Missione compiuta sulla difesa europea. E il lavoro è già ripreso

Missione compiuta sulla difesa europea. E il lavoro è già ripreso

Scrivo dopo una settimana storica per l’Unione europea. Lunedì scorso, con i ministri degli Esteri dell’Unione, abbiamo avviato ufficialmente una Cooperazione strutturata permanente tra 25 Stati europei in materia di difesa: un impegno vincolante a investire insieme, a far crescere insieme la nostra industria della difesa, ad agire insieme per la pace e la sicurezza. Si comincia con diciassette progetti concreti di cooperazione – ne ho parlato martedì alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo.

Giovedì, al Consiglio europeo, abbiamo celebrato questo successo con i capi di Stato e di governo. Ma il lavoro è già ripreso: mercoledì sera a Bruxelles con Javier Solana e Joschka Fischer – due grandi europei che hanno lavorato tanto per il rilancio della nostra Unione nel campo della politica estera e di difesa – ho presentato sei idee sui prossimi passi della difesa europea. Perché ora che abbiamo gli strumenti, abbiamo il dovere di farli fruttare nel migliore dei modi. Qui il mio discorso.

Venerdì, poi, ho avuto il piacere di tornare al quartier generale della NATO insieme a chi lavora con me quotidianamente, ospiti di Jens Stoltenberg e dei suoi collaboratori. È il segno concreto che il lavoro per la difesa europea va di pari passo con una cooperazione ancora più stretta con l’Alleanza atlantica.

Ma la scorsa settimana non è stata dedicata solo alla difesa. Lunedì scorso ho accolto il premier israeliano Benjamin Netanyahu a Bruxelles insieme ai ventotto ministri degli Esteri degli Stati membri dell’Unione. Era la prima visita di un premier israeliano alle istituzioni europee in più di vent’anni. Una visita che segna, oggi, un rapporto di amicizia, pur nella franchezza sui punti di disaccordo. Su Gerusalemme, abbiamo ribadito che la posizione europea resta immutata: non può che essere la capitale di due Stati – lo Stato di Israele e lo Stato di Palestina. Qui la conferenza stampa con Netanyahu, qui quella al termine del Consiglio affari esteri (si parla anche di difesa e di Sahel).

Di Gerusalemme ho parlato anche col ministro degli Esteri indonesiano Retno Marsudi giovedì a Bruxelles (qui la conferenza stampa), e alla plenaria del Parlamento europeo (qui il mio intervento e la replica alle domande dei parlamentari). A Strasburgo ci siamo occupati anche di Iran (intervento e replica), di Rohingya (intervento e replica) e della situazione dei migranti in Libia (qui il dibattito).

Il lavoro per aiutare tutte le persone rinchiuse nei campi di detenzione libici sta andando avanti a un ritmo e con dei risultati senza precedenti. Nei dieci giorni successivi al vertice di Abidjan tra Unione europea e Unione africana, abbiamo aiutato duemila persone a tornare a casa dalla Libia. E contiamo di aiutarne altre quindicimila entro la fine di febbraio. Giovedì ho riunito per prima volta la nuova task force di Unione europea, Unione africana e Nazioni Unite. Qui la nostra conferenza stampa.