo trovati d’accordo sul bisogno di rilanciare il processo di pace con un’azione multilaterale – con l’Unione europea in un ruolo chiave, ma sempre insieme al Quartetto, ai nostri partner americani e ai paesi arabi. A fine gennaio ci incontreremo tutti a Bruxelles – palestinesi e israeliani, insieme a tutti i membri del Quartetto – per una riunione straordinaria del comitato dei donatori internazionali della Palestina. Qui la conferenza stampa con Abbas, qui i miei incontri coi giornalisti prima e dopo il Consiglio affari esteri.

Ieri invece ho incontrato Yuli-Yoel Edelstein, il presidente del parlamento israeliano. Il segno di una vicinanza costante con Israele, oltre che per rilanciare il processo di pace, anche nelle nostre relazioni bilaterali e per affrontare insieme il problema dell’antisemitismo nella nostra regione.

A pochi giorni dalla giornata della memoria delle vittime dell’Olocausto, oggi abbiamo accolto alla Commissione europea tre sopravvissuti ai campi di sterminio – Elżbieta Ficowska, Jehoshua Shochot ed Elisabeth Drillich – per ascoltare le loro storie. L’Unione europea è nata dal trauma della guerra mondiale e della Shoah, dalla scelta di dire “mai più”, dal desiderio di ricostruire l’Europa sul rispetto della diversità e delle nostre differenze. La memoria della Shoah non riguarda solo il nostro passato, ma il presente e il futuro del nostro continente.

Lunedì, al Consiglio affari esteri, abbiamo anche approvato la nuova strategia europea per l’Iraq. Ne ho parlato ieri con Brett McGurk, inviato speciale del presidente Trump per la coalizione contro Daesh.

La scorsa settimana avevo incontrato invece il leader dell’opposizione siriana ai negoziati di Ginevra, Nasr al Hariri, e il ministro degli Esteri saudita Adel al Jubeir.

Altri incontri importanti di questi giorni. Oggi con Audrey Azoulay, il nuovo direttore generale dell’UNESCO (qui il comunicato). Ieri con il vice-premier moldavo Iurie Leanca (qui il comunicato), con il premio Nobel per la pace José Ramos-Horta, ora consigliere per la sicurezza nazionale di Timor-Est (qui il comunicato), e con il ministro degli esteri di Skopje Nikola Dimitrov – in un momento fondamentale per risolvere la questione del nome dell’ex Repubblica Jugoslava di Macedonia e per il cammino di tutti i Balcani verso l’Unione europea.

Il lavoro per i Balcani non si ferma mai: la scorsa settimana ho sentito al telefono il presidente serbo Aleksandar Vucic e quello kosovaro Hashim Thaci, invitando tutti alla moderazione dopo l’assassinio di Oliver Ivanović a Mitrovica nord. Qui il comunicato.

Ultima cosa: ieri mattina ho aperto i lavori della decima Conferenza europea sullo spazio. L’Unione europea è una potenza anche nel settore aerospaziale, e i nostri satelliti sono uno strumento essenziale della nostra politica estera. Per questo continueremo a investire sullo spazio, per essere più autonomi ma anche per cooperare ancora di più coi nostri partner internazionali. Qui il mio discorso.