L’estremo Nord, da confine a crocevia

L’estremo Nord, da confine a crocevia

Scrivo dopo una settimana trascorsa tra Bruxelles e l’estremo nord d’Europa, con due visite in Norvegia e Finlandia che sono state anche l’occasione per diversi incontri con partner che vengono da parti più lontane del mondo.

Martedì ero all’Oslo Forum, dove abbiamo rafforzato insieme le prospettive del dialogo, del multilateralismo, e del lavoro comune per stabilizzare la nostra regione, insieme al ministro degli Esteri norvegese Borge Brende. Qui il video della nostra sessione di apertura dell’Oslo Forum, con i ministri degli Esteri dell’Iran Javad Zarif e dell’Indonesia Retno Marsudi, e con John Kerry, e qui la conferenza stampa.

La visita a Oslo è stata un’occasione importante per incontrare il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, e per discutere con lui dei nostri rapporti bilaterali dopo la rielezione di Rohani, della situazione nella regione – ed in particolare della crisi in Siria –, e della messa in atto dell’accordo sul nucleare, che per la sesta volta l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica ha monitorato, certificando il pieno rispetto degli accordi che abbiamo stretto. È un accordo che funziona, che rende la nostra regione e il mondo più sicuri, e per questo l’Unione Europea continuerà a garantirne la piena messa in atto, da parte di tutti.

Dal Golfo all’America Latina: a Oslo ho incontrato la delegazione delle FARC, per la prima volta, per discutere della messa in atto dell’accordo di pace in Colombia e del sostegno europeo alla riconciliazione e alla ripresa economica nel paese.

Ma la parte forse più importante ed emozionante del mio viaggio in Norvegia è stata la visita a Utoya. Lì sei anni fa sono morte decine di ragazze e ragazzi per mano della follia omicida di un estremista di destra. Un luogo di impegno politico, di amicizia, di speranza – un paradiso – trasformato in un inferno. Oggi tornato ad essere luogo di incontro e vita, animato dagli stessi sogni e progetti che quelle ragazze e quei ragazzi coltivavano nel momento della strage. Ho avuto il privilegio di essere accolta a Utoya da alcuni dei sopravvissuti: ho ascoltato da loro la storia di quei momenti, le idee di chi aveva deciso di mettersi anche solo per poche settimane al servizio del proprio paese e del mondo. E ho visto nei loro occhi, ascoltato nelle loro parole, l’energia e la forza della vita che riprende a scorrere – l’omaggio più coraggioso alle vittime di quel drammatico 22 luglio di sei anni fa. Qui alcune immagini della visita ad Utoya.

Ieri invece ero in Finlandia, a Oulu, per lavorare insieme ai nostri vicini e partner – dal Canada alla Norvegia – sull’Artico. Una regione che ha segnato per secoli il confine dell’Europa, e che oggi è invece crocevia, snodo strategico tra diversi continenti, per il commercio, per la ricerca, per la cooperazione tra potenze regionali. Ma è anche e soprattutto una regione che abbiamo la responsabilità collettiva di proteggere, salvaguardando insieme l’accordo di Parigi sul clima. Qui il mio discorso di ieri.

E anche a Oulu ho avuto modo di incontrare non solo i nostri ospiti finlandesi – il premier Juha Sipila e il ministro degli Esteri Timo Soini – ma anche tanti partner internazionali, come il ministro degli Esteri canadese Chrystia Freeland.

Altre due cose importanti. Lunedì ho accolto a Bruxelles per la sua prima visita ufficiale il nuovo premier di Skopije, Zoran Zaev: abbiamo discusso di come avviare una fase di riconciliazione nazionale, dopo le tensioni degli ultimi mesi, e di come rilanciare il processo di adesione all’Unione Europea. Qui il comunicato.

Mercoledì, invece, abbiamo presentato un nuovo rapporto sui migration compact che abbiamo avviato un anno fa con alcuni paesi africani, e che stanno portando i primi importanti risultati concreti. Lo stesso giorno, dal Niger, è arrivata la notizia che quasi cento uomini, donne e bambini – abbandonati nel deserto dai trafficanti di uomini, senza cibo né acqua – sono stati portati in salvo dalle forze nigerine, insieme all’Organizzazione internazionale per i migranti. È un’operazione che è stata possibile grazie al sostegno finanziario dell’Unione Europea: il segno di quanto la nostra cooperazione coi paesi di transito e di origine dei migranti sia fondamentale.