L’Islam è parte dell’Europa

L’Islam è parte dell’Europa

Oggi sono intervenuta a un convegno organizzato dalla FEPS, la Fondazione dei progressisti europei presieduta da Massimo D’Alema, dove si discuteva di “Islam in Europa”. Il testo integrale lo trovate qui in inglese, di seguito traduco qualche passaggio.

L’idea di uno scontro tra Islam e “Occidente” – un concetto che fa confusione e in cui si mischiano cose molto diverse tra loro – ha influenzato per troppo tempo le nostre scelte politiche e il racconto dei nostri rapporti col mondo arabo. L’Islam occupa un posto importante nelle nostre società occidentali. L’Islam è parte dell’Europa. È parte della nostra storia, della nostra cultura, della nostra cucina. Ma soprattutto è parte del nostro presente e del nostro futuro. (…)

Ci sono persone che provano a convincerci che un musulmano non può essere un buon cittadino europeo. Che più musulmani in Europa rappresenteranno la morte dell’Europa. Questa gente non si sbaglia solo sui musulmani: si sbaglia sull’Europa. Questa gente non ha idea di cosa siano davvero l’Europa e l’identità europea. (…)

Il cosiddetto Stato islamico sta mettendo in piedi un tentativo senza precedenti di dirottare l’Islam per giustificare un progetto politico e strategico perverso. Da’esh è il peggior nemico dell’Islam nel mondo d’oggi. Le sue vittime sono in primo luogo musulmani. L’Islam stesso è una vittima. (…)

Non ho paura a dire che l’Islam politico deve avere un ruolo. La religione ha un peso in politica – non sempre in senso positivo, non sempre in senso negativo. La religione può far parte del processo. A patto che si tratti di un processo democratico. (…)

Forse alcuni Stati membri dovrebbero dare una ripassata all’acquis comunitario. Abbiamo un problema di coerenza interna. … Abbiamo sostenuto la campagna #bringbackourgirls per le ragazze nigeriane rapite da Boko Haram. C’è una tale contraddizione tra la nostra solidarietà per quelle ragazze quando sono in un paese lontano, e la mancanza di solidarietà quando invece bussano alla nostra porta. È una contraddizione insostenibile. (…)

È sbagliato qualsiasi tentativo di dividere la gente di Europa sulla base di contrapposizioni tra “noi” e “loro”. Noi e gli immigrati. Noi e i musulmani. Noi e gli ebrei, visto che l’antisemitismo è tutt’altro che scomparso. Noi e “l’altro”. Abbiamo imparato dalla nostra storia che ciascuno di noi, almeno una volta, è stato “l’altro” di qualcuno. La paura dell’altro non può che spingerci verso nuove guerre.