Il dolore di Manchester. La nostra risposta

Il dolore di Manchester. La nostra risposta

Si chiude una settimana dolorosa, segnata dalla strage di lunedì sera a Manchester. Un attacco contro i giovani, la loro voglia di vivere, di stare insieme, di divertirsi insieme. Da mamma non riesco a non pensare al dolore infinito di quelle famiglie. Come istituzioni europee, abbiamo immediatamente offerto alla Gran Bretagna tutto il nostro sostegno, rafforzando lo scambio di informazioni e la collaborazione tra i nostri servizi di intelligence. Ma la risposta più forte sta nella voglia di continuare a vivere. “We don’t look back in anger”, guardiamo avanti con speranza e non indietro con rabbia, cantavano e dicevano le persone che si sono raccolte, per reagire insieme, per le strade di Manchester.

Anche del nostro lavoro comune contro il terrorismo abbiamo parlato a Bruxelles giovedì con Donald Trump, che ha visitato le istituzioni europee nel corso del suo primo viaggio all’estero da presidente americano, dopo la visita del Vice-presidente Mike Pence nel primo mese della nuova Amministrazione, e i tanti incontri che ho avuto con Rex Tillerson, James Mattis, HR McMaster, Jason Greenblatt, Nikki Haley. Stati Uniti e Unione Europea continuano a lavorare insieme: sia sulle priorità comuni – dalla Siria all’Ucraina – sia sulle questioni sulle quali le nostre posizioni sono diverse – anche su quelle il confronto e il dialogo restano aperti, e utili.

E questa settimana abbiamo avuto anche la prima visita a Bruxelles di Emmanuel Macron da presidente. Con lui e con il ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian ho parlato del lavoro comune che ci attende e di come rilanciare e rafforzare la nostra Unione Europea. Anche nel settore della sicurezza e della difesa.

Infatti questa settimana ha segnato un passo importante verso una Unione Europea della sicurezza e della difesa. Ho presentato insieme a Jyrki Katainen il lavoro che la Commissione intende fare per accompagnare e sostenere il lavoro che gli stati membri hanno deciso di fare in questa direzione. Le istituzioni europee sono unite in un lavoro che in un anno ci ha permesso di fare enormi passi avanti. Qui la conferenza stampa con Katainen in cui spieghiamo le novità principali.

Un’altra cosa molto importante, in questa settimana di lavoro a Bruxelles: mercoledì sera ho ospitato i primi ministri dei nostri sei partner dei Balcani, per lavorare insieme alla prospettiva di un futuro comune in un’Europa finalmente unificata, e per consolidare la cooperazione regionale tra loro. Qui il comunicato.

Lunedì invece avevo incontrato il ministro algerino per il Maghreb, la Lega Araba e l’Unione africana, Abdelkader Messahel – ora ministro degli Esteri, dopo la formazione del nuovo governo. Il lavoro sulla situazione in Nord Africa è proseguito martedì, con la seconda riunione del Quartetto per la Libia, insieme alle Nazioni Unite, alla Lega Araba e all’Unione Africana. Qui la conferenza stampa (il mio intervento e le risposte ai giornalisti), qui il comunicato congiunto del Quartetto.

Ancora, due cose importanti per concludere. Per la prima volta un Alto Rappresentante ha partecipato al Consiglio dei ministri della Cultura: qui spiego di cosa ci siamo occupati.

E ancora, il Consiglio di Cooperazione con l’Armenia: qui la conferenza stampa col ministro degli Esteri Edward Nalbandian.

Ora in viaggio per l’America Latina. La settimana che si apre sarà dedicata per me ai nostri partner più lontani geograficamente, ma così vicini per cultura, economia e politica: domani a Buenos Aires, dopodomani a Santiago del Cile. Poi, rientrata a Bruxelles, giovedì e venerdì ospiteremo il Summit Unione Europea-Cina. E da sabato in Africa. Un’Europa globale, capace di lavorare nella propria regione e in tutto il mondo.