Mozambico: un potenziale enorme, un passato da non far tornare

Mozambico: un potenziale enorme, un passato da non far tornare

Scrivo oggi mente sono in viaggio da Maputo a Johannesburg, dopo due giorni in cui ho potuto ascoltare e vedere diversi volti di un paese pieno di risorse, anche economiche, ma che rischia di veder tornare un passato con cui non ha mai chiuso del tutto i conti. Di questo ho parlato con il presidente Filipe Nyusi, il ministro degli Esteri Oldemiro Baloi, con dirigenti dei partiti di opposizione Renamo e Mdm, con alcuni investitori europei, con rappresentanti della società civile del paese e delle Ong europee presenti a Maputo, nelle visite a un progetto finanziato dall’Ue e a un centro gestito dalla comunità di Sant’Egidio.

Il Mozambico è percepito, anche in Europa, come un esempio di riconciliazione nazionale, costruita con un difficile processo di pace che ha messo fine a decenni di guerra civile. Ma “guerra” è una parola che ho sentito evocare diverse volte negli incontri che ho avuto e che fa paura non solo a una popolazione già duramente provata da siccità e alluvioni, ma a tutti coloro che vorrebbero investire in un paese che ha grandi risorse e, se la situazione politica e di sicurezza lo consentirà, un enorme potenziale per il suo futuro.

È indispensabile, e questo è il messaggio che ho condiviso con i miei interlocutori, ricreare una dinamica di riconciliazione, e fare in modo che sia inclusiva e porti risultati di pace per la popolazione. Come Unione Europea siamo pronti a sostenere questo processo, senza dare ricette che solo i rappresentanti delle diverse parti politiche in Mozambico possono trovare e definire, ma attenti ai rischi che questa meravigliosa gente corre, se non si riuscirà a disinnescare il rischio di una guerra civile non dichiarata.