Nizza e Turchia, la nostra risposta

Nizza e Turchia, la nostra risposta

Sono stati giorni difficili, scanditi dalla tragedia di Nizza e dal tentato colpo di stato in Turchia. Ero in Mongolia, per il vertice Asia-Europa con i leader di cinquanta paesi dei due continenti. Insieme abbiamo ribadito la nostra solidarietà alla Francia e il bisogno di rafforzare la nostra cooperazione sull’intelligence, sulla lotta ai canali di finanziamento del terrorismo, contro la radicalizzazione. Ma a noi europei spetta una responsabilità particolare: i terroristi che hanno colpito Nizza, Bruxelles e Parigi sono cittadini europei. Una risposta muscolare non risolverà il problema: senza cercare giustificazioni e scusanti, abbiamo il dovere di capire cosa spinge su quella strada di morte ragazzi nati e cresciuti in Europa. Qui il comunicato dei leader dell’Asem sul terrorismo internazionale, qui il comunicato finale del vertice.

Neanche ventiquattr’ore dopo, il tentativo di golpe in Turchia ci ha riportato indietro nel tempo, a un’epoca della nostra storia che credevamo superata. Ho voluto che dal primo momento l’Unione Europea dichiarasse in modo netto il suo sostegno alle istituzioni democratiche – lo ho fatto in pubblico (qui il comunicato insieme ai presidenti Juncker e Tusk) e parlando al telefono col ministro degli Esteri turco. Ed è stato un bel segnale che tutte le forze politiche turche si siano schierate immediatamente contro il golpe e per la democrazia. Ora è il momento di mantenere quello stesso spirito di unità, di rispetto dello stato di diritto e di responsabilità – una responsabilità che è prima di tutto nelle mani del governo di Ankara.

Adesso di nuovo a Bruxelles, dove domani discuteremo degli eventi di questi giorni con i ventotto ministri degli esteri dell’Unione. Inizieremo la riunione con una colazione con il segretario di Stato americano Kerry. E stasera, prima del Consiglio, avrò l’occasione per un primo confronto col nuovo ministro degli Esteri britannico Boris Johnson.

Di tutti questi temi ho parlato in un’intervista con le agenzie di stampa Ansa e Agi, qui il testo.