Perché sono orgogliosa della terza Conferenza di Bruxelles sulla Siria

Perché sono orgogliosa della terza Conferenza di Bruxelles sulla Siria

Scrivo dopo una settimana trascorsa tra gli Stati Uniti e Bruxelles, per la terza Conferenza sulla Siria.

Sono orgogliosa di tre cose. Innanzitutto, quest’anno la conferenza ha avuto come protagonisti le tante donne e uomini siriani impegnati nella società civile, riuniti tra loro, al di là delle differenze, e insieme a cinquecento Ong che lavorano ogni giorno sul campo. Abbiamo offerto loro uno spazio protetto di incontro e di confronto, e abbiamo portato la loro voce al tavolo dei ministri: perché la Siria appartiene ai siriani, e l’unico modo di chiudere davvero il conflitto è aiutarli – insieme alle Nazioni Unite – a costruire una Siria democratica, inclusiva, unita e riconciliata. Qui i miei incontri con la società civile e le donne impegnate nel negoziato, qui la conferenza stampa con l’inviato dell’Onu Geir Pedersen. E qui invece il mio intervento che ha aperto la riunione ministeriale, dopo che abbiamo ascoltato insieme la storia di una straordinaria ragazza siriana, Asmaa.

E poi, in un momento in cui la guerra in Siria rischia di essere “dimenticata”, e in cui le divisioni della comunità internazionale sono ancora profonde, siamo riusciti a mobilitare 80 paesi e organizzazioni internazionali a sostegno del processo politico che sotto l’egida delle Nazioni Unite può mettere fine alla guerra: dalla Russia agli Stati Uniti, dall’Iran alla Turchia, abbiamo cercato di costruire un terreno comune che possa consentire all’Onu di riprendere il filo dei negoziati a Ginevra.

Infine, siamo riusciti a raccogliere una cifra straordinaria – più di sei miliardi di euro solo per il 2019, più che negli anni passati – a sostegno dei siriani e delle comunità che li ospitano, soprattutto in Giordania, in Libano, in Turchia. Qui il comunicato finale, qui le parole che ho scambiato coi giornalisti all’inizio dell’ultima giornata della Conferenza.

La Conferenza di Bruxelles è stata anche l’occasione per incontrare il presidente della Croce Rossa Internazionale Peter Maurer, il vice-premier del Kuwait Sabah al Sabah, il ministro degli esteri del Qatar Mohammed al Thani e il ministro degli Esteri giordano Ayman Safadi.

La settimana era iniziata negli Stati Uniti, con un viaggio dedicato soprattutto alla Nazioni Unite e al rafforzamento del sistema multilaterale. Dopo l’incontro del Global Tech Panel a Seattle (ne ho scritto qui), sono tornata a New York per due giorni di incontri all’Onu.

Prima con gli ambasciatori dei paesi europei che siedono in Consiglio di Sicurezza, e poi proprio al Consiglio di Sicurezza per il briefing annuale sulla cooperazione tra Unione europea e Nazioni Unite (qui il mio discorso). Di come e perché l’Europa sta sostenendo il sistema multilaterale ho parlato anche all’Università di Princeton, in New Jersey – qui il video.

Ancora a New York, ho partecipato a tre eventi con alcune donne che stanno svolgendo ruoli di grande responsabilità: un incontro con alcune donne siriane e yemenite impegnate nei due processi di pace, una discussione sulle donne leader organizzata dalla presidente dell’Assemblea generale dell’Onu Maria Fernanda Espinosa, e il ricevimento ospitato dall’ambasciata europea per l’apertura dei lavori della Commissione sullo status delle donne.

Ultima cosa importante della settimana: venerdì, a Bruxelles, ho presieduto il Consiglio di associazione con la Turchia, insieme al ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu. Qui la conferenza stampa.

Concludo con due eventi successi nelle stesse ore – uno tragico e uno carico di speranza. Ho fatto le mie condoglianze al governo della Nuova Zelanda, per la strage alla moschea di Christchurch: un attacco terroristico contro un luogo di culto, e contro tutti noi che crediamo non solo nella libertà di fede e di pensiero, ma nel valore della diversità. Nella stessa giornata di venerdì, milioni di ragazzi sono scesi in piazza in tutto il mondo per chiedere azioni urgenti contro il riscaldamento globale. Un bel gesto di responsabilità e di cambiamento.