La via europea per pace e sicurezza – dal Venezuela alla Siria

La via europea per pace e sicurezza – dal Venezuela alla Siria

Scrivo in viaggio dalla Germania all’Egitto, ma con l’attenzione al Venezuela. Il gruppo di contatto che abbiamo creato con paesi europei e della regione ha iniziato a lavorare questa settimana per sostenere una via d’uscita pacifica e democratica dalla crisi, l’unica via possibile – come abbiamo ribadito insieme con tutti i ministri dell’Unione europea, nella mia dichiarazione di oggi a nome dell’Unione europea e lunedì scorso al consiglio Affari Esteri.

Con i ministri abbiamo discusso anche di altre crisi sulle quali stiamo lavorando e che sono prioritarie per noi: il Corno d’Africa, l’Ucraina e la Siria, con i preparativi per la terza conferenza di Bruxelles che terremo a metà marzo – qui la conferenza stampa. E proprio in vista della Conferenza sulla Siria, venerdì ho incontrato il nuovo inviato dell’Onu Geir Pedersen – qui il comunicato.

Ma la nostra riunione di lunedì si è aperta anche con una buona notizia: la notifica ufficiale del nuovo nome della Macedonia del Nord. In settimana ho incontrato il vice primo ministro della Macedonia del Nord, Bujar Osmani. L’accordo è il risultato del coraggio dei leader e dei cittadini macedoni e greci, e della forza del dialogo– ne parlo qui e qui c’è il comunicato dell’incontro con Osmani.

Dialogo e collaborazione sono la cifra dei rapporti che l’Unione europea ha costruito nel mondo. Con gli Stati Uniti e con la NATO, per esempio. Martedì ho ricevuto a Bruxelles Nancy Pelosi, la presidente della Camera dei rappresentati degli Stati Uniti, insieme con un ampio gruppo di deputati americani (qui il comunicato). Poi ho avuto il piacere di rivedere i vecchi amici dell’Assemblea parlamentare della NATO, che riunisce le delegazioni dei parlamenti di tutti i paesi dell’Alleanza: anch’io ne ho fatto parte, come presidente della delegazione italiana, e ho sperimentato direttamente il ruolo fondamentale dell’Assemblea per rafforzare le relazioni politiche tra le due sponde dell’Atlantico. Qui il mio intervento.

Un’Europa unita nei suoi rapporti con il resto del mondo è un’Europa forte, perché solo insieme i paesi che la compongono hanno la forza per sostenere i propri principi e i propri interessi con le vecchie e nuove potenze mondiali. Ne ho parlato all’Accademia reale del Belgio, in una conversazione con ricercatori e accademici sul ruolo dell’Europa nel mondo – qui il mio discorso, in francese.

Del contributo che l’Unione europea può dare nelle tante sfide aperte ho parlato in settimana anche con il ministro degli Esteri dell’Oman Yusuf bin Alawi bin Abdullah, con il presidente della Slovenia Borut Pahor, con il ministro per la riconciliazione nazionale del Mali Lassine Bouaré, e con il viceministro degli Esteri albanese Gent Cakay.

Ieri invece ho avuto l’onore di rendere omaggio a un grande europeo: Helmut Schmidt. Ad Amburgo ho partecipato alla cerimonia per le celebrazioni del centenario della nascita del cancelliere tedesco, insieme con un grande europeo dei nostri tempi, il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier. Qui il mio discorso.

In questi giorni sarò a Sharm el Sheikh per il summit tra Unione europea e Lega Araba, il primo fra capi di Stato e di governo di due regioni del mondo storicamente e geograficamente così vicine e che condividono molte sfide. Questo incontro è già un risultato storico. Ne ho parlato lunedì scorso coi giornalisti a Bruxelles, qui.