Partnership forti per tempi difficili

Partnership forti per tempi difficili

Scrivo alla fine di una settimana che ha visto l’Unione Europea al centro di una rete di partnership globali molto forti e molto ampie. In un solo giorno abbiamo ospitato a Bruxelles più di cento delegazioni ministeriali dal Sud-Est asiatico e dall’Africa: in un momento difficile per il mondo, l’Unione europea è diventata un punto di riferimento per il mondo intero, come mai prima d’ora. Qui le parole che ho scambiato coi giornalisti all’inizio dei due giorni di incontri.

Lunedì abbiamo ospitato i ministri degli Esteri del Sud-Est asiatico, per la riunione tra Unione europea e ASEAN. Insieme abbiamo deciso che trasformeremo la nostra collaborazione in una “partnership strategica”, per rapporti ancora più stretti con dieci paesi lontanissimi da noi geograficamente, ma estremamente vicini per interessi e valori. Qui la conferenza stampa dopo l’incontro.

Tra lunedì e martedì abbiamo ricevuto anche i ministri degli Esteri dei paesi dell’Unione africana, per la prima riunione ministeriale tra i nostri due continenti. Un anno fa abbiamo deciso di unire le forze – Europa ed Africa – sui temi che più ci stanno a cuore: non solo per gestire i flussi migratori, ma soprattutto per creare nuove opportunità per i nostri giovani, e per la pace e la sicurezza del continente africano. Qui il mio discorso in apertura dell’incontro e la conferenza stampa.

Coi ministri degli Esteri europei abbiamo discusso anche altre questioni importanti e delicate, a partire dalla situazione in Venezuela (qui quello che ho detto lunedì in conferenza stampa). Il Venezuela ha bisogno di nuove elezioni, che siano libere, credibili e trasparenti – qui il comunicato di ieri a nome dei Ventotto. In queste ore sono stata in contatto costante con le capitali europee e con tanti nostri partner internazionali e latinoamericani: ho parlato col segretario generale dell’Onu Antonio Guterres e con il segretario vaticano per le relazioni con gli Stati, Paul Gallagher, col presidente argentino Mauricio Macri, e coi ministri degli Esteri di Cuba, del Costa Rica e del Peru, del Cile e della Norvegia, discutendo di come affrontare insieme la situazione, anche con la nostra proposta di creare un gruppo internazionale di contatto. Qui il comunicato.

Lunedì, al Consiglio affari esteri, ci siamo occupati anche di Nicaragua e Colombia, della situazione nella Repubblica democratica del Congo, di preparare l’incontro di febbraio con la Lega araba, e di come contrastare le campagne di disinformazione soprattutto in vista delle elezioni europee. Qui la conferenza stampa completa.

In settimana ho incontrato anche la nuova presidente della Georgia Salome Zourabichvili, il premier etiope Abiy Ahmed, la premier neozelandese Jacinda Ardern, e il Commissario dell’Agenzia Onu per i profughi palestinesi (UNRWA) Pierre Krähenbühl.

E la settimana si è conclusa con un’altra buona notizia per i Balcani e per tutta Europa: il parlamento di Atene ha ratificato l’accordo dell’estate scorsa con Skopje, che risolve dopo ventisette anni la questione del nome della futura Macedonia del Nord. Qui il mio comunicato con Jean-Claude Juncker e Johannes Hahn.

Un’ultima cosa, molto importante: oggi è la Giornata della Memoria – una data ancora più fondamentale in un momento come questo in cui aumentano le manifestazioni di antisemitismo e di razzismo. Ho voluto ricordarla così.