La morte di Fidel Castro. E poi Kosovo, Cipro e Siria

La morte di Fidel Castro. E poi Kosovo, Cipro e Siria

Non ho mai conosciuto Fidel Castro, ma ho avuto modo di incontrare diverse volte il fratello, il Presidente Raúl Castro, nelle mie visite ufficiali a L’Havana e in alcuni incontri internazionali in America Latina. In questi due anni ho lavorato molto insieme alle autorità cubane per concludere un accordo tra Unione Europea e Cuba, e normalizzare del tutto le relazioni con l’isola. Ci sono temi sui quali abbiamo profonde distanze, altri su cui siamo vicini. Su tutti, nessuno escluso, abbiamo deciso di parlarci francamente e lavorare insieme, riflettendo così anche a livello istituzionale un’amicizia che gli europei e i cubani non hanno mai smesso di coltivare. Continueremo a farlo, accompagnando l’isola in questo tempo di grandi cambiamenti. Qui il comunicato che ho fatto per la morte di Fidel.

Tornando più vicini a noi, a Bruxelles ieri abbiamo tenuto un incontro a suo modo storico, il primo “Consiglio di associazione e stabilizzazione” tra Unione Europea e Kosovo. Un evento che segna un passo importante del paese sulla strada dell’integrazione europea. Ed è stata una bella giornata per il Kosovo e l’Unione Europea anche perché abbiamo firmato un accordo che permetterà ai cittadini kosovari di accedere a una serie di programmi europei, tra cui l’Erasmus. Qui la conferenza stampa dopo il Consiglio.

In questi giorni ho anche chiamato il Presidente cipriota Nicos Anastasiades e il leader della comunità turco-cipriota Mustafa Akıncı, in un momento cruciale per i negoziati su Cipro. Entrambi mi hanno confermato la loro determinazione a portare avanti il processo di pace e a non sprecare un’opportunità storica, non solo per l’isola ma per tutta l’Europa e per l’intero Medio Oriente. Qui il mio comunicato.

Da Cipro alla Siria: ieri ho incontrato l’inviato speciale dell’Onu Staffan de Mistura, per continuare a coordinare il nostro lavoro per mettere fine alla guerra. È stata un’occasione per aggiornarlo sull’iniziativa europea – che sto portando avanti – per discutere del futuro della Siria con i principali paesi del Medio Oriente.

Insieme a Staffan ho avuto anche il piacere di incontrare il fotografo franco-iraniano Reza, per inaugurare insieme la sua mostra che ora ospitiamo nella Commissione Europea. Reza ha passato gli ultimi anni a insegnare fotografia ai bambini siriani del campo profughi di Kawergosk​, in Iraq. Un modo per dare voce a quei bambini, ma anche per tenere vivo il loro futuro, la loro speranza: hanno il diritto di poter aspirare a un futuro in cui non saranno più “profughi”, e in cui saranno loro a decidere cosa fare della propria vita.

Infine, ma importantissimo: per la giornata internazionale per mettere fine alla violenza sulle donne, la Commissione europea stanotte si è illuminata di arancione. Solo un piccolo simbolo di tutto il lavoro che facciamo ogni giorno, insieme a tanti, in Europa e nel mondo, perché non ci sia più bisogno di una giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Qui il mio comunicato.