Lampedusa: porta d’Europa, cuore d’Europa

Lampedusa: porta d’Europa, cuore d’Europa

A volte bisogna arrivare alla porta dell’Europa per vedere il volto migliore del nostro continente. Scrivo da Teheran, dopo sono arrivata la notte scorsa alla fine di una giornata bella e intensa a Lampedusa. Una giornata cominciata a bordo della portaerei Cavour, la nave ammiraglia dell’operazione Sophia che dalla scorsa estate è impegnata nelle acque del Mediterraneo a salvare vite e a consegnare alla giustizia i trafficanti di uomini.

È passato un anno dalla tragedia nel Canale di Sicilia in cui persero la vita più di ottocento persone, il punto di svolta nei nostri sforzi di coinvolgere tutta l’Europa nella gestione dell’emergenza ai nostri confini. Sulla vergogna per quel disastro – e per un’Europa rimasta troppo tempo indifferente – siamo riusciti a costruire qualcosa di buono. È dopo quella tragedia che abbiamo messo in piedi l’operazione Sophia, che in questi mesi ha arrestato 68 scafisti, sequestrato un centinaio di imbarcazioni e salvato 13.000 vite umane dalle acque del Mediterraneo, inclusi 800 bambini. Tra di loro anche la piccola Sofia, nata a bordo di una delle navi della missione, che ha dato il nome all’operazione e che oggi sta bene, insieme alla madre, sana e salva in Europa.

C’è da andarne fieri, è questa la nostra Europa – e la bandiera europea sventola insieme a quella italiana sul pennone della Cavour. Per quelle vite salvate ho ringraziato il contrammiraglio Enrico Credendino, che guida l’operazione, e i militari impegnati nell’operazione: arrivano da 24 paesi europei e mostrano l’Europa migliore, che costruisce pace e solidarietà, non muri.

Poco dopo, sulla terraferma, mi sono fermata insieme alla mia amica Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, a rendere omaggio a tutte quelle vite che non siamo riusciti a salvare. Insieme abbiamo appoggiato un fiore su un monumento che guarda il mare: si chiama “Porta di Lampedusa, porta d’Europa”, per ricordare a tutti noi che chi arriva qui arriva nella nostra Unione. La responsabilità dell’accoglienza è di tutti, non solo degli italiani e dei lampedusani.

Perché la gente di qui ha fatto e continua a fare moltissimo per accogliere chi arriva e non ha niente in tasca. Col sindaco Nicolini abbiamo visitato il centro di accoglienza di Lampedusa, dove le istituzioni italiane, europee e internazionali lavorano insieme alla società civile per dare cibo, vestiti e assistenza sanitaria, ma anche un sorriso e un po’ di serenità ai più piccoli.

Queste storie di accoglienza lampedusane sono state raccontate da Gianfranco Rosi, che pure ho incontrato ieri insieme ai protagonisti di Fuocoammare, poco prima che il film venisse proiettato sulla piazza dell’isola. L’Orso d’oro è stato un tributo a un’isola intera, e a tutti quegli europei che si stanno dando da fare per l’accoglienza e per tenere vivi i nostri valori. Medici e militari, gente dello spettacolo e pescatori, operatori umanitari e semplici cittadini. È il volto migliore dell’Europa, è un continente che ritrova il cuore alla sua periferia più estrema. Abbiamo il dovere di raccontare questa Europa, ma abbiamo soprattutto il dovere di aiutarla e sostenerla, dando un senso alla nostra Unione, insieme.